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Va difesa la libertà di non essere disturbati

di | 2025-08-02T11:56:28+02:00 3-8-2025 0:05|Attualità, Sezione 2|2 Comments

VITERBO – Arrivano quando meno te lo aspetti. Un’email con l’oggetto “URGENTE: Hai un premio da ritirare”, oppure una telefonata da un numero sconosciuto durante la pausa pranzo o in un momento di relax. Il contenuto è quasi sempre lo stesso: offerte imperdibili, promozioni “a tempo limitato”, proposte aggressive che chiedono attenzione ma spesso non meritano fiducia. Benvenuti nell’età dell’invadenza digitale, dove la comunicazione ha smarrito il suo volto umano e si è trasformata, purtroppo, in disturbo sistematico. Secondo i dati più recenti del Rapporto Clusit sulla Sicurezza ICT, circa il 45% delle email globali quotidiane sono spam.

E mentre i filtri automatici migliorano, anche le tecniche per aggirarli diventano sempre più sofisticate. I messaggi non sono più scritti in un italiano zoppicante e non propongono solo eredità da parenti sconosciuti: oggi lo spam si mimetizza nei loghi delle banche e di Poste, nelle notifiche dei corrieri, nelle fatture apparentemente ufficiali. Dietro l’apparente banalità dello spam si celano rischi tutt’altro che trascurabili: tentativi di frode, furto di dati sensibili e virus progettati per colpire anche i sistemi più protetti. L’email, però, non sono l’unico fronte con cui si tentano improbabili proposizioni di marketing. Sempre più italiani lamentano un aumento esponenziale di chiamate commerciali indesiderate, finalizzate alla sottoscrizione di nuovi contratti di luce e gas, offerte per la telefonia, polizze, trading online, una giungla vocale che infastidisce e disorienta.

Al centro della questione, c’è anche un tema cruciale: la gestione dei dati personali. Ogni volta che compiliamo un modulo online, partecipiamo a un concorso o clicchiamo su un consenso senza leggere attentamente, c’è la possibilità che quelle informazioni finiscano in database utilizzati per campagne aggressive. Spesso gli utenti non sono consapevoli di aver autorizzato la condivisione dei propri dati, magari accettando in modo frettoloso le condizioni di un servizio online o partecipando ad una promozione, e poi da lì risulta difficile tornare indietro. Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte richiamato le aziende a una maggiore responsabilità nell’uso dei contatti raccolti. Ma non basta la legge se non si coltiva una cultura del rispetto.

“Il vero nodo non è tecnologico ma culturale – afferma il sociologo della comunicazione Marco Longhi – infatti la tecnologia può essere uno strumento straordinario ma diventa molesta quando viene usata senza trasparenza, senza etica e senza il consenso reale dell’utente”. Eppure, molti numeri telefonici risultano iscritti al Registro pubblico delle opposizioni, il servizio è nato proprio per limitare questo tipo di contatti e permette, in maniera gratuita per i cittadini, di opporsi e di escludere il proprio numero dalle liste di marketing per l’utilizzo dei dati personali con finalità commerciali. Iscrivendosi si nega il consenso all’utilizzo dei propri dati per scopi pubblicitari annullando anche i consensi rilasciati in precedenza.

Per farlo basta entrare con SPID sul sito www.registrodelleopposizioni.it e seguire i vari passaggi fino all’inserimento del proprio numero telefonico. Oppure telefonando al numero verde 800957766 (per i numeri fissi) o 06 42986411 per i numeri mobili o via email: basta compilare in ogni sua parte il modulo di iscrizione scaricato direttamente dal sito del Registro delle opposizioni ed inviarlo all’indirizzo email: iscrizione@registrodelleopposizioni.it l’efficacia diventa attiva entro 15 giorni dalla registrazione. Purtroppo però il sistema non è impermeabile. Spesso i numeri vengono “riciclati” da call center esteri o comprati attraverso circuiti poco trasparenti. L’utente medio, nel frattempo, si ritrova a bloccare manualmente numeri a decine, mentre la sensazione è quella di una rincorsa senza fine.

Esistono anche altre soluzioni oltre al Registro delle opposizioni: ci sono app che riconoscono le chiamate moleste in tempo reale, servizi e-mail con filtri intelligenti e la possibilità di segnalare numeri sospetti alle autorità. Ma il primo vero argine resta la consapevolezza: capire cosa si firma, a chi si concede il proprio consenso e come revocarlo. Allo stesso tempo, dal lato delle aziende, servirebbe una riflessione più ampia sul concetto di ‘comunicazione efficace’. Vale la pena rincorrere un cliente con decine di chiamate e messaggi ingannevoli? L’insistenza è davvero la via migliore per costruire relazioni commerciali durature?

Di sicuro, oggi più che mai sono il rispetto e la trasparenza a fare la differenza nelle scelte finali dei cittadini. Forse non sarà possibile eliminare del tutto email spam e chiamate moleste, ma sarà possibile ridurne l’impatto. Con regole più chiare, controlli severi e un uso più responsabile degli strumenti digitali, si potrà tornare a una comunicazione che informi senza invadere, che proponga senza forzare. In fondo, in un’epoca in cui siamo tutti raggiungibili ovunque e in ogni momento, il vero lusso potrebbe essere proprio questo: la libertà di non essere disturbati.

Paolo Paglialunga

2 Commenti

  1. Tamara 3 agosto 2025 at 16:50 - Reply

    Utile come semore

  2. Tamara 3 agosto 2025 at 16:50 - Reply

    Utile come sempre

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