//UN TEMPO A VENEZIA SI ANDAVA A CAVALLO

UN TEMPO A VENEZIA SI ANDAVA A CAVALLO

di | 2024-02-13T07:58:14+01:00 13-2-2024 7:58|Alboscuole|0 Commenti
di Giovanni Malvestio, Classe 2^  A. –   Cari lettori e lettrici del ‘Foscarini News’ oggi parleremo di una curiosità davvero straordinaria per il fatto che va oltre la nostra più lontana immaginazione sia per noi veneziani che, credo per tutti quanti Voi. Già sembra proprio impossibile che nella città lagunare, tra le calli e i numerosi ponti, tempo fa possano essere stati utilizzati i cavalli. Ebbene, queste informazioni sono tratte dal libro “La Serenissima a cavallo. Cavalli e cavallerizze a Venezia” di Francesco. Basaldella. E’ proprio vero che un tempo a Venezia ci si spostava a dorso di muli o cavalli. Cavalcare a Venezia era possibile perché c’erano moltissimi campi e campielli, quelli che adesso vedete lastricati, ma che in passato non erano altro che spiazzi erbosi destinati al pascolo per animali e pennuti oltre che alla coltivazione di ortaggi. Inoltre, le strade erano interamente in terra battuta; ciò spiega l’ampio uso dei cavalli. Si attraversavano i canali con traghetti oppure utilizzando delle assi di legno poggiate su barche legate fra loro: su queste passerelle o tole si poteva attraversare a piedi o a cavallo; i trasporti avvenivano tramite carri trainati da cavalli e muli. Con lo sviluppo della città diventò caotico e pericoloso spostarsi a cavallo sia per chi utilizzava i cavalli che per coloro che andavano a piedi; per non parlare poi di quanto essi sporcassero e l’emanazione di cattivi odori. Per sopperire a tali problematiche vennero introdotte le seguenti limitazioni:
  1. Un decreto del Senato della Serenissima del 1287 proibiva alle persone di cavalcare per le Mercerie fino a San Marco. Pertanto per arrivare a San Marco bisognava lasciare i cavalli a Rialto, legarli alla “focaia”, un legno di stallo, posta in Campo San Salvador e proseguire a piedi per arrivare in Piazza, mentre i forestieri e i mercanti potevano cavalcare fino al cuore commerciale della città.
  2. In alcuni casi, occorreva pagare delle tasse di passaggio.
  3. Era obbligatorio mettere dei sonagli a cavalli, asini e muli;
  4. Nel Rinascimento, con l’aumento dei ponti ad arco con scalini, delle calli selciate e per l’estendersi dell’edilizia, l’uso di cavalli lentamente cessò .
Un caso da citare è quello avvenuto nel 1452 quando successe qualcosa fuori dal comune: l’imperatore Federico III d’ Asburgo salì sulla cella campanaria del Campanile di San Marco percorrendo le 37 rampe di scale con il suo cavallo! Un altro caso e quello delle Cavallerizze che erano luoghi destinati all’insegnamento o all’esercizio dell’equitazione, ovvero una specie di maneggio. A Venezia ce ne erano tre: una in ”Calle Luigi Torelli” detta “della Cavallerizza” che era vicina a Campo Santi Giovanni e Paolo; un’altra a “Rio Marin” che poteva contenere fino a 30 cavalli e la terza alla Giudecca, in “Fondamenta delle Convertite”. Delle tre la più importante era proprio quella che si trovava in calle Luigi Torelli definita “la Cavallerizza dei nobili o dei patrizi”, che conteneva fino a 70 cavalli e uno spazioso terreno scoperto per le esercitazioni e le gare. All’inizio del Settecento in questo maneggio riponevano i propri cavalli i nobili Geremia Loredan e Alvise Priuli. Questa Cavallerizza però fu chiusa nel 1735 e il luogo fu adibito a fabbrica di saponi. Dal 1750 fino alla fine della Repubblica Serenissima ritornò maneggio. Nell’800 venne convertita a Casa di Ricovero e ad Ospedale, prima militare e poi civile. I nobili si recavano alle riunioni del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale in sella ai loro cavalli, che erano convocati al suono della campana detta “trottiera” posta nel Campanile di San Marco; questa campana si chiama così perché i nobili, al suo suono, mandavano i cavalli al trotto per arrivare il prima possibile a Palazzo Ducale. I cavalli degli aristocratici venivano dipinti con colori vivaci, soprattutto di arancione, ottenuto dalla lavorazione di una pianta proveniente da Cipro, e riccamente bardati. Si presume che i cavalli utilizzati a Venezia provenissero dagli allevamenti situati nelle zone del litorale a nord della laguna veneta. Infatti, i Comuni di Cavallino e di Jesolo prendono il nome dall’antico toponimo “equilium” la pianura dove si allevavano i cavalli. Un’ultima curiosità riguarda le carrozze: a Venezia non si usavano ma si fabbricavano per la terra ferma in vari laboratori di cui il più importante era situato in “Corte delle Carrozze” in Campo Santa Margherita.