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La sede dell’anima nella minuscola ghiandola pineale

di | 2024-03-20T18:20:09+01:00 24-3-2024 5:45|Attualità, Sezione10|0 Commenti

MILANO – Si dice che l’anima abbia una sede nel nostro corpo e il suo peso non raggiunge il grammo. A differenza di quello che si potrebbe pensare, non è il cuore, l’organo fondamentale per vivere, come l’immaginario collettivo racconta. Sarebbe, invece, il cervello, o meglio, la ghiandola pineale. Conosciuta già nell’antichità, questa piccola ghiandola è l’organo responsabile del controllo dei ritmi di sonno/veglia del corpo, detti ritmi circadiani, grazie allo stimolo e alla produzione di melatonina. È una parte davvero molto piccola: si calcola che la sua dimensione non superi il centimetro di lunghezza e il mezzo centimetro di larghezza.

Nell’antichità quest’organo, che corrisponde all’epifisi, era già stato individuato da Galeno, nel II secolo d.C.; il termine pineale deriva appunto dalla forma simile ad una “pigna”. Nella cultura occidentale il primo a pensare alla ghiandola pineale come sede dell’anima fu Cartesio. Il filosofo francese, vissuto nel XVII secolo, parlò in modo diffuso della ghiandola pineale e ne diede un’interpretazione metafisica. Nel suo trattato “De homine”, sostenne convintamente che non potesse esserci nel corpo umano un altro luogo dove potesse avere sede l’anima se non in questa ghiandola: questa convinzione nasceva dall’analisi fisica del cervello. Il filosofo aveva infatti notato come nel cervello l’emisfero destro e quello sinistro sono pressoché speculari, con delle aree doppie. L’epifisi, invece, sarebbe un organo unico, senza un corrispondenza in altre aree. Per questo motivo, Cartesio avrebbe pensato che lì potessero concentrarsi le informazioni. Inoltre, è l’unica parte solida del cervello e che si trovi in mezzo ai due emisferi.

Prima ancora di Cartesio, nelle culture antiche la ghiandola pineale era interpretata e persino rappresentata come il terzo occhio, ovvero l’occhio della mente. Gli Egizi, per esempio, collocavano un occhio proprio nel punto in cui ci sarebbe l’epifisi. Ciò avviene anche in altre tradizioni spirituali, come, per esempio, con i chakra dei veri e propri centri energetici presenti nel nostro organismo, stimolati con pratiche come quello dello yoga e della meditazione. Il sesto chakra (Ajna) corrisponde al chakra della luce o del terzo occhio, viene collocato e rappresentato nella parte centrale della fronte, tra le sopracciglia, ovvero in corrispondenza della ghiandola pineale. Questo chakra rappresenta l’essenza di sé stessi e quindi l’anima. Il cuore, invece, è lo spazio dell’Amore e una porta verso il divino. Quando il campo elettromagnetico pulsa armoniosamente, il minuscolo spazio del cuore ha il potenziale per brillare.

Cartesio

Questa luce del cuore è collegata con la luce della nostra ghiandola pineale per aprire il terzo occhio nella coscienza dell’unità. L’energia irradiata influenza costantemente il cuore, mantenendolo amorevole e aperto, tanto che possiamo influenzare il nostro benessere e quello degli altri. Il campo energetico prodotto dai nostri cuori si intreccia e permette di percepire le emozioni e il pensiero dell’altro. Questo accade per via del fatto che il campo energetico universale è infinito e illimitato. Il Cervello sente, il Cuore sa. Quando la nostra anima ha, pertanto, un’intuizione riguardo a qualcosa, non abbiamo bisogno di sederci ed usare la mente per pensarci su, semplicemente lei sa.

Claudia Gaetani

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