//“Uno ti aspetta.”

“Uno ti aspetta.”

di | 2022-04-21T15:54:13+02:00 21-4-2022 15:54|Alboscuole|0 Commenti
di Minerva Freda -5^B-
Al via, anche quest’anno, l’appuntamento più atteso da studenti, docenti, critici ed appassionati. È iniziata la XXI edizione dei “Colloqui Fiorentini”, il convegno nazionale organizzato dall’associazione DIESSE di Firenze, quest’anno dedicato al giornalista e scrittore Dino Buzzati, in occasione dei 50 anni dalla sua morte.
Per chi non ne fosse a conoscenza, Buzzati fu un narratore talentuoso e profondo, considerato uno dei migliori del nostro Novecento, al punto che le sue pagine, così intense ed allegoriche, sono tra le più amate anche dai lettori odierni di tutte le età.
Nonostante il difficile periodo che, ahimè, stiamo ancora vivendo, nelle giornate del 17, 18, 19 marzo, in diretta streaming, siamo stati coinvolti in una serie di eventi, lezioni e seminari che hanno visto avvicendarsi giornalisti, critici e letterati; cito: Pietro Baroni, Davide Perillo, Lucia Bellaspiga, Gianfranco Lauretano e Alessandro D’Avenia.
Il convegno inizia con i saluti del prof, Gilberto Baroni, affezionato fondatore e co-organizzatore del convegno, il quale ringrazia ed apprezza la volontà di più di 1350 alunni, provenienti da tutta Italia, di partecipare e di esternare i propri interessi, opinioni ed idee.
Successivamente arriva l’intervento da parte di uno dei più noti volti nel mondo giornalistico italiano; si tratta di Davide Perillo, giornalista, collaboratore del Corriere della Sera e di Focus, scrittore e docente di scrittura professionale all’Eni Corporate University.
Perillo illustra, spiega ed analizza uno dei capolavori più conosciuti ed amati di Buzzati: ”La Boutique del Mistero”, antologia pubblicata nel 1968, che tratta di 21 racconti, ognuno legato ad un suo filo rosso: il mistero.
Cos’è il mistero? Quante volte, nel corso della nostra vita, abbiamo cercato di dare una risposta esaustiva a questo quesito?
Il mistero, cito da Wikipedia, è quanto rimane escluso dalle normali possibilità intuitive o conoscitive dell’intelletto umano e provoca una reazione di incertezza, talvolta non priva di fascino.
Incertezza.
Mistero.
Cosa lega, veramente, queste parole?
Perillo ci pone davanti a questo tema, affermando che il mistero non è qualcosa di horror, di pauroso, ma ha una dimensione più acuta e profonda.
È qualcosa che vive quotidianamente con noi, fa parte della realtà, ma è inafferrabile, non riusciamo né a sentirlo e né a vederlo. L’unico in grado di farlo è Buzzati, che lo vede ovunque, persino nel fondo del letto. Un esempio vi è ne  “I Sette Messaggeri” dove l’autore fa incombere sui protagonisti, il presagio che potrebbero succedere cose straordinarie solo se partissero alla scoperta della propria terra, dove forse ci sono cose nuove. Fatti che nessuno sa, ne dice nulla.
Un altro esempio è in “Qualcosa era successo” dove il protagonista attraversa l’Italia da sud a nord con il treno e all’improvviso inizia a scorgere per le strade gente che scappa in una direzione opposta e nessuno capisce il perché.
Questi protagonisti risultano sempre delusi o sconfitti alla fine di ogni racconto ma, ogni volta, ricominciano ad attendere ed a interrogare il mistero nella pagina dopo, alla riga successiva.
Il secondo intervento è da parte di Alessandro D’Avenia, scrittore e docente amatissimo da noi giovani, il quale, attraverso l’uso di immagini, didascalie e scenette, ci descrive il romanzo “Il deserto dei Tartari”, altra grande opera di Buzzati, oggetto anche di svariati film ed opere cinematografiche. L’analisi avviene tramite gli occhi del protagonista Giovanni Drogo, il quale, diventato ufficiale, viene assegnato alla Fortezza Bastiani, situata della pianura nota come Deserto dei Tartari, dove un tempo giunsero oscuri nemici, i Tartari.
