//Italiano, matematica, storia e una… poppata

Italiano, matematica, storia e una… poppata

di | 2023-11-25T12:39:55+01:00 26-11-2023 6:00|Punto e Virgola|0 Commenti

L’anno scolastico è appena cominciato quando nell’ottobre del 2022 nasce Edoardo. La mamma si chiama Sofia Baroni, è una studentessa del liceo artistico “Nervi Severini” di Ravenna, vive con i genitori e il suo compagno ad Alfonsine (ad una trentina di chilometri dal capoluogo, mezz’ora di auto) e sta frequentando il quinto anno, quindi tra qualche mese deve affrontare l’esame di maturità. Nelle ultime settimane di gravidanza, per consentirle di restare a casa, la scuola è riuscita ad organizzare una dad (didattica a distanza) solo per lei. Ma le cose sono inevitabilmente cambiate con l’arrivo di Edo: non è più possibile frequentare con costanza le lezioni.

“Buongiorno, sono Sofia. Volevo dirvi che sono diventata mamma, è nato Edoardo, non posso più venire a scuola”. La telefonata che mai avrebbe voluto fare parte verso la segreteria dell’istituto e la risposta è quasi scontata: “Signorina, ora ne parleremo con il preside, per qualche giorno potrà seguire a distanza, ma ricordi che lei è di maturità, presto dovrà tornare in classe”. Dopo pochi giorni, la giovane si rende conto che la situazione è molto più complicata di quanto avrebbe potuto immaginare: non ce la fa proprio a tornare in aula. A malincuore, richiama in segreteria: “Il mio bambino è più importante degli esami. Scusatemi, ma preferisco perdere l’anno”. “Ha ragione -. le rispondono -. Adesso informeremo il preside, non c’è altro modo. Ci dispiace molto”.

Il liceo artistico “Nervi Severini” di Ravenna

Discorso chiuso? Assolutamente no. Perché il dirigente scolastico del “Nervi Severini” si chiama Gianluca Dradi e non ha nessuna intenzione di rassegnarsi ad un destino che sembra ineluttabile. Peraltro, nella sua scuola, le innovazioni sono all’ordine del giorno: per esempio, le cosiddette “carriere alias” (il profilo burocratico alternativo che permette alle persone transgender di adottare il nome di elezione e non quello anagrafico, già scelto da nove studenti), l’introduzione del congedo mestruale, primo caso in Italia, i primi bagni ‘gender neutral’ per gli studenti che non si riconoscono nel genere maschile né in quello femminile. Adesso, però, è il cellulare della neo mamma a squillare: “Sofia, sono il preside. Cosa fai lì a casa? Non mollare, non esiste che lasci. Ti aspettiamo”. Lei torna, va in aula e il miracolo è già avvenuto: c’è una nursery per il suo piccoletto, un passeggino a disposizione accanto al banco, pannolini, biberon, le coccole degli insegnanti, l’amore senza confini dei compagni di classe… E poi i collaboratori scolastici autorizzati a intrattenere Edoardo e a farlo giocare quando ci sono compiti o le interrogazioni.

“Nell’ultimo mese di gravidanza avevamo predisposto un sistema di didattica online solo per lei. Ma dopo il parto, gli impegni di mamma hanno prevalso e non potendo lasciare il bambino a nessuno aveva deciso di abbandonare”, racconta Dradi. Un’eventualità e una sconfitta da scongiurare per il dirigente scolastico e per il corpo docenti. Da lì l’idea di allestire uno spazio per l’allattamento. Con il coinvolgimento dell’associazione onlus Terzo mondo e il progetto “Una carrozzina per due” sono arrivati un lettino e dei giocattoli; e poi ci hanno pensato tutti gli altri studenti a rendere lo spazio più accogliente con decorazioni e arredi.

“Le scuole – assicura il preside – sono impegnate a ricercare soluzioni organizzative flessibili per favorire il successo scolastico, l’inclusione sociale ed evitare l’abbandono. In questa ricerca occorre correre qualche rischio, non tutto è contemplato, e io ho deciso di correrlo. In questo caso l’importanza dell’obiettivo è superiore al rischio. Tutte le studentesse e gli studenti della classe si trasformano in tate durante la ricreazione. È bello che la risposta sia arrivata dal concorso di più soggetti: l’associazione onlus, la scuola, i compagni di classe hanno determinato la soluzione, consentendo a Sofia di frequentare e di poter sostenere la maturità”. “Il problema – aggiunge – rimane e per quanto ci si sforzi di adottare soluzioni per creare un clima accogliente, c’è chi abbandona o non si impegna. Un proverbio inglese dice: possiamo portare il cavallo all’acqua ma non obbligarlo a bere. In questo caso Sofia ha dimostrato massimo impegno”.

E Sofia che ne pensa? “Ho potuto allattarlo, gli ho dato il biberon, ha avuto i suoi giochi e un lettino. Durante la mattinata Edo stava con me in classe, tenevo il passeggino di fianco al banco e così anche lui ha… seguito le lezioni – scherza -. Durante l’intervallo anche le mie compagne di classe e gli insegnanti giocavano con lui. Le mie amiche poi sono diventate le sue ‘zie’: mi aiutavano sempre, soprattutto quando dovevo essere interrogata o avevo una verifica”.

Il logo del “Nervi Severini”

“Penso che sia necessario creare un clima il più sereno possibile – sottolinea con vigore il preside Dradi – con varie strategie inclusive, senza ovviamente abbassare il livello delle richieste e cercando sempre di ottenere quel livello di apprendimento necessario per poter proseguire la propria carriera scolastica. Il compito della scuola è tendere la mano il più possibile con convinzione ed empatia, poi però devono essere gli studenti a raccogliere questa disponibilità”. “Tutta la letteratura pedagogica e psicologica – conclude – mette in evidenza come in un clima di serenità e fiducia migliori anche l’apprendimento, perché c’è meno stress. Un po’ come negli ambienti lavorativi. Anche perché l’Italia registra uno dei tassi più alti di dispersione scolastica…”.

E vissero tutti felici e contenti, concluderebbero le antiche favole, amatissime e mai passate di moda. Con una piccola nota aggiuntiva: che la storia di Sofia, Edoardo e del liceo di Ravenna sia di insegnamento a quei dirigenti scolastici (pochi, per la verità, ma piuttosto perniciosi) che interpretano il loro ruolo e la loro funzione come burocrati chiamati solo ad applicare le norme e che dimenticano che si trovano in quel posto perché ci sono gli studenti e non viceversa.

Buona domenica.

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