//Ridere di e con un malato: recensione a “Speechless”

Ridere di e con un malato: recensione a “Speechless”

di | 2018-07-11T16:08:11+02:00 11-7-2018 16:08|Alboscuole|0 Commenti
di SARA MONTI –

Speechless (parola inglese che significa letteralmente “senza parole”) è una serie tv americana ancora inedita per la televisione italiana, ma disponibile già da ora sottotitolata sui siti di streaming. Ideata da Scott Silveri, autore tra l’altro di molte puntate di Friends e delle serie JoeyCouples Go on, questa originale sit-com (ogni episodio dura circa 22 minuti e ogni stagione è composta da solo 12 puntate) è prodotta da Christine Gernon, Jake Kasdan, Melvin Mar e dallo stesso creatore: distribuita a partire dal 21 settembre 2016 negli Stati Uniti, sta riscuotendo un discreto successo.

Protagonista è la famiglia DiMeo composta dalla madre Maya (Minnie Driver, già nota per aver partecipato, in un ruolo che le valse l’Oscar nel 1988, al filmWill Hunting – Genio ribelle, dedicato alla storia di un problematico ragazzo prodigio, uno dei primi ruoli di spessore di Matt Damon), dal padre Jimmy (John Ross Bowie, già interprete di Barry Kripke nella fortunata The Big Bang’s Theory), dalla figlia dodicenne Dylan (Kyla Kenedy), dal fratello minore di 14 anni Ray (Mason Cook) e dal figlio maggiore di 16 anni JJ (Micah Fowler, l’unico attore affetto da paralisi ad interpretare un ruolo di primo piano in unserial americano di prima serata). Tutta la serie si basa su JJ, il quale è stato colpito da una paralisi cerebrale, la quale gli impedisce di muoversi fluidamente, parlare e camminare. Per esprimersi il ragazzo fa uso di una lavagnetta che è stata attaccata alla sua sedia a rotelle e sulla quale sono scritte le parole di uso comune e tutto l’alfabeto. Quando JJ necessita di comunicare, indica con un laser fissato ai suoi occhiali le caselline del pannello, permettendo alla persona interessata di leggere ciò che le vuole dire. Per questo motivo il ragazzo necessita di qualcuno che gli stia dietro per aiutarlo durante la giornata e leggere ciò che “scrive”. Alla fine di una serie di eventi, tale incarico viene assunto dal giardiniere della nuova scuola nella quale JJ è stato trasferito, un istituto evidentemente più disponibile verso i disabili.

Ogni personaggio è perfettamente caratterizzato: Maya è una piantagrane che lotta per i diritti di suo figlio senza farsi intimorire da nessuno; JJ, dal canto suo, nonostante l’handicap, pensa esattamente come un sedicenne e come tale vuole comportarsi; Ray è insicuro e intelligente; Kenneth (la “voce” di JJ) è ironico e divertente, ma allo stesso tempo riesce a prendersi perfettamente cura del ragazzo; la preside della scuola è una donna senza nerbo e di cui tutti si possono approfittare.

Il vero punto di forza della sitcom sta nel riuscire a trattare una tematica delicata come la disabilità con leggerezza, raccontando i problemi affrontati tutti i giorni da chi è diversamente abile, ma riuscendo comunque a strappare un sorriso, grazie alle battute esilaranti o alle improbabili situazioni nelle quali volontariamente si infilano JJ e Kenneth: basti pensare al decimo episodio (C-h-o-Choir) durante il quale il ragazzo si iscrive al coro scolastico. A cantare sarà, poi, l’aiutante, che sfodererà una profonda voce da tenore. Nel quarto episodio (I-n-s-Inspiration), invece, Kenneth permette a JJ di guidare il suo SUV in un parcheggio vuoto, in modo da non causare incidenti.

Nonostante i temi trattati siano piuttosto tipici di un dramaSpeechless diverte e, pur essendo sostanzialmente politically uncorrect, appare adatta a tutta la famiglia e soprattutto ad un pubblico che vuole passare una leggera serata sul divano a ridere.