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“Povere creature”, film dedicato alle donne

di | 2024-02-29T18:20:55+01:00 3-3-2024 5:10|Sezione 3, Spettacolo|0 Commenti

ROMA – Non è solo un film al limite del surreale, onirico, sorprendente e stravagante. “Povere creature” (titolo originale: Poor things) è un film dedicato alle donne, è sulle donne e per le donne, è un incitamento al loro risveglio, alla loro presa di coscienza. Il regista Yorgos Lanthimos ispirandosi molto liberamente al romanzo di Alasdair Gray è riuscito a raccontare la storia di un personaggio che racchiude in sé l’essenza femminile. Bella Baxter (Emma Stone), la protagonista, è un esperimento di laboratorio. Il suo creatore, Max MacCandles (Ramy Youssef), che non a caso lei chiama “God” (dio), è una citazione colta del dottor Frankestein ma con lui Lanthimos si spinge oltre: lo scienziato, che ha dedicato tutta la vita alla ricerca, è lui stesso il risultato di esperimenti sul proprio corpo – lo si nota dalle cicatrici sul volto e dagli apparecchi cui è collegato per garantirsi le funzioni vitali – e Bella non può che essere altrettanto.

Dopo averla ritrovata in fin di vita per un tentato suicidio e scopertala incinta, lo scienziato le trapianta il cervello del suo stesso feto nel cranio cosicchè la donna al risveglio è una persona nuova ed ha anche tutto da imparare e da scoprire. Infantile nel comportamento e nei movimenti ma adulta all’aspetto, nella gabbia dorata dove God la tiene con tutti gli agi a disposizione, Bella fa ciò che vuole, è capricciosa, impertinente, viziata, volitiva. Nessuno le ha impartito l’educazione che in società si dà alle ragazze, non ha tabù, è disinteressata al giudizio dei benpensanti e quindi agisce in modo spontaneo, come una selvaggia, un essere naturale. C’è poi il momento in cui scopre la libido, attraverso il piacere che può procurarsi sul corpo da sola, semplicemente sollecitandone alcune parti, cosa che inizia a fare in modo compulsivo.

La donna bambina ormai dedita al sesso e inconsapevole della propria avvenenza, conquista i cuori e inebria con la sua sensualità istintiva, primitiva, che la spinge nelle braccia di chi può darle quell’estasi che cerca in modo animalesco. Gli uomini impazziscono per il suo fascino misterioso e raro, reso più accattivante dal suo fare emancipato e sicuro, ma lei è indipendente e non si lega a nessuno: il suo unico interesse è quello di conoscere le potenzialità del suo corpo. Come l’Adone del seicentesco Giovanbattista Marino diventava adulto passando per il giardino dei sensi e assaporandone le delizie, è il sesso a far diventare adulta Bella e a trasformarla in ciò cui tutte devono aspirare: essere donna. Tutto nel film è funzionale a questa crescita, anche le situazioni più basse e triviali, anche la prostituzione in un bordello dove il suo corpo ha l’occasione di sperimentarsi in diverse, le più svariate, anche comiche situazioni.

Quando Bella finalmente torna a casa del suo creatore e ritrova il medico suo promesso sposo cui aveva chiesto di aspettare che facesse esperienza, è diventata una donna straordinaria: elegante, equilibrata, saggia, gentile, capace di amare e di stare al fianco di un uomo che diventa suo collega perché lei sceglie di farne la stessa professione. La catarsi è infine avvenuta: da un essere vivente non costretto entro ruoli, confini professionali e culturali, pregiudizi e tabù, è emersa la donna nelle sue infinite possibilità, autodeterminata. Bella incarna l’eterno femminino, quel principio di autorevolezza, sapienza e abilità che la storia ha strappato via alla donna mettendola prima in uno stato di subalternità all’uomo e poi, in tempi più recenti, facendone la sua brutta copia.

Nella mente geniale di Lanthimos, Bella è pura essendo nata da se stessa e dal cervello di suo figlio abortito e per questo non condizionato dalle convenzioni, che le ha permesso di conoscersi e conoscere senza che nessuno frapponesse confini o paletti. Questo film è il monito più bello che si possa fare a qualsiasi donna: quello di vivere per ritrovare se stessa, togliendosi di dosso tutte le maschere che la società nel tempo le ha imposto e lei stessa ha accettato per educazione, per quieto vivere, che alla fine l’hanno trasformata in una pallida copia di ciò che avrebbe dovuto essere.

Gloria Zarletti

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