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Una lettera mai scritta: tanto falsa quanto verosimile

di | 2023-09-13T18:20:24+02:00 17-9-2023 5:25|Cultura, Sezione 6|0 Commenti

Cara sorella,

le tue parole mi sono state di gran conforto. Hai ragione: i nobili signori devono avere sia maschi che femmine e nostra madre, che Dio l’abbia in gloria, diceva sempre che una donna di alto lignaggio prima partorisce la femmina e poi il maschio. Non è sempre così però, visto che tu sei stata gratificata dalla nascita del nostro caro Ercole.

Ho pensato di dare alla bambina il nome della nonna appena ascesa in cielo: Eleonora. A Francesco non importa quale nome avrà sua figlia: dice che ha cose più importanti cui pensare.

Andra Mantegna

Leggo che mi hai scritto da Vigevano: sei lì con l’illustrissimo tuo consorte? Faresti bene a suggerirgli di non perder tempo a nominare Ercole conte di Pavia: ben prima, in ogni caso, che nostro nonno renda, ahimè, l’anima a Dio. Non ignori di certo il fatto che il duca Alfonso, nostro zio, nutre dell’astio verso il tuo Ludovico e teme come la peste le possibili conseguenze della sua politica filo-francese. Non si può dargli torto invero, visto che re Carlo non nasconde in alcun modo l’intenzione di sostituire la dinastia dei d’Aragona con quella dei d’Angiò…!

Vedrai che tuo marito ti ascolterà: tutti qui a Ferrara parlano del vostro idillio, di quanto siete innamorati l’uno dell’altra e di quante attenzioni egli ti rivolga: l’infatuazione per quella Cecilia non è più neppure un confuso ricordo. A proposito di infatuazioni: vuoi ragguagliarmi su questa storia, di cui si va malignando, dei baci tra te e il duca Ludovico d’Orliens: avevi forse bevuto troppo? Devo chiedere lumi al nostro segretario Benedetto o sarai tu a darmi delle spiegazioni? Non sono preoccupata: saranno solo sciocchi pettegolezzi, che tuttavia vanno immediatamente messi a tacere.

Che faccio tutto il giorno? Beatrice cara… I medici, a dieci giorni dal parto, mi costringono ancora a letto: che vuoi che faccia? Francesco è assente, preso dalla politica, dalla caccia e dalle sue amanti. Vorrei farmi cucire qualche vestito o realizzare un qualche gioiellino, ma le casse del marchesato sono quasi vuote. Mi piacerebbe un bel ritratto, ma il buon vecchio Andrea non è affatto abile come ritrattista e forse sarebbe meglio rivolgersi al Savelli per un busto o una medaglia: convinceresti il tuo Leonardo a trasferirsi per un po’ a Mantova, una volta terminato il colosso bronzeo?

Scrivo tante lettere, a Galeazzo soprattutto, che mi fa tanto ridere: ricordi, sorella, le accese discussioni su chi fosse, tra Orlando e Rinaldo, il miglior paladino? Poi leggo molto: qualcosa del Tarcaniota o del Collenuccio o i volumi pubblicati da Manunzio… Mi è molto piaciuta la “Fabula di Orfeo” scritta da quell’Agnolo da Montepulciano, un poeta assai promettente, ma confesso di aver letto e riletto “L’innamoramento di Orlando” del vecchio Matteo da Scandiano.

Angelo Ambrogini, detto il Poliziano

Il fido Francesco, tanto caro a nostro padre, mi ha scritto dalle sponde del Senio che a corte è stata da poco rappresentata una bella tragedia, ambientata a Babilonia, scritta da un giovane e talentuoso poeta della famiglia bolognese degli Ariosti. Avrei tanto voluto esserci!

Ferrara… Non appena i medici me lo consentiranno tornerò a casa, da nostro padre, e poi mi recherò a Loreto e ad Assisi per esaudire il mio voto. Vorrei anche andare a Perugia, nella bella Gubbio, a Ravenna ed a respirare l’aria salubre del mare: penso di tornare a render visita all’amico Sigismondo Malatesta, che si è sempre dimostrato un ospite delizioso. Alla bambina penserà Isabetta e di Francesco avranno cura le sue amanti.

A proposito di Ferrara, sempre il nostro Francesco da Bagnacavallo mi ha confidato che ti appresti a recarti a Venezia in visita ufficiale: che cosa bolle in pentola? Una duchessa travestita da ambasciatrice? Non ho detto nulla al marchese mio consorte perché non so davvero come la prenderebbe… Non bene, temo: è ancora risentito con Ludovico per quella storia di Oldoino.

Ricordati per l’occasione di rinnovare il tuo guardaroba e di far realizzare qualche gioiello prezioso ed appariscente: i veneziani sono sensibili alla bellezza e allo sfarzo. Il denaro non ti manca e la bellezza neppure: farai colpo! E ricordati pure di pensare a me, donandomi, al ritorno, qualche bell’abito smesso.

Dammi presto tue notizie e ricevi un forte ed affettuoso abbraccio dalla tua Isabella

Data in Mantova, addì 10 gennaio 1494

Riccardo Della Ricca

Nell’immagine di copertina, i personaggi principali: (da sinistra) Isabella, Beatrice, Francesco, Ludovico

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