//Cara Mamma…. Lettere di un soldato di trincea

Cara Mamma…. Lettere di un soldato di trincea

di | 2024-01-15T10:25:23+01:00 15-1-2024 10:25|Alboscuole|0 Commenti

25 novembre 1916

Cara Mamma,

spero che stasera quando tornerò ai baraccamenti possa trovare qualcosa di diverso, non mi aspetto sicuramente una festa, con tanto di torta, festoni e musica, ma, almeno, una cena con i miei compagni. Qui non ceniamo mai tutti insieme, ma a turni per prevenire un eventuale attacco nemico. In effetti non ricordo neanche più cosa si provi a stare insieme, senza pensieri, a festeggiare per ogni sciocchezza, ad esempio, come quando abbiamo festeggiato Ryan che era finalmente riuscito ad avere un giudizio positivo in matematica, te lo ricordi mamma? Non mi ricordo cosa vuol dire essere felici e spensierati, senza il timore di poter morire da un giorno all’ altro. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di guerra è godersi ogni attimo e apprezzare il valore di ogni singolo giorno. Probabilmente ti starai chiedendo perché a un soldato in trincea interessi tanto festeggiare l’onomastico, beh, è un modo per ricordare un ragazzo che ho conosciuto lo scorso anno, il migliore direi. Si chiamava Stefano, come me. Lui riusciva sempre a vedere tutto in positivo, affrontava ogni situazione con il sorriso. Voleva vivere e tornare a casa dal suo fratellino, ma purtroppo ci ha lasciati tre mesi fa e ora se voglio vincere questa battaglia, è anche per lui!

La vita nella trincea è un vero schifo. Sono costretto a vivere ogni giorno nello sporco: il terreno è pieno di fango, siamo sporchi e non abbiamo la possibilità di lavarci spesso. Sono due settimane che non mi faccio una doccia, credo di avere i pidocchi e devo convivere sempre con un disgustoso odore. Non cambio i miei vestiti da giorni e la mia biancheria è anche strappata. La notte dormiamo tutti ammassati, quasi non riesco a respirare.

La maggior parte delle notti sono insonne e resto sveglio a pensare. Rivedo tutti i volti dei miei compagni morti e di tutti quelli che ho ucciso. Mi sento continuamente le mani sporche. Invidio le persone che in questo momento sono nella loro casa e penso:” cosa si prova a non sentirsi un assassino e a non avere continui sensi di colpa?”. Probabilmente non lo saprò mai, mamma…

Il cibo è pessimo e poco abbondante. Siamo sempre di meno, i soldati muoiono, sia durante i combattimenti, ma anche di fame e per malattie mentali e infettive. Ho paura, mamma, non di morire, perché in quel caso raggiungerei Stefano e papà, ma di continuare a vivere una vita così angosciante. Ho paura di impazzire e di dimenticarmi il tuo volto. A volte penso che vorrei procurarmi ferite e mutilazioni, come molti miei compagni fanno, ma poi penso che voglio finire questa guerra una volta per tutte, per te, per papà, per Stefano e per tutti i miei compagni che si sono sacrificati.

Mi manchi, mamma, più di ogni altra cosa e già ti sto immaginando leggere questa lettera nella mia camera, con le lacrime agli occhi ma non devi preoccuparti perché non ho nessuna intenzione di lasciarti da sola.

Tornerò, lo prometto.

Tuo Stefano

25 dicembre 1916

Cara mamma,

ti scrivo dalla trincea, insieme al nemico. Come prima cosa volevo farti gli auguri di Natale e voglio sperare, che nonostante tutto, lo stia passando con il sorriso. Noi adesso stiamo bene, abbiamo affrontato diverse battaglie, ma ora siamo qui a festeggiare con il nemico. Pensi mai a quante sorprese ci porta la vita? Probabilmente sono troppo criptico e non starai capendo niente, ma lasci che ti spieghi. In occasione del Natale, abbiamo deciso di stare in pace, di fare una tregua. Ci siamo scambiati dei doni a vicenda, io ho ricevuto una collanina con il ciondolo. Aprendolo c’era la foto di Stefano. È stato molto strano vedere il nemico come un amico. Con molta riluttanza, ci siamo fidati l’uno degli altri, ma alla fine non ci siamo pentiti. Il Natale fa diventare davvero tutti più buoni. Nel pomeriggio abbiamo fatto una lunga partita di calcetto. Hanno vinto loro, ma va bene così, ne sono felice. Abbiamo approfittato di questa giornata anche per riprenderci i cadeveri distesi nella “Terra di nessuno”. Domani sarà tutto nuovamente come prima, niente più sorrisi, niente più gentilezze, si ricomincerà a fare fuoco, come se nulla fosse successo. Non so se riuscirò a vedere le stesse persone con cui ho celebrato il Natale come dei nemici pronti a dare inizio a una battaglia. Mamma…in fin dei conti quella è stata veramente una splendida giornata, era tanto che non mi sentivo più così vivo!

Mi manchi tanto ma ci rivedremo presto.

Tuo Stefano.

Sara M. classe 3A Umberto I