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Demogorgone, mostro mitologico e potente

di | 2024-02-04T09:59:01+01:00 4-2-2024 5:40|Cultura, Sezione9|0 Commenti

MILANO – Nel vasto oceano della cultura pop contemporanea, ondeggiano spesso riferimenti e ispirazioni tratte dal profondo passato letterario e mitologico. Un esempio emblematico di questo fenomeno è il Demogorgone, una figura che ha attraversato i secoli, mutando la sua essenza e il suo impatto culturale. Il termine “Demogorgone”, infatti, deriva da una corruzione del greco antico “Dēmiourgón”, ovvero “Demiurgo”, un errore nato verosimilmente in ambiente bizantino. Questa figura, sconosciuta alla mitologia classica, compare per la prima volta in ambito letterario medievale.

Nel “De Genealogia Deorum” di Boccaccio, per esempio, il Demogorgone è descritto come un dio primordiale, una divinità creatrice dalle origini ancestrali. Questa interpretazione riflette la tendenza medievale di mescolare elementi cristiani e pagani, creando un amalgama di miti e leggende che riflettono le ansie e le speranze di quell’epoca. Boccaccio afferma di aver appreso il nome di Demogorgone da Lattanzio, uno scoliasta del IV o V secolo d.C., nella Tebaide di Publio Papinio Stazio. Da questo punto di partenza, il Demogorgone diventa una presenza costante, seppur evanescente, nella letteratura successiva.

Nella poesia rinascimentale, autori come Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Teofilo Folengo, John Milton e François Rabelais ritraggono il Demogorgone come un mostro infernale, un’incarnazione del male e del terrore. Un’interpretazione notevolmente diversa del Demogorgone si trova nell’opera di Percy Bysshe Shelley, “Prometeo liberato”. In questo poema romantico, il Demogorgone è simbolo dell’eternità, colui che uccide Giove, suo padre, e chiude il poema enunciando un credo che rispecchia gli ideali rivoluzionari del poeta. La figura del Demogorgone è stata inoltre adottata in altri ambiti culturali, come nell’opera lirica. Un esempio è “Il Demogorgone” (o “Il filosofo confuso”), un’opera lirica del 1786 di Vincenzo Righini su libretto di Lorenzo Da Ponte. Col passare dei secoli, la figura del Demogorgone è stata progressivamente dimenticata, sopravvivendo solo in testi eruditi e in alcune correnti dell’esoterismo.

Tuttavia, è nel XX secolo che questo essere mitologico ritrova una nuova vita. Con la nascita del gioco di ruolo “Dungeons and Dragons” negli anni ’70, il Demogorgone viene reintegrato nella cultura popolare, questa volta come un mostro da affrontare in epiche avventure immaginarie. In questo contesto, il Demogorgone diventa un simbolo del male da combattere, un nemico da sconfiggere per proteggere mondi fantastici. Il vero e proprio rilancio del Demogorgone come icona culturale avviene, però, con la serie televisiva “Stranger Things”.

Ambientata negli anni ’80, la serie rievoca il fascino dei giochi di ruolo e delle avventure adolescenziali, inserendo il Demogorgone come antagonista principale. Qui, il Demogorgone è un’entità terrificante che emerge da un universo parallelo, incarnando le paure più profonde dei protagonisti. La sua immagine si fonde con il contesto della Guerra Fredda e delle tensioni sociali di quel periodo, diventando un metafora delle ansie e dei conflitti interni dei personaggi. Il personaggio del Demogorgone, e il suo viaggio dalla letteratura medievale alla cultura pop contemporanea sono un esempio della continua rielaborazione e reinterpretazione delle figure mitologiche e letterarie, che riescono a mantenere la loro rilevanza e a suscitare interesse e curiosità in epoche e contesti diversi, offrendo nuovi spunti di riflessione e contribuendo all’arricchimento dell’immaginario collettivo.

Ivana Tuzi

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