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Polizzi Generosa, una montagna di filosofia

di | 2021-07-25T18:09:39+02:00 25-7-2021 6:40|Cultura, Sezione9|2 Comments

PALERMO – L’aggettivo “Generosa” il comune di Polizzi (in provincia di Palermo a 920 metri di altezza, all’interno della suggestiva cornice del Parco delle Madonie) lo ebbe nel 1234 da Federico II, favorevolmente colpito dall’ottima accoglienza ricevuta dai polizzani e dalla ricchezza del territorio. Col Regio Decreto del 1863, il titolo è divenuto ufficialmente parte integrante e distintiva del nome della cittadina. Tra le tante bellezze di questo suggestivo borgo madonita, in una valle a 1600 metri di altezza, c’è il più raro “albero di Natale” del mondo: l’Abies nebrodensis, conifera endemica delle Madonie, di cui si conservano pochi esemplari. L’abete delle Madonie, per le sue particolarità, è stato dichiarato dalla Società Botanica Italiana “pianta simbolo” dell’isola.

Polizzi Generosa, paese d’origine del celebre stilista Domenico Dolce,  ha dato i natali a Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952): giornalista, scrittore, docente universitario e critico letterario, persino candidato al Nobel per la Pace per le sue  concezioni artistiche e politiche illuminate e cosmopolite.

Proprio la Fondazione “G.A. Borgese” – istituita nel 2002 per promuovere e valorizzare l’opera artistica, letteraria, giornalistica e politica dell’illustre concittadino – nei giorni scorsi ha promosso la seconda edizione de “Una montagna di… filosofia”. L’evento culturale, con la sapiente regia del professore Augusto Cavadi,  filosofo “pratico” e tanto altro ancora, ha visto una quarantina di persone confrontarsi sui temi della salvaguardia dell’ambiente, sulle linee essenziali del Taoismo, sulla cosiddetta ideologia “gender”, sull’attualità della Divina Commedia, a 700 anni  dalla morte di Dante.

A detta dei partecipanti, l’iniziativa culturale, ricca di momenti particolarmente toccanti, è stata anche quest’anno intensa e coinvolgente. Eccone una rapida sintesi:

Gli incontri sono iniziati con una passeggiata filosofica, condotta da Augusto Cavadi, dal tema “La montagna come metafora della filosofia”, momento che ha suscitato varie e suggestive risonanze individuali. Alla passeggiata filosofica è seguito il contributo di Maurizio Pallante sui temi della cosiddetta “decrescita felice”: lo studioso ha sconfessato sia l’equazione aumento del PIL uguale crescita del benessere, che l’identificazione tra merci e beni, suggerendo di non farsi irretire dalle sirene del cosiddetto “sviluppo sostenibile”. La riflessione sui limiti del paradigma economico della crescita è continuata poi sabato mattina nel corso di una delle tre “colazioni al bar”, condotta ancora da Pallante. Le altre due “colazioni con i filosofi” sono state introdotte rispettivamente da Giorgio Gagliano, che ha illustrato con passione e competenza le linee essenziali del Taoismo, evidenziandone la valenza universale e i punti di contatto con altre tradizioni sapienziali, e da Augusto Cavadi, che ha dibattuto sulle questioni legate alla distinzione fra il “sesso” (biologico) e il “genere” (sia percepito soggettivamente che agito socialmente).

Il professor Maurizio Muraglia ha poi affascinato il gruppo con una relazione sulla profonda umanità dell’Alighieri che, con l’autenticità delle sue passioni di uomo del Trecento, le  sue travagliate vicende personali e soprattutto col suo metaforico viaggio ultraterreno dall’Inferno del male al Paradiso del bene,  riesce ancora ad interessarci e ad avvincerci, prospettando percorsi di riflessione e di saggezza.

Convegnisti e polizzani hanno quindi fruito delle magistrali esecuzioni musicali di Giorgio Gagliano, filosofo e anche appassionato ed esperto maestro di violino e pianoforte, che ha letteralmente incantato l’uditorio con brani di Bach e Paganini.

Il convegno filosofico si è concluso con spunti di riflessioni proposti da chi scrive sulla base del testo di Jonathan Safran Foer “Possiamo salvare il mondo prima di cena”. Senza fanatismi ideologici, sono state messe sul piatto della discussione comunitaria alcune proposte ecologiche operative, alimentari e non, per diminuire in modo significativo l’impatto inquinante patito dal nostro martoriato pianeta.

Si conferma ancora una volta davvero “generosa” la nostra Polizzi, grazie alla cui ospitalità  la filosofia è andata a braccetto con la voglia di pensare, di mettersi in gioco, di fare scelte lungimiranti e consapevoli. E ha fatto rima con acribia, compagnia e persino con allegria…

Maria D’Asaro

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

2 Commenti

  1. Adriana Saieva 25 luglio 2021 at 17:47 - Reply

    grazie Maria, una sintesi magistrale!

  2. Pietro 25 luglio 2021 at 18:50 - Reply

    Sintesi perfetta e suggestiva come l’esperienza che abbiamo vissuto a Polizzi

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