MILANO – È di qualche giorno fa una sentenza che è passata quasi in silenzio e che – alla pari di tante altre – avrebbe meritato sicuramente maggiore rilievo. I fatti risalgono al marzo del 2023, quando in un hotel di San Martino di Castrozza (Trento) un ragazzo disabile era stato oggetto di un comportamento offensivo e profondamente discriminatorio. Tommaso Pimpimelli, affetto dalla sindrome di Norrie e totalmente cieco dalla nascita, era in vacanza con i genitori (papà Remo e mamma Cecilia Bonaccorsi); durante la cena, alcuni clienti avevano protestato con la direzione perché “disturbati” dai suoi vocalizzi e movimenti involontari. La titolare aveva chiesto alla famiglia, per il prosieguo del soggiorno, di consumare i pasti in una saletta separata da vetri oscurati. La proposta, a dir poco, indecente aveva spinto i genitori ad abbandonare la struttura prima del previsto; erano seguiti poi la denuncia pubblica e la reazione indignata della politica, della società civile, infine l’avvio del percorso legale.

Tommaso con la madre Cecilia Bonaccorsi
Due anni dopo si è giunti alla conclusione. La madre di Tommaso, Cecilia Bonaccorsi farmacista in pensione e fondatrice dell’associazione “Con i miei Occhi” che segue chi ha problemi di vista, ha confermato che il procedimento civile si è chiuso con un accordo tra le parti: la responsabile dell’hotel, Isabella Doff, è stata “condannata” a seguire un corso educativo sulle buone norme di accoglienza verso le persone con disabilità. La famiglia, che ha sempre rifiutato proposte economiche risarcitorie, ha così commentato: “Ci auguriamo che non capiti più a nessuno”. Certo, per loro neanche questa sentenza potrà cancellare la ferita, ma sicuramente rappresenta un passo in avanti nel lungo e faticoso percorso dell’inclusione.

Tommaso con papà Remo
Nonostante i Costituenti, con la loro lungimiranza, avessero già statuito che la pena, oltre al valore afflittivo, dovesse avere una funzione rieducativa volta al reinserimento del reo nella società (Costituzione, art. 27, terzo comma), oggi prevale la percezione della pena solo come punizione o peggio vendetta. A questa visione draconiana, senza dubbio, contribuisce il clima politico-mediatico che da una parte iper-criminalizza i colpevoli e dall’altra si limita ad auspicare l’inasprimento delle pene e l’istituzione giuridica di nuovi reati, come se tutto ciò potesse garantire sicurezza e giustizia. Il limite tra vendetta e giustizia si fa, di conseguenza, sempre più labile, ne è recente testimonianza quanto avvenuto in un tribunale di Napoli lo scorso 10 dicembre.
Dopo la lettura della sentenza del processo per l’esplosione (2024) in una fabbrica abusiva di fuochi di artificio di Ercolano, i parenti delle vittime hanno tentato di scagliarsi contro i giudici, poiché non ritenevano che le pene comminate al proprietario (17 anni e 6 mesi) ed al fornitore di polveri (4 anni) fossero giuste. Nell’attuale ordinamento la disciplina organica della giustizia riparativa è stata introdotta con decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (c.d. legge Cartabia) e prevede, oltre alle disposizioni per una maggiore efficienza del processo penale e una più celere definizione dei procedimenti giudiziari, l’introduzione appunto di una disciplina organica della giustizia riparativa.

Vigilia del fuoco al lavoro nella fabbrica abusiva di fuochi d’artificio esplosa ad Ercolano
Tuttavia mentre si procede lentamente per l’aspetto riparativo/rieducativo diviene ancor più drammatica la situazione in cui versano le carceri italiane. Diversi rapporti dell’associazione Antigone, riportando i dati aggiornati al 14 dicembre 2025 dal Ministero degli Interni, evidenziano il grave sovraffollamento (oltre 63.000 detenuti su 46.500 posti disponibili) e l’emergenza suicidi (76 nel 2025), oltre alle condizioni di detenzione disumane che determinano ricorsi e condanne internazionali.

Cesare Beccaria
Il cosiddetto pugno di ferro non risolve alcun problema nelle carceri e men che mai fuori da esse; bisognerebbe tenere bene a mente la lezione di Cesare Beccaria che auspicava la certezza della pena, supportata da una valida prevenzione: “Uno dei più grandi freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma la infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile, che per essere un’utile virtù dev’essere accompagnata da una dolce legislazione” (Dei delitti e delle pene, cap. XX).
Adele Reale
Nell’immagine di copertina, Tommaso Pimpinelli con i l papà Remo e la mamma Cecilia Bonaccorsi

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