//VOLI DI AQUILONI E PARTITE DI PALLONE

VOLI DI AQUILONI E PARTITE DI PALLONE

di | 2018-06-29T20:11:52+02:00 29-6-2018 20:10|Alboscuole|0 Commenti
di NOEMI LOPEZ, ANNA MOREA, ALESSIA SETTANNI, ALESSANDRA VACCA – Gli studenti del percorso sul giornalino incontrano il Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti: Valentino Losito. “Vivere e scrivere sono un lungo viaggio, un continuo trasloco di pensieri, sentimenti ed esperienze” scrive Valentino Losito nella sua prima opera “E la chiamano estate. Quando andavamo in villeggiatura”. La poetessa Angela De Leo così si esprime “Un libro fresco, che sa di mare e di villeggiatura, di ricordo di un’infanzia felice tra voli di aquiloni e partite a pallone alla controra nel campetto dietro casa. Un libro di brevi aneddoti del tempo che fu e che ha lasciato nell’autore e lascerà in ogni lettore una scia di ricordi che rendono ancora azzurro e leggero il cuore”. La docente e regista teatrale Rosalba Fantastico di Kastron dice di “E la chiamano estate”: “Il libro di Valentino Losito è un collier di perle/racconti, brevi ma intensi,    espressi con uno stile narrativo poetico e avvolgente, ricco di metafore, immagini, slanci di dettato emotivo e appassionato. […] Grazie a Valentino Losito per averci restituito, con tanta appassionata partecipazione emotiva, la magia di un tempo che fu”. Il libro, quindi, formato da trentotto piccoli racconti ci riporta alle nostre estati del Sud, quando le vacanze si chiamavano villeggiatura e le giornate trascorrevano, in un tempo quasi sospeso, all’insegna della semplicità, dell’incanto di Santo Spirito, fino al 1928 Marina di Bitonto, ma ancora oggi forse più importante per i bitontini che non per i baresi. L’estate di una vecchia generazione che trascorreva lì un po’ della bella stagione. Il libro somiglia ad un viaggio in cui ogni racconto è una stazione in cui ritrovarsi e incontrare gli altri che hanno avuto la fortuna di vivere certi momenti: un albero, il grande carrubo alla stazione del borgo, gli aquiloni dei ragazzi, le partite a calcio, le corse del tram, i bar storici, i pescatori, il carretto dei gelati al limone. Oscar Iarussi ne ha curato la prefazione, dicendo che “la nostalgia come cifra etica, alla maniera del Pasolini corsaro dei tempi è lo spirito autentico di questo piccolo libro”. Noi ragazzi dell’Istituto Comprensivo Sylos, che abbiamo frequentato il corso di giornalismo, il giorno 11 Aprile 2018 alle ore 16:00 abbiamo avuto l’occasione di poter incontrare l’autore del libro “E la chiamano estate”, il dottor Valentino Losito. Incuriositi e incentivati dalle letture del libro, gli abbiamo posto delle domande. – Come è iniziata la sua carriera da giornalista? “La mia carriera è iniziata a scuola, quando frequentando il Ginnasio, io e i miei compagni abbiamo realizzato il primo giornalino scolastico, completamente in autonomia, senza la guida di alcun docente, per pura passione” . – Ha mai avuto ripensamenti sulla sua carriera? “No, non ho mai avuto ripensamenti. Ho cercato di amplificare la mia passione in altri modi, ma non ho mai avuto intenzione di smettere di scrivere”. – Come si è appassionato al giornalismo? “La mia passione per il giornalismo è nata grazie ai primi temi di italiano, svolti negli anni scolastici. Avevo un foglio bianco sul quale avevo scoperto di potermi esprimere liberamente. Mi si è aperto un mondo”.    Questa esperienza è riuscita a coinvolgerci, stimolando il giornalista che è in noi, ed aiutandoci a capire cosa ci piacerebbe diventare un giorno. Abbiamo visto nel giornalista di Losito una persona fiera del suo lavoro, una persona che continuerà a donare emozioni, “con il potere magico della sua penna”. “Ragazzi, ci si può divertire anche con poco e non vi fate travolgere dai nuovi mezzi tecnologici. Internet non ci darà mai lo stupore, la meraviglia di un tramonto. Non perdete la capacità di provare emozione. La macchina ha un vizio: quello di rubarci il cuore. Gli strumenti sono positivi se dipendono dalla nostra volontà e certamente ci aprono a delle opportunità. Ma attenti a non esserne mai strumentalizzati. Non fatevi mai rubare il cuore!” .   Così Valentino Losito conclude l’incontro con noi ragazzi della Sylos, lasciandoci quel “filo, come quello degli antichi aquiloni di nonno Lorenzo”.