VITERBO – C’è un’Italia che non corre. Che si sveglia con la luce naturale, che ha ancora orari da rispettare ma nessuno da rincorrere. È l’Italia dei treni lenti, delle tratte ferroviarie secondarie, dei borghi che si raggiungono con un po’ di pazienza e tanta voglia di guardare fuori dal finestrino. In un’epoca che idolatra la rapidità, il viaggio lento sta tornando ad avere senso. E fascino.

Lo splendido borgo di Caldana
Non è un caso che nel 2025 aumentino i viaggiatori che scelgono itinerari come la Ferrovia del Trenino Verde in Sardegna, la Transiberiana d’Italia tra Abruzzo e Molise, o la Ferrovia Vigezzina-Centovalli, che collega Domodossola alla Svizzera attraversando vallate fiabesche. Sono tracciati nati per collegare l’Italia interna, oggi riscoperti come esperienze immersive, lontane dal turismo mordi e fuggi.
E poi ci sono i borghi. Quelli che non compaiono in prima pagina nei motori di ricerca, ma che hanno nomi così belli da sembrare inventati: Bagnone, Grottole, Civita di Bagnoregio, Castelmezzano, Vitorchiano. Luoghi dove il tempo sembra essersi assestato su una frequenza diversa, fatta di chiacchiere tra balconi, botteghe che aprono “quando si può” e panni stesi che raccontano più di una guida turistica.

La Transiberiana d’Italia tra Abruzzo e Molise
Il turismo lento non è solo un modo di viaggiare. È un modo di stare. E in parte, anche di essere. Richiede una predisposizione all’ascolto, alla sorpresa, alla deviazione imprevista. Chi parte per vedere “una cosa” spesso ne scopre dieci che non cercava. E torna a casa con una storia, non con una lista spuntata. Anche le istituzioni si sono accorte di questa inversione di tendenza. Il Ministero del Turismo ha inserito il turismo lento tra le strategie prioritarie, puntando su infrastrutture leggere, cammini, ciclovie e progetti legati alle linee ferroviarie storiche.

Bagnoregio
Non solo per sostenere il patrimonio paesaggistico e culturale, ma anche per contrastare l’abbandono dei piccoli centri e generare un’economia più equilibrata. Un cammino ben segnalato o una linea riattivata possono cambiare il destino di un intero territorio. La verità è che la lentezza, oggi, è diventata un atto radicale. Rallentare, in un mondo che spinge costantemente sull’acceleratore, è una forma di resistenza. Un rifiuto gentile. Una scelta di qualità, non di quantità.

Il Trenino Verde in Sardegna
Il turista lento non si annoia: osserva. Non consuma: partecipa. Non salta da una meta all’altra, ma si lascia attraversare dai luoghi. Il ritorno del viaggio lento non è una nostalgia mascherata. È una fame nuova di profondità, di contatto autentico, di storie raccontate da chi resta. Mentre le grandi città si affollano di turisti fotocopia, l’Italia minore sussurra: “Passa da me, se hai tempo”, e chi accoglie quell’invito raramente se ne pente.
Alessia Latini

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