Una novità assoluta per l’Italia, ma non per diversi altri Paesi dove l’opzione esiste da tempo e dove, in certi casi, è diventato un vero e proprio status symbol. Si parla della targa personalizzata, cioè della possibilità per i possessori di un’autovettura di comporre lettere e numeri, anziché ricevere una combinazione assegnata. Attenzione, però, perché bisogna rispettare alcuni vincoli sul formato, sul numero di caratteri e sulla struttura. E quindi chi aveva già in testa di utilizzare strane combinazioni deve riporre i propri fantasiosi progetti. E, ovviamente, l’operazione avrà un costo.
Si tratta di una delle novità inserite nella Legge di Bilancio (approvata dal Consiglio dei ministri) che comincia nei prossimi giorni il suo faticoso percorso in Parlamento. Era già prevista dal Codice della strada, ma non è mai diventata realtà perché non c’rano ancora le norme attuative. In diversi Paesi, come detto, si tratta di una opzione già ampiamente utilizzata, ma ora si affaccia anche in Italia il progetto che sicuramente non lascerà indifferenti gli automobilisti ai quali viene concessa la facoltà di scegliere numeri e lettere da apporre sul proprio mezzo.
Le nuove targhe “on demand” potranno solo avere la struttura standard e saranno escluse le combinazioni offensive, ambigue o potenzialmente fuorvianti. Lo schema resterà quello fisso di 7 caratteri del tipo AA 000 AA con numeri centrali da 0 a 9 (mentre le moto hanno due lettere e cinque cifre su due righe). Stile del font, dimensioni delle targhe, posizioni e colori (sfondo bianco con caratteri neri e bande blu laterali) rimarranno identici a quelli oggi in vigore e coordinati con le norme europee. La combinazione, partendo dalla lettera J (visto che oggi si è arrivati alla lettera iniziale H e che durerà presumibilmente fino al 2028) in poi, non sarà libera al 100%. Infatti resteranno escluse lettere storicamente vietate (come I, O, Q e U) che possono confondere la lettura. Ed anche lettere accentate o straniere. Non sarà possibile utilizzare caratteri come Ç, Ñ, Ö, Ü o simboli speciali.
La creatività si potrà dunque sbizzarrire utilizzando le restanti 22 lettere comprese X, Y, W, K, J, che sono ammesse. La targa resterà legata al veicolo e non alla persona. E durerà dunque fino alla sua demolizione, per cui potrebbe generarsi – come già avviene nel Regno Unito – un mercato parallelo di auto usate “griffate”. In caso di furto o smarrimento della targa personalizzata, è comunque prevista la possibilità di richiederne un duplicato con la medesima combinazione. Chi ha già un’auto non dovrebbe poter cambiare la targa solo per sceglierne una su misura. Secondo le prime letture dello schema, la personalizzazione su un veicolo già immatricolato sarebbe possibile soltanto in caso di reimmatricolazione per furto, smarrimento o deterioramento della targa.
Il testo del nuovo Codice della Strada precisa quanto dovrebbero pagare gli automobilisti interessati a personalizzare la targa. Come riporta Aci per la coppia di targhe personalizzate, anteriore e posteriore, la cifra sarebbe di 500 euro, da versare al Poligrafico dello Stato, che si occuperà della produzione e della distribuzione. Più altri 100 euro destinati al ministero dei Trasporti, al quale resta la consegna materiale alla Motorizzazione civile. In totale la cifra si aggirerebbe intorno ai 600 euro. Per i motoveicoli la cifra scenderebbe a 360 euro. I 600 o i 350 euro rappresentano la tariffa per la scelta della combinazione e la produzione delle targhe, a cui andranno comunque sommati i normali costi delle pratiche di immatricolazione.
Al momento non esiste una procedura per presentare la domanda. Lo schema del Codice prevede che la targa venga rilasciata su richiesta dell’interessato, ma le modalità saranno stabilite dal regolamento di esecuzione. E anche i tempi sono ancora incerti. Secondo lo schema, il nuovo Codice della strada entrerà in vigore il 30 aprile 2027, ma le nuove norme si applicheranno dal 1° gennaio 2028 e non prima di 180 giorni dall’entrata in vigore del regolamento, una condizione che potrebbe far slittare il termine al 1° aprile 2028. Se la manovra anticiperà la misura al 2027, come è stato ipotizzato in questi giorni, servirà comunque un provvedimento attuativo prima di poter fare richiesta.
Ma cosa succede nel resto del mondo? Gli Stati Uniti sono considerati la patria delle targhe personalizzate. Costano poco (in media 50-100 dollari annui) e permettono di scegliere liberamente sia il testo alfanumerico sia lo sfondo (dedicato a cause benefiche, università o parchi). Ogni Stato ha una commissione preposta a filtrare e bocciare le richieste con parole offensive, doppi sensi o scurrili. In Gran Gretagna non si possono inventare stringhe da zero, ma si comprano dall’agenzia governativa (DVLA) combinazioni legali che assomigliano a nomi o sigle. Le combinazioni più rare, corte o storiche (come la celebre “F1”) finiscono all’asta e possono valere milioni di sterline. È considerato un vero e proprio mercato d’investimento. In Germania, il sistema (Wunschkennzeichen) è molto economico, costa meno di 15 euro. Non si può però cambiare l’intera targa: la sigla iniziale della città (es. M per Monaco o B per Berlino) rimane obbligatoria. L’automobilista può scegliere le lettere e i numeri successivi (es. M-IA 123), al netto di stringhe vietate per legge (come quelle inneggianti al nazismo).
A Dubai e Abu Dhabi la targa definisce il prestigio sociale in base alla sua brevità: meno cifre ci sono, più il proprietario è facoltoso. Le rarissime targhe a una sola cifra (come la “1” o la “7”) vengono regolarmente battute ad aste di beneficenza per decine di milioni di euro. In diversi Paesi europei la targa totalmente su misura è consentita, ma è inquadrata come una tassa sul lusso per fare cassa: in Belgio, ad esempio, una combinazione libera fino a 8 caratteri costa poco più di 1.000 euro (pagamento una tantum). Anche qui vige la censura rigorosa su messaggi d’odio, razzisti o volgari.
Insomma, sia pure con un certo ritardo, l’Italia si adegua a ciò che in altre zone è ormai consolidato. Chi vorrà e ne avrà i mezzi, potrà usufruire del servizio; gli altri (probabilmente la maggioranza) si accontenteranno di ciò che la sorte riserva loro. E comunque, tutti continueranno a vivere felici e contenti.
Buona domenica.

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