//La Tuscia e Rapa Nui accomunate dal Moai

La Tuscia e Rapa Nui accomunate dal Moai

di | 2026-08-30T09:45:19+02:00 30-8-2026 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

Che cosa possono avere in comune l’isola di Pasqua (Oceano Pacifico, oltre tremila chilometri dalle coste del Cile) e il borgo di Vitorchiano, ad un tiro di schioppo da Viterbo? Apparentemente nulla perché è difficile immaginare un qualche legame di tipo storico o culturale o sentimentale, ma c’è invece una caratteristica profonda e non banale: il comune della Tuscia ospita infatti un Moai, la scultura che rappresenta l’anima di Rapa Nui, nome nativo dell’isola (che appartiene amministrativamente al Cile).

Il sindaco Ruggero Grassotti e la signora Lenky Atan Hito

Nel 1990, infatti, il maestro Pedro Atan Pakomio, insieme ad altri scultori indigeni, realizzò la statua del Moai oggi collocata presso il belvedere di Vitorchiano. L’opera venne scolpita utilizzando il peperino, la caratteristica pietra del Viterbese, in un momento documentato all’epoca anche dalle telecamere della trasmissione Rai “Alla ricerca dell’Arca”. L’iniziativa dell’incontro è nata nell’ambito del progetto “Hakamahana Matou Arinja Ora”, guidato da Lenky Atan Hito, nipote dell’artista.

La delegazione di Rapa Nui (composta anche da Paori Vera Atan, Karla Salinas Atan, Mahani Salinas Atan, Mareva Salina Atan e Mana Vai Hotu Salinas) ha visitato il borgo della Tuscia e successivamente, nella sala consiliare, ha incontrato l’amministrazione comunale per una cerimonia ufficiale, con lo scambio di omaggi e la condivisione dell’impegno a promuovere un appuntamento annuale che possa rendere Vitorchiano un punto di riferimento in Italia per la conoscenza e la diffusione della cultura di Rapa Nui.

Il Moai di Vitorchiano

“È stata una giornata di profonda emozione – commenta il sindaco Ruggero Grassotti – e ringrazio sentitamente la delegazione dell’Isola di Pasqua e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questo importante incontro. Abbiamo accolto con grande favore la proposta, che mi è stata sottoposta dal corrispondente consolare d’Italia, Enzo Moglia, insieme alla signora Lenky Atan Hito, di consolidare e valorizzare i profondi legami culturali e umani tra le nostre realtà. L’auspicio è che questa giornata possa rappresentare soltanto l’inizio di un percorso ancora più ampio: vogliamo che il Moai continui a essere non soltanto un simbolo della presenza di Rapa Nui a Vitorchiano, ma soprattutto un ponte capace di avvicinare popoli, culture e tradizioni. Siamo felici di poter costruire insieme nuovi momenti di scambio e conoscenza e di fare della nostra cittadina un luogo in cui questa straordinaria amicizia possa crescere e rinnovarsi nel tempo”.

L’obiettivo è creare quindi un luogo permanente di dialogo e scambio tra culture, valorizzando il particolare legame che unisce Vitorchiano e Rapa Nui (letteralmente significa “grande roccia”) attraverso la storia del Moai e le persone che, nel corso degli anni, hanno contribuito a mantenerlo vivo. Al termine della cerimonia, la delegazione e i rappresentanti del Comune si sono recati presso il Moai per suggellare la visita, che è stata inoltre allietata dall’esecuzione di un brano musicale e di una danza tradizionale dell’isola.

Quest’isola vulcanica (esattamente quattro: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka) appartiene al Cile, ma ha radici profondamente legate alla Polinesia. Il suo isolamento geografico ha contribuito a preservare una cultura unica, fatta di miti, riti ancestrali e straordinari capolavori come i Moai. Il fascino dell’isola risiede proprio in questo mix di mistero, natura e storia: come hanno fatto gli antichi Rapa Nui a trasportare statue di tonnellate senza l’ausilio di tecnologie moderne? Una domanda che ancora oggi affascina viaggiatori e studiosi.

Le teorie più bizzarre si sono susseguite negli anni e hanno tirato in ballo gli extraterrestri, il mito di Atlantide e gli UFO. La spiegazione è tuttavia un’altra. I moai venivano realizzati da sdraiati, poi estratti dalla parete rocciosa, messi in piedi e trasportati su rampe fino alle piattaforme cerimoniali (gli “ahu”), grazie a delle corde, facendo dondolare le statue da una parte all’altra. Ecco perché, secondo gli abitanti dell’isola di Pasqua, i moai “camminavano”.

Come che sia, questa singolare scultura rappresenta davvero un unicum al mondo e il fatto che una piccola comunità viterbese possa vantarne una nel suo territorio deve essere motivo di orgoglio per consolidare un rapporto vivace e produttivo tra popoli e culture così diversi, ma accomunati dal desiderio di amicizia e di pace.

Buona domenica.

Nell’immagine di copertina, l’incontro tra gli amministratori di Vitorchiano e la delegazione di Rapa Nui

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