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San Martino, un trionfo di sapori nel Salento

di | 2023-11-12T10:10:38+01:00 12-11-2023 5:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

MILANO – Un calice di vino rosso, assolutamente di quello novello, amici, tantissime pietanze goderecce e musica popolare: ecco gli ingredienti giusti per festeggiare San Martino in Salento. Nessuno escluso da una festa che ha origini così antiche da perdersi nella notte dei tempi. Si racconta che tutto ha avuto inizio con la storia di un giovane soldato bulgaro arruolatosi nell’esercito romano; mentre il giovane camminava a cavallo durante una notte gelida, incontrò un povero infreddolito al quale donò metà del suo mantello. Il gesto generoso e disinteressato del giovane Martino non tardò ad avere la sua ricompensa, il giorno dopo, infatti, il suo mantello fu di nuovo intero e intatto.

San Martina di Tours

Quel segno divino così eccezionale fu la certezza per il giovane che doveva convertirsi al cristianesimo e dedicare la propria vita a Dio e ai poveri. La sua esistenza fu un crescendo di santità, tanto che fu proclamato vescovo dal popolo di Tours e poi santo, qualche secolo dopo. Inoltre, quando Martino seppe che sarebbe diventato vescovo, si nascose per non farsi vedere, ma le oche, inviate probabilmente da una volontà superiore, fecero scoprire il suo nascondiglio. Per tale motivo nasce la tradizione di mangiare l’oca a San Martino.

L’oca arrosto, piatto tipico per la festa di San Martino

Anche se la storia del santo è molto popolare e sentita, la festa ha una genesi molto più antica, che affonda le sue origini nei culti propiziatori celebrati dai contadini e ancor prima da misteriosi riti pagani. In ogni caso questa ricorrenza, l’11 novembre, ricorda l’importanza della solidarietà e della fratellanza, del senso della condivisione e dell’amicizia, per questo va celebrata in compagnia di amici e familiari intorno ad un tavolo pieno di prelibatezze locali. Celebrazione vissuta maggiormente in ambiente rurale, in passato venivano rinnovati gli accordi in ambito agrario. Spesso questa ricorrenza è legata alla prima spillatura del vino novello.

Le “pittule” salentine

In Salento il decalogo delle usanze prevede innanzitutto l’individuazione di una location, la propria abitazione o quella di un amico che mette a disposizione la casa, e poi un tavolo ampio e spazio sufficiente per ospitare tutti. La tavola imbandita di prodotti genuini della tradizione locale salentina, pane casereccio e castagne. Via libera a fave e cicorie, “pittule” (semplici frittelle di pasta lievitata) e accio – sedano in pinzimonio – frittini locali, ciceri, tria (pasta fatta in casa) e tutto quello che la terra offre in questo periodo dell’anno. La carne gioca un ruolo importante, non può mancare l’oca arrostita per ricordare il tradimento delle oche al santo, ma non solo per questo. Nell’antichità i contadini pagavano i signori con la decima, rappresentata dai prodotti della terra o da animali da allevamento, proprio come le oche.

A San Martino ogni mosto diventa vino

Il Salento è famoso per la varietà di carne, tra cui i pezzetti di cavallo cucinati al ragù e il maiale, per questo tutto è concesso durante la sera di San Martino. La cena viene deliziata da buon vino novello, infatti, la festa dell’11 novembre è anche chiamata festa del vino, grazie al proverbio “A San Martino ogni mosto diventa vino”, una tradizione che unisce la degustazione proprio durante questi giorni. “Lu mieru”, in dialetto leccese, in quantità, dunque, perché non c’è cosa migliore che stare in compagnia brindando in nome dell’amicizia e della solidarietà. Tanti dolci locali come la frolla di San Martino, il gelato all’arancia unito ad un croccante di mandorle o un dessert a base di castagne come i marron glacé, dolci prelibati che si uniscono alla voglia di stare insieme e divertirsi. Se la location e la serata si prestano, tutto può essere accompagnato da musica salentina e balli, a cominciare dalla tradizionale “pizzica” che scalda i cuori e gli animi dei salentini veraci.

Claudia Gaetani

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