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Zanardi, grande atleta e uomo del congiuntivo

di | 2026-05-14T18:16:17+02:00 17-5-2026 0:10|Personaggi, Sezione 3|0 Commenti

MILANO – Una gran folla commossa, oltre duemila persone all’interno e centinaia nel sagrato della basilica di Santa Giustina, ha partecipato a Padova all’ultimo saluto ad Alex Zanardi. In tanti hanno ricordato il grande profilo sportivo dell’ex pilota, nonché del pluripremiato atleta paralimpico. Non serve pertanto elencare il numero delle medaglie, frutto della sua tenace volontà di vivere pienamente una vita, che con lui si è dimostrata così dura. Fa bene “all’anima”, piuttosto, riportare le parole ed i sentimenti di chi lo conosceva più da vicino, ben oltre la corazza dell’atleta vittorioso.

A cominciare dal suo medico curante il dottor Costa, illustre uomo di scienza, che ha rilevato come Alex abbia “ridisegnato i contorni” della sua anima, sia di medico che di uomo. O ancora la voce della madre affranta che ha dichiarato di aver ricevuto dal suo Alex soltanto amore; piegata dagli anni e dal dolore, ha ripercorso la sua esistenza costellata da terribili lutti: la figlia strappatale giovanissima da un incidente stradale, il marito sconfitto poco più che cinquantenne da un tumore. Unica luce e forza Alex e, nonostante il dolore per gli incidenti sportivi, sempre accanto a lei pronto a sostenerla; come quando, ancor bambino, si addormentava sulle sue ginocchia, mentre lei di notte cuciva asole di camicia per arrotondare le entrate familiari.

Sono tuttavia, alcuni passaggi dell’omelia di Don Marco Pozza, amico di Alex e parroco del carcere Due Palazzi di Padova, a commemorare la faccia nascosta del campione. “Lascio a voi le medaglie, il rombo dei motori, l’odore della benzina. Le luci dei podi, il luccicchìo dei cimeli, il fruscio degli applausi. Mi tengo strettissimo l’uomo, con la sua avvincente umanità”. Certo un uomo ferito, Alex, ma saldamente ancorato alle radici-salvavita, quelle con impresso il sorriso della mamma Anna, della moglie Daniela e del figlio Nicolò. Proprio Nicolò nell’ultimo saluto al padre ha voluto ricordarne il suo grande lascito morale: “Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa. Auguro a tutti di trovare ogni giorno il sorriso nelle piccole cose perché è da lì che si costruiscono le grandi”.

C’è un ulteriore aspetto dell’umanità di Alex, che colpisce particolarmente: l’officiante lo sintetizza nell’espressione “uomo del congiuntivo”, perché se l’indicativo, che tutti sanno usare, resta il modo della certezza, il congiuntivo, a cui Alex faceva ricorso in modo corretto – orgoglioso com’era anche della lingua italiana – lascia una porta aperta. “Lui, uomo del congiuntivo, viveva come se tutto fosse un appuntamento al buio, un’improvvisata, la mente spalancata”. Ed è proprio questa forza interiore di chi non ha certezze granitiche da difendere ad oltranza che lo induce, nel 2016, durante le Paralimpiadi di Rio a pensare alla fondazione di un’associazione sportiva per far vivere anche ad altri le sue stesse emozioni.

Nasce così Obbiettivo 3 con la volontà di offrire un’opportunità e sostenere coloro che vorrebbero avvicinarsi allo sport, ma non possono. Sul sito di questa realtà attiva e presente su tutto il territorio nazionale si ribadisce, oltre agli obiettivi di coinvolgimento per tutti gli atleti disabili, anche la volontà di sostenerli dal punto di vista economico, soprattutto per l’acquisto delle attrezzature sportive specifiche. Altre barriere abbattute, altri traguardi raggiunti perché, come sostiene ancora Don Paolo Piazza “sorellaccia morte ha preso il corpo, non l’anima di Zanardi”, dal momento che quest’ultima è andata ad “infilarsi dritta” nelle storie e nei sogni di ragazzi e ragazze di Obbiettivo 3.

Non ci resta, quindi, che ringraziare Alex Zanardi da Castel Maggiore per tutto quello che ci ha dato, con la consapevolezza che “chi ama l’indicativo, oggi rimpiange l’atleta…. Chi osa il congiuntivo, oggi ringrazia l’uomo”.

Adele Reale

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