//UNA VOCE PER IL DISARMO NUCLEARE

UNA VOCE PER IL DISARMO NUCLEARE

di | 2019-02-25T12:17:22+01:00 24-2-2019 16:31|Alboscuole|0 Commenti
l disastro di Chernobyl è stato la più grave sciagura mai verificatasi in una centrale nucleare, insieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima nel marzo 2011. La catastrofe è avvenuta il 26 aprile 1986 in Ucraina, mentre nella centrale si stava effettuando un esperimento definito come test di sicurezza. Purtroppo qualcosa è andato storto e si è verificata una grandissima esplosione. Una nuvola di materiale radioattivo è fuoriuscita dal reattore ed è ricaduta su vaste aree intorno alla centrale, contaminando pesantemente gli abitanti, la flora, la fauna e rendendo necessaria l’evacuazione e lo spostamento in altre zone di circa 336.000 persone, di cui 65 morti accertati e più di 4.000 casi di tumore della tiroide, larga parte dei quali probabilmente attribuibili alle radiazioni. Dopo l’esplosione è stato costruito un sarcofago, una massiccia struttura in acciaio e cemento, progettato per limitare la contaminazione radioattiva dell’ambiente. La causa dello scoppio è stata assegnata in parte al lavoro non controllato degli operatori dell’impianto, che si sono resi responsabili della violazione di svariate norme di sicurezza, e in parte alle debolezze di progettazione del reattore nucleare. A raccontarci di questo disastro Natalia Manzurova, scienziata russa attiva nella battaglia per il disarmo nucleare, nella difesa delle vittime da radioattività e nell’informazione scientifica e Tatiana Stupina, un’altra sopravvissuta che al tempo dell’esplosione era solo una bambina. La Manzurova è una dei pochi superstiti, tra coloro che sono stati direttamente impiegati nell’emergenza. Subito dopo il fenomeno nucleare, la donna, che allora aveva 35 anni, è stata mandata nell’impianto distrutto nel nord Ucraina. Ha trascorso 4 anni e mezzo ad aiutare a ripulire la città abbandonata di Pripyat, che era a meno di due miglia dai reattori di Chernobyl. Diversi anni dopo, ha sviluppato un tumore benigno alla tiroide e come ricordo ha un segno indelebile di quegli anni orribili, la “collana di Chernobyl”, una cicatrice sulla gola causata dalla rimozione della tiroide. Nel corso dell’incontro la donna ha raccontato in particolar modo dell’evacuazione degli abitanti. Ha spiegato che, non essendoci tempo da perdere, le persone dovevano raccogliere velocemente gli oggetti a loro più cari e partire immediatamente. Nessuno ha potuto più fare ritorno alle proprie abitazioni. Molte famiglie hanno dovuto separarsi. Dopo aver abbandonato l’area è stato ordinato a tutti di cambiarsi i vestiti e tagliarsi i capelli, che avrebbero potuto trattenere particelle radioattive. Dopo lo spostamento della popolazione erano rimasti solo i liquidatori, i quali hanno avuto conseguenze devastanti: non solo tumori ma anche arrossamento degli occhi, stanchezza, innumerevoli scottature e deterioramento della pelle (anche fino all’osso). Le donne sono state i soggetti più gravemente colpiti: le particelle radioattive impedivano la coagulazione del sangue e causavano quindi la morte, con rischi maggiori nelle donne con il ciclo mestruale. Oltre a questo per le donne in gravidanza le possibilità che il neonato morisse o nascesse con delle malformazioni erano elevatissime, anche nelle generazioni successive: questo è accaduto infatti a Tatiana Stupina che ha partorito due gemelli, uno perfettamente in salute e l’altro con una malformazione agli arti inferiori. Molti evacuati hanno avuto anche effetti psicologici rilevanti: soprattutto i giovani, dopo che è stata diffusa la notizia che i sopravvissuti di Chernobyl avrebbero avuto vita breve, hanno cominciato ad assumere alcolici e droghe nella consapevolezza che sarebbero morti in qualsiasi caso. In conclusione Chernobyl è ancora disabitata e lo sarà per i prossimi 300 anni. Jamila Libertini, Braian Bellini