//Turismo, ecco la rivincita dei piccoli borghi

Turismo, ecco la rivincita dei piccoli borghi

di | 2026-08-01T18:04:31+02:00 2-8-2026 1:05|Foto del Giorno|0 Commenti

I piccoli borghi sono fondamentali per il turismo, uno dei settori nevralgici del sistema economico italiano. Ormai è tempo  di “slow tourism”, un’esperienza non omologata, in contesti ancora da scoprire e senza lo stress delle mete turistiche più in tendenza. Il borgo italiano è ormai una scelta di qualità, sia per gli autoctoni sia per gli stranieri, che preferiscono una vacanza più lunga in un piccolo centro rispetto al weekend mordi e fuggi nei luoghi più iconici della Penisola.

Un’analisi condotta su più di 7.300 prenotazioni da Ruralis lascia pochi dubbi: la voglia di vacanza è sempre grande ma si guarda sempre di più alle dimensioni delle destinazioni. Diversificare le mete aiuta a spalmare la ricchezza su un territorio più ampio, garantendo nuova vita anche a quei piccoli centri abitati che rischiavano di scomparire sotto la minaccia dello spopolamento. Certo, scegliere una meta del genere significa accettare consapevolmente di abbassare i ritmi, di muoversi seguendo un battito diverso. Ma in fondo è esattamente quello che molti sognano, dopo mesi di scadenze da adempiere e appuntamenti da rispettare.

Va sottolineato poi che il mito del paesino dimenticato, incapace di garantire i servizi più basilari, può essere ormai messo definitivamente in soffitta. Si è innescato infatti un circolo virtuoso che finisce per auto-alimentarsi: più turisti garantiscono alle strutture ricettive maggiori entrate, che poi vengono in parte investite per il miglioramento di un’offerta capace di attirare altri vacanzieri. Una proposta più completa finisce per motivare inoltre il visitatore a valutare l’opportunità di un soggiorno più lungo. Non è un caso che lo stesso studio registri un aumento della permanenza nei piccoli borghi pari al 46% rispetto all’anno scorso, da 2,35 a 3,44 giorni. I turisti sono poi propensi a pagare anche di più, pur di vivere un’esperienza meno congestionata e banale. Anche per questo in appena dodici mesi la spesa media per prenotazione è salita da 269 a 469 euro, certificando un aumento addirittura pari al 74%.

Siamo dunque di fronte al trionfo del “turismo lento” e, in questa ottica, va segnalato il boom del Molise, la regione che oggi si riscopre in fortissima crescita, rivitalizzata proprio da quella stessa ruralità che fino a ieri appariva come la sua condanna. Sorte simile tocca per le stesse motivazioni anche al vicino Abruzzo o all’altrettanto bistrattata Basilicata, che diventano mete perfette per riscoperte “a passo d’uomo”. A confermarlo è anche il report curato dal Centro di Ricerca Divulgativo della Rome Business School, dal titolo “Italia oltre l’overtourism”, che indica tra le aree che crescono sopra la media nazionale proprio queste tre regioni.

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