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“Tutto il male del mondo” nella morte di Giulio Regeni

di | 2026-05-28T18:54:22+02:00 31-5-2026 0:20|Sezione 5, Storie|0 Commenti

MILANO – Sono trascorsi dieci anni dall’assassinio del ricercatore Giulio Regeni ed il docu-film “Tutto il male del mondo”, trasmesso su Sky Documentaries, ben rappresenta l’immane atrocità della morte del giovane studioso. La ricostruzione viene fatta attraverso la voce di coloro che lo conoscevano e amavano, oltre ad immagini di filmati amatoriali e testimonianze processuali che evidenziano la falsità delle ricostruzioni fatte dalla propaganda di regime. Composto, riservato, il dolore della mamma Paola Deffendi e del papà Claudio Regeni che intervengono direttamente nel programma.

Giulio Regeni

Indimenticabili le parole della signora Paola che, nonostante l’evidente sofferenza, non si scaglia contro i torturatori di suo figlio, ma continua a chiedere solo giustizia e verità. Toccante il passaggio in cui racconta il momento del riconoscimento della salma tra le asettiche mura di una sezione di medicina legale. Di quel corpo martoriato resta integro solo il naso e si scorge “Tutto il male del mondo” – così afferma – nei segni di quelle torture devastanti, di cui certa stampa continua a fornire irrispettosamente ed inutilmente dettagli minuziosi. Statuaria la volontà del padre che mette in evidenza lo specchiato curriculum di studi di Giulio e caparbiamente smonta i pezzi calunniosi e volutamente errati del vergognoso collage della personalità del figlio (spia, omosessuale, drogato) diffusi dalla stampa egiziana biecamente asservita al dittatore Abdel Fattah al-Sisi, nel tentativo di deviare le indagini. Con i suoi interventi invita con fermezza a tenere a mente le parole di Papa Francesco che, nel 2018 in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni, aveva sottolineato che il giornalista “ha il compito, nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop, di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone. Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone”. Centralità della persona che deve restare fondamentale, comunque la si pensi, supportata dalla verità che non può e non deve essere considerata una concessione, ma un diritto inalienabile, ben oltre qualsiasi interesse economico.

Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio

Di tutt’altro genere, dopo il ritrovamento del corpo di Giulio, era stato l’intervento della giornalista (?!) Rania Yassen, dell’emittente privata “Al Hadath al Youm”, che – con tono irritato quanto irritante – aveva invitato a non parlare più di questo “fastidioso” incidente (morte provocata da un incidente stradale avevano dichiarato le autorità egiziane) che “non è certo l’unico caso al mondo”, sostenendo che l’attenzione internazionale suscitata rappresentasse “un complotto” per screditare l’Egitto e concludendo -con assenza totale di professionalità e umanità – che il ricercatore italiano e i suoi connazionali potevano “anche andare al diavolo”.

Il documentario “Tutto il male del mondo”, vincitore del Nastro d’Argento della Legalità 2026, nonostante abbia dovuto fare a meno dei fondi pubblici del Ministero della Cultura negati dalla commissione preposta, vuole preservare proprio questo nucleo umano. Lo fa attraverso il racconto dei genitori e di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha affiancati lungo una complessa battaglia giudiziaria e civile durata anni e che ha condotto, nel 2023, all’apertura del processo contro quattro alti ufficiali della National Security egiziana: Tariq Sabir, generale ed ex capo del dipartimento dei servizi segreti interni egiziani; i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi; Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, maggiore, ritenuto l’esecutore materiale delle torture.

I genitori di Giulio Regeni, al centro l’avvocato Alessandra Ballerini

Il regista Simone Manetti, col suo lavoro, delinea a tutto tondo la figura di Giulio Regeni: lo studente brillante, il ricercatore intraprendente, il figlio amato. Il processo dovrà andare a sentenza entro il 2026 in contumacia dei suoi torturatori, introvabili per le autorità egiziane. La memoria diviene, quindi, un obbligo morale per impedire che storie come questa possano essere dimenticate e per contrastare in qualche modo l’ottusa ferocia di tutti i regimi autoritari, per i quali studio e ricerca liberi sono assimilabili ad atti sovversivi.

Adele Reale

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