ROMA– Ad inizio ottobre è stato annunciato il rinvenimento dell’Huayracursor jaguensis, un piccolo erbivoro dal collo lungo, vissuto circa 230 milioni di anni fa. La scoperta, effettuata da un team internazionale, coordinato dall’Università di Buenos Aires, è avvenuta in un luogo ben noto ai paleontologi, la Quebrada de Santo Domingo, una località nella provincia di La Rioja, nel nord – ovest dell’Argentina, dove negli anni sono stati ritrovati altri fossili di fauna e flora di epoche lontane.

Quebrada de Santo Domingo (credit: V. D. Corcuera Cueva)
Il nome “Huayracursor” deriva dalla parola quechua “huayra”, che significa “vento”, e dal termine latino “cursor”, che vuol dire “corridore”. Il nome “jaguensis” si riferisce, invece, al villaggio di Jagüé, luogo in cui gli scienziati hanno fatto l’incredibile scoperta. Si può dunque comprendere come il nome completo del dinosauro argentino significhi, letteralmente, “corridore del vento”, facendo così ipotizzare quanto fosse un esperto corridore, in grado di muoversi velocemente tra le sterpaglie e i ripidi crinali delle Ande del Triassico.

Veduta panoramica delle Ande
Il ritrovamento dell’Huayracursor jaguensis, fatto a più di 3.000 metri di altitudine, ha confermato l’ipotesi della presenza dei dinosauri anche nei contesti montani, tesi fino a poco tempo fa messa in discussione. Inoltre, l’incredibile conservazione delle ossa, tra gli strati rocciosi, e l’elevata quota hanno contribuito a rendere la scoperta del più antico dinosauro andino a collo lungo una vera e propria rarità nel mondo delle identificazioni paleontologiche argentine. La notizia, presentata su Nature in un articolo pubblicato il 15 ottobre, ha mostrato uno scheletro riportato alla luce in quasi tutta la sua interezza, dotato di cranio, ossa delle zampe anteriori e posteriori e buona parte della colonna vertebrale. Il lato più sorpendere della ricerca è che, dai reperti ottenuti, è stato possibile delineare una ricostruzione dettagliata dell’esemplare: un dinosaro adulto, che misurava quasi due metri di lunghezza e pesava, secondo una stima, circa 18 chili. Un animale snello e agile che, negli anni, si era sicuramente adattato ai terreni scoscesi delle Ande.

Parti rinvenute dell’Huayracursor jaguensis (credit: M. Hechenleitner)
La Quebrada de Santo Domingo è stata un luogo che, al tempo dei dinosauri, presentava condizioni climatiche più calde e umide rispetto all’attuale clima delle Ande, permettendo ai dinosauri di vivere in un ecosistema dove le opportunità per l’evoluzione della specie erano davvero tante. I numerosi fiumi e la ricca vegetazione dell’epoca hanno consentito la diversificazione dei primi vertebrati terrestri, come l’Huayracursor jaguensis, antenato dei mastodontici dinosauri a collo lungo che, milioni di anni dopo, sono diventati tra i più famosi ricordati nei libri di storia: i brontosauri. Ne sono una prova le vertebre del collo ritrovate a Jagüé, ben distanziate tra loro, indice di come l’esemplare stesse iniziando a modificarsi. Il collo dell’erbivoro appare infatti molto più lungo rispetto ad altri simili vissuti durante la sua epoca. Un chiaro segnale di un ulteriore adattamento nel modo di cibarsi dei dinosauri, riuscendo così a raggiungere piante di varie altezze.

Rappresentazione di un brontosauro
Grazie alla collaborazione tra geologi e paleontologi argentini, americani ed europei, scienziati specializzati in datazioni ed esperti di clima e botanica, sono stati ottenuti risultati così tanto sorprendenti da convincere le autorità argentine ad inserire la Quebrada de Santo Domingo tra i siti UNESCO. Effettivamente, la scoperta dell’Huayracursor jaguensis sta diventando un vero e proprio punto di riferimento nella ricerca di dettagli chiave per comprendere com’era la vita dei primi dinosauri erbivori durante il Triassico superiore, periodo di grandi trasformazioni, in cui iniziarono a comparire i primi antenati dei mammiferi. Dalle ossa del dinosauro, recentemente rinvenuto nella provincia di La Rioja, si auspica di ottenere non solo informazioni sulle dinamiche di crescita dell’epoca, ma anche approfondimenti sulle malattie che potevano svilupparsi 230 milioni di anni fa.

Scavi in Argentina
È chiaro, tuttavia, che future campagne di ricerca esploreranno pure altri ambienti, ancora poco studiati, nascosti tra le creste della Cordigliera delle Ande, la più grande catena montuosa al mondo che attraversa il Sud America. Nuove soprendenti scoperte sono già in vista? Staremo a vedere. Ciò che è certo è che il territorio argentino contribuirà ad offrire un enorme aiuto allo sviluppo delle conoscenze sul Triassico e sui dinosauri che hanno vissuto in quell’epoca.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, lo scheletro quasi completo dell’Huayracursor jaguensis

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