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Approda a Rieti il Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona

di | 2026-10-02T11:20:28+02:00 4-10-2026 0:20|Arte, Sezione 5|0 Commenti

RIETI – Nella Sala degli Specchi del Teatro Flavio Vespasiano di Rieti (via Garibaldi 265) dal 25 settembre e fino al 30 maggio 2027, è aperta al pubblico, gratuitamente, la mostra “Quando il mito prende vita. Il Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona”, olio su tela cm. 280 x 426, capolavoro assoluto della storia dell’arte occidentale, celebre tela della prima maturità dell’artista, realizzata intorno al 1630 e concessa in prestito straordinario dai Musei Capitolini di Roma. L’iniziativa è inserita nel decennale del sisma del Centro Italia (2016-2026) e nelle celebrazioni di “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026”, all’interno del programma d’area vasta “L’Aquila 2026, una grande avventura per Rieti” e abbraccia anche il centenario dalla costituzione della Provincia di Rieti (1927).

Promossa dal Comune di Roma e dal Comune di Rieti (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti), finanziata dal Piano Nazionale Complementare – NextAppennino e dal Ministero della Cultura tramite il Comune dell’Aquila, l’esposizione testimonia la concretezza del modello di “cultura diffusa” che dalla Capitale si estende verso le zone interne e l’Appennino centrale. All’inaugurazione hanno partecipato autorità politiche, militari, civili, religiose e rappresentanti del mondo della cultura, la direttrice della Direzione Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina Ilaria Miarelli Mariani e la funzionario conservatrice della Pinacoteca dei Musei Capitolini di Roma e membro del comitato scientifico Federica Maria Papi.

“La cultura può essere un veicolo di sviluppo – ha dichiarato il sindaco Daniele Sinibaldi e per la nostra città non è un punto di arrivo, ma di un punto di partenza, dimostra come le aree interne dell’Appennino centrale possano essere protagoniste di progetti culturali di livello internazionale”. L’allestimento è essenziale e in una cornice come la sala degli specchi, recentemente restaurata e riaperta al pubblico, il dipinto emerge in tutta la sua potenza. E ’possibile ammirarlo a distanza molto ravvicinata, finché lo consentono i sensori. “Non è solo il manifesto della pittura barocca, ma racchiude la nostra stessa matrice identitaria: un racconto di integrazione e unione”, ha aggiunto Letizia Rosati assessore comunale alla cultura, che ringrazia la Sovrintendenza Capitolina, il dirigente del settore Cultura, Stefano Berton, la direttrice del Museo Civico di Rieti Francesca Lezzi, che hanno curato il delicato trasporto in sicurezza del dipinto, il personale del teatro che avrà cura in questi mesi di custodire il dipinto e seguire le visite.

Secondo Tito Livio e Plutarco, Romolo fonda Roma ma non ha donne. Organizza i Giochi di Nettuno e rapisce le figlie dei Sabini. Sono state le donne sabine a trasformare un atto di guerra nella storia di Roma: quando i Sabini scesero a Roma per vendicarsi, in una sanguinosa battaglia al Foro, furono loro a fermare gli eserciti, con i figli in braccio, nati dai Romani. Romani e Sabini si fondono, il re sabino Tito Tazio governa insieme a Romolo, sotto il nome comune di Quiriti. Sono queste le fonti da cui partì Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona per questo capolavoro che segna l’inizio del barocco. Formatosi tra gli artisti del manierismo toscano, a Roma si confronta con il classicismo dei pittori accademici e con il realismo di Caravaggio, restando equidistante da entrambi. Ha lavorato accanto a Gian Lorenzo Bernini, nel dipinto emerge lo spunto al Ratto di Proserpina, ma c’è anche l’ispirazione rivolta a Tiziano e ai suoi dipinti di soggetto mitologico.

La tela era destinata alla famiglia dei suoi primi mecenati, i ricchi banchieri fiorentini Sacchetti. Il cardinale Giulio Cesare Sacchetti aveva commissionato quest’opera perché desiderava evidenziare l’antichità della propria famiglia, installatasi da poco a Roma. L’artista pone la scena davanti a un’architettura antica, con l’obelisco e il tempio di Nettuno sulla destra. Nella mitologia romana Nettuno era il dio dei mari, degli oceani, delle fonti e dei fiumi: Berrettini, richiamandosi ai giochi di Nettuno, con i quali vengono attirati i Sabini, lo rappresenta in alto a sinistra, come una statua, riconoscibile grazie al suo attributo, il tridente. Ai suoi piedi un vaso che potrebbe rappresentare l’acqua del mare. La scena si svolge in primo piano, sotto un cielo tempestoso e turbolento, avvolta da masse di vegetali delle stesse tonalità. In primo piano tre gruppi di due personaggi con pose che fanno sembrare il tutto una rappresentazione teatrale, la coppia all’estrema destra si ispira alla scultura del Bernini, il Ratto di Proserpina che con Bernini lotta, si agita, prova a scacciare il suo aggressore con la mano sinistra, nel dipinto invece il gesto esprime la paura e il desiderio di fuggire, senza che questo sia possibile. È un gesto di disperazione.

La sabina della coppia all’estrema sinistra ha un’aria di fatalità mentre guarda il bambino alla sua destra, ma non fa alcun gesto di repulsione. Neanche la sabina al centro fa un gesto violento, ma prova comunque a liberarsi con la mano sinistra mentre guarda una delle sue compagne. Pietro da Cortona valorizzò dei gruppi su uno sfondo più piatto che richiama per la sua composizione i rilievi del sedicesimo secolo, giocando sullo squilibrio in una composizione asimmetrica secondo delle linee diagonali. I costumi sono ispirati all’epoca classica; dettagliate, quasi scolpite le armature dei soldati e le vesti.

L’audioguida sarà disponibile fino al 31 dicembre, gli orari di apertura sono: dal lunedì al giovedì 8:00 – 14:00, venerdì, sabato e domenica: 9:00 – 19:00. Prenotazioni visite guidate per gruppi e informazioni: Museo Civico di Rieti 0746 287456 | Email: museo@comune.rieti.it; Archeoares: Tel. 335 431722 | Email: rieti@archeoares.com. Catalogo: Forma Edizioni (a cura di Sergio Guarino, Francesca Lezzi, Gianna Petrongari).

Francesca Sammarco

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