Tutto il romanzo è incentrato sull’attesa della venuta di questi ultimi, ma costoro non arriveranno mai e si inizia, così, a riflettere sul perché di questa agognata attesa. D’Avenia dice che tutti attendono l’evento, l’occasione, che è così forte da trasformareil tempo da Kronos, ovvero cronologico, in Kairos, ossia l’avventura, l’ora miracolosa che almeno una volta tocca vivere a ciascuno di noi.
Il terzo intervento è di Gianfranco Lauretano, docente e poeta originario della nostra amata Sessa Aurunca, il quale ci illustra e descrive il terzo capolavoro di Buzzati dal titolo: “Un Amore”, pubblicato nel 1963 e considerato un’opera eccentrica rispetto alla produzione abituale dello scrittore.
Il protagonista è il milanese Dorigo, la cui vita scorre vuota e monotona, finché non ha un incontro con la bella Adelaide, detta Laide, della quale si innamora perdutamente.
Lauretano ci spiega come il poeta abbia optato per la scelta linguistica di usare l’articolo indeterminativo “un” al posto del determinativo “il”. Una scelta banale. Ma non è così. Non è casuale. È un amore che è accaduto, è successo all’improvviso, non lo ha controllato. È disperato, a senso unico, disciolto in una metropoli a tratti degradata nello spirito. Ma è anche un amore intenso, che porta il protagonista a sognare giorno dopo giorno. Possiamo averlo tutti, chi prima e chi dopo, quasi un punto di svolta che, nonostante sia camuffato dall’ipocrisia e dalla cattiveria, fa emergere il nostro disperato bisogno di amore e di credere nelle illusioni.
Sulla scia di queste parole, vi è stato il quarto intervento da parte di Lucia Bellaspiga, famosa giornalista, la quale spiega “Buzzati attraverso il Covid”.
Richiama alla memoria gli avvenimenti tragici e cruenti vissuti durante la pandemia e di come Buzzati, inconsapevolmente, abbia già anticipato questi eventi nei suoi articoli di giornale ed in altri scritti.
Cita l’incipit: “Una specie di demonio si aggira dunque per la città, invisibile e sta forse preparandosi a nuovo sangue…” e ci fa vedere come questi articoli, racconti e quadri sembrano ricalcare, perfettamente, le atmosfere del Covid 19.
Per esempio, impressiona la forma della “cosa” identica al virus, che con le sue punte, la proteina Spike, invade i polmoni e si impossessa dei corpi. Le città deserte, poi, richiamano l’atmosfera descritta in “Poemi e Fumetti” con una Milano desolata percorsa da carri funebri.
Insomma è un autore che determina quello che ci aspetta e ci pone in guardia rispetto un nemico in agguato che l’umanità non coglie, ma che non deve spaventarci.
Personalmente, apprezzo moltissimo aver accettato l’opportunità di poter partecipare a questa grande occasione culturale. Avevo già preso parte a diverse edizioni precedenti, sia in presenza sia da remoto e, da appassionata di letteratura, ho amato molto questi incontri.
Buzzati è un autore che affascina, attraverso il mistero, cerca di spiegarci il motivo per cui noi aspettiamo sempre qualcuno.
Un esempio è “Il Colombre”, dove Stefano Roi passa la vita a fuggire da un leggendario mostro che sceglie le sue vittime e le insegue per mare, fino a che non le raggiunge e le uccide. Stefano decide di sfidare il colombre, ma giunto alla fine dei suoi giorni, decide di lasciarsi prendere, consapevole di avere poco da vivere. Il mostro, però, gli dice di averlo seguito per consegnargli un dono del re del mare, ovvero la perla del mare, che porta la felicità.
Il mistero non è inconoscibile o cattivo, ma viene per noi, forse anche per farci felici.
È quell’uno che ci aspetta, che ci porterà la nostra perla del mare: la felicità.