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Riders, se il lavoro calpesta la dignità

di | 2025-07-24T20:15:47+02:00 27-7-2025 0:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

ROMA – È arrivato il caldo e spesso sfiora i 40 gradi. Chi cerca refrigerio tra gelati, condizionatori e ventilatori, ma c’è anche chi deve pedalare, e tanto, su e giù per le vie della città, perché sentire il caldo è un lusso che loro non possono permettersi. Il decreto legislativo n. 81/2015 definisce i “lavoratori che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, di cui all’art. 47, comma 2, lettera a), del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, attraverso piattaforme anche digitali”: i “riders”, per intendersi.

Sicuramente anche loro rientrano nell’amara lista delle categorie a rischio, per i quali, proprio giorni fa, le app di consegne avevano messo in conto, si fà per dire, piccoli bonus per “premiare” quei fattorini che, nonostante il caldo cocente, avrebbero pedalato sotto il sole a picco. Tradotto in pecunia, come avrebbero detto i romani, si tratta di spiccioli, e anche pochi, stando a quanto riportato dai sindacati che, ovviamente, hanno scatenato polemiche, tanto da costringere le piattaforme a ritirare questa irrisoria proposta. Ormai, sempre più spesso, si vedono sfrecciare queste persone per le vie delle nostre città in sella alle loro biciclette, zigzagando tra macchine e motorini, rischiando pure di incorrere in incidenti e magari prendere multe, sempre con un occhio al telefonino per controllare le notifiche.

Per non parlare poi del fatto che non intercorrono rapporti personali, perché interagiscono tramite le app nella maggior parte dei casi. Non sono più esseri umani, uomini, donne, persone…. Con un calcione alla dignità del lavoro. Papa Francesco, a suo tempo, aveva affrontato questo argomento, anche se non specificatamente quello dei riders, sostenendo che il lavoro non solo è un mezzo per guadagnare da vivere, ma anche l’opportunità di confrontarsi e relazionarsi con gli altri e contribuire anche al bene comune. Spesso il defunto pontefice aveva duramente criticato lo sfruttamento e la precarietà che caratterizzano il lavoro.

Nell’Enciclica “Fratelli tutti” infatti ha scritto: “Il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un modo per guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere se stessi”. Eppure non è così. Questo fattorini a pedali, oltre 35mila, devono persino impegnarsi a seguire un corso online sui rischi del caldo e se non completano la formazione, il sistema impedirà di continuare le consegne e di ottenere 10 centesimi aggiuntivi a consegna per l’acqua e mezzo euro al giorno per acquistare creme solari e sali minerali.

Per non parlare del cosiddetto caporalato digitale, dove le piattaforme assegnano un punteggio, in base alla disponibilità e velocità del fattorino, tanto da essere sanzionati, qualora non fossero rapidi e veloci. La globalizzazione dell’indifferenza sta anestetizzando le coscienze, tanto da accettare e dare per scontato che milioni di esseri umani siano esclusi da tutto quello a cui invece hanno diritto. E’ ora di dire basta con questo scempio.

Laura Ciulli

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