//Alla scoperta del quartiere ebraico di Lecce: intervista a Shunamit Lipschitz

Alla scoperta del quartiere ebraico di Lecce: intervista a Shunamit Lipschitz

di | 2020-02-09T12:54:17+01:00 9-2-2020 12:54|Alboscuole|0 Commenti

Gli alunni della 1^ A Scuola Secondaria I gr. di Zollino  – Noi alunni delle classi 1°, 2°e 3° media, 4° e 5° primaria di Zollino siamo andati, il 30 gennaio 2020, in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, a visitare Lecce ebraica. L’antico quartiere ebraico della città conserva numerose testimonianze della presenza giudaica dall’età medioevale fino alla cacciata degli Ebrei, avvenuta dal 1492 al 1541. Gli ebrei arrivati nel Salento, venivano dalla Spagna e dal Portogallo, da cui erano stati cacciati per motivi religiosi. Nel quartiere ebraico, tra lo splendore del barocco della basilica di Santa Croce, il Palazzo dei Celestini, altri palazzi e case adibiti a B & B, percorriamo le vie denominate  sia in lingua italiana che in lingua ebraica, come Via della Saponea (dove si producevano i saponi), Via Abramo Balbes (un bravissimo medico che curava anche i cristiani), Via della Sinagoga e Via Idumeneo.

Il periodo d’oro della comunità ebraica a Lecce fu quello del regno feudale di Maria d’Enghien, sposa di Raimondo del Balzo Orsini, conte di Soleto nel 1399 che ne protesse e favorì lo sviluppo economico e culturale, proseguito nel XV secolo.

Con l’arrivo di Carlo V nel 1532 gli ebrei ebbero delle restrizioni a causa dell’intolleranza religiosa e nel breve giro di alcuni anni la comunità ebraica si vide privata del suo culto, sulla sinagoga venne edificata la Chiesa dell’Annunziata per i cristiani e pian piano la comunità ebraica, in seguito al decreto di espulsione di Carlo V si trasferì in Grecia o nell’Italia settentrionale.

A ricordo della presenza degli ebrei, a Lecce, è stato istituito nel luogo simbolo della Giudecca, il museo ebraico, presso il Palazzo Taurino, ribattezzato “Medieval Jewish Lecce” accanto alla basilica di Santa Croce.

Ricavato nella zona sotterranea è un percorso ipogeo che comprende 8 piccole stanze, scavate nella roccia che rappresentano un vero e proprio sito archeologico, come la sala delle vasche. Esse sono state costruite proprio sul punto di passaggio del fiume Idume, un fiume carsico che scorre sotto la città, e fungevano da riserva d’acqua per le abluzioni, ovvero i bagni purificatori.

Le altre sale ospitano tracce della presenza degli ebrei, nel tardo Medioevo come capi di abbigliamento, epigrafi e mostre di vario contenuto per la memoria del loro passaggio.

Una sala infatti era adibita a una mostra d’arte di un’artista romana, nipote di una vittima che è stata deportata ad Aushwitz.

È stato interessante conoscere un luogo così importante, per la memoria della vita a Lecce di una comunità ebraica nel tardo Medioevo.

RINASCERE IN PUGLIA

Una delle sale del Museo Ebraico è dedicata alla proiezione di documentari, molto interessante è stato quello del 2015 sul ritorno nel Salento di tre donne ebree: Shunamit Lipschitz, Rivka Cohen ed Esther Herzog nate a Santa Maria di Leuca durante il soggiorno dei loro genitori, sopravvissuti alla Shoah, poi accolti presso i campi profughi.

La guida ci ha dato l’opportunità di parlare in videochiamata con una di queste signore, la signora Shunamit. Da qui è nata la nostra intervista.

Alunno: – Buongiorno signora Shuni, siamo in visita presso il Museo Ebraico di Lecce, abbiamo conosciuto la sua storia, grazie alla nostra guida che ci ha concesso l’opportunità di ascoltarla, incuriositi, le vorremo porre qualche domanda.

Shuni: – Risponderò volentieri, è sempre un piacere ascoltare i giovani, specie i ragazzi salentini che vogliono conoscere la mia storia.                                                                 

Alunno: – Lei è davvero nata a Santa Maria di Leuca?                    

Shuni: – Si, sono nata nell’ospedale di Santa di Leuca, nel 1944, insieme con tanti altri bambini. In quel periodo i profughi ebrei, come i miei genitori sopravvissuti ai campi di concentramento, vivevano nel Salento, chi a Santa Maria al Bagno, chi a Tricase, chi a Santa Cesarea Terme e chi a Santa Maria di Leuca, come i miei. Qui furono ospitati dai salentini e finalmente si sentivano liberi, grazie alla loro calorosa accoglienza.

Alunno: – In quel periodo nacquero altri bambini?

Shuni: – Si, in tre anni a Santa Maria di Leuca sono stati celebrati 340 matrimoni e sono nati circa 300 bambini. Pensate che gli abiti da sposa furono offerti dalle donne del posto, ecco perché quando noi tre, io, Rivka e Esther siamo ritornate nel Salento abbiamo portato come dono un abito da sposa, simbolo della nostra “nascita” in Puglia e della “rinascita” delle nostre famiglie.                                                                                                                             

Alunno: – I suoi genitori le hanno mai parlato del periodo della Shoah?

Shuni: – No, quel periodo è rimasto sempre buio assoluto, loro non ne hanno mai parlato. Parlavano, invece, del paradiso vissuto nel Salento.                                            

Alunno: – Come siete ritornati in Israele?                                                                                                

Shuni: Grazie all’organizzazione britannica Liabet che assisteva i profughi a ritornare in Palestina come clandestini del mare.                                                                              

Alunno: – Oggi che lavoro svolge?                                                                                                             

Shuni: – Conosco bene le lingue e faccio la traduttrice dall’inglese, dal polacco e dall’italiano.                                                                                                                                        

Alunno: – Grazie per la sua testimonianza.                                                                                           

Shuni: – Ringrazio, attraverso voi, tutti i salentini per avermi fatta “nascere e rinascere in Puglia”.