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Tra il lupo e l’uomo coesistenza possibile

di | 2026-02-13T20:08:38+01:00 15-2-2026 0:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

MILANO – Sentire l’ululato a chilometri di distanza è l’avvisaglia che, un lupo con il muso verso il cielo, comunica rivolto alla luna. Il lupo viene infatti considerato un maestro, secondo la leggenda, che lo vede in relazione con la stella Sirio, dopo un lungo vagare torna al suo branco per riferire delle sue osservazioni e delle sue esperienze.

Ululando alla luna si ricongiunge ad essa, alla sua forza, alla sua energia. Simbolicamente, già nell’Antico Egitto, gli Déi venivano rappresentati con aspetto umano o con figure della fauna o della flora e Upuaut (il cui nome significava “colui che apre le strade”) è un lupo stilizzato, identificato poi con il dio Anubi. Nell’antica Grecia e nella mitologia il lupo era l’incarnazione di Marte e simbolo di distruzione contrapposto al dio sole, Apollo. A Roma non possiamo non pensare alla lupa di Romolo e Remo, chiamata Luperca.

Il lupo è un animale sociale, vive in gruppo. I branchi sono organizzati in base a una gerarchia sociale ben definita in modo tale da garantire successo durante la caccia e buon funzionamento. Il branco ha un maschio e una femmina alfa, una coppia egemone ma che in realtà ha un solo capo; non sono i leader ma possono scegliere liberamente cosa fare, non impartiscono ordini ma vengono seguiti dalla collettività.

Il lupo ritorna sempre più spesso nelle città italiane, da nord a sud (Roma, Trento e non ultimi avvistamenti nel Salento) attratto principalmente dal cibo facile, rifiuti organici e cinghiali. La vista e l’udito sono molto sviluppati. Il fenomenale olfatto permette di sentire la presenza di prede o di pericoli, come la presenza dell’uomo, anche a grandi distanze. Dopo un lungo periodo in cui era stato dichiarato specie protetta, oggi il lupo è presente nel nostro Paese dalla Calabria alle Alpi, anche in zone fino a qualche decennio fa ritenute assolutamente non idonee per la specie. Dopo la situazione critica all’inizio degli anni ’70, oggi la sua presenza è in forte ripresa grazie alla maggiore disponibilità di prede selvatiche, all’abbandono delle aree marginali da parte dell’uomo e alla sua maggiore protezione a livello legale.

I lupi oggi sono stimati in oltre 1100 esemplari solo nell’area alpina. Specie protetta, ma con monitoraggio attivo, il lupo appenninico e alpino ricolonizza aree inaspettate, stimolando la gestione dei conflitti con l’allevamento e la necessità di una convivenza basata su regole. La specie resta comunque protetta, ma il nuovo quadro normativo apre a maggiori margini di intervento per le Regioni, nel rispetto dei limiti fissati a livello nazionale.

Con l’aumento della popolazione e dell’area occupata dai lupi in Italia, sempre più spesso si legge di situazioni descritte come rischiose o addirittura pericolose per l’uomo. Per smentire tali allarmismi infondati, è sufficiente ricordare che l’ultima aggressione letale in Italia di un lupo ad un uomo risale al 1825, in un contesto sociale e ambientale totalmente differente da quello attuale, quando i pochi casi di aggressione erano quasi sempre da imputare a lupi affetti dalla rabbia, patologia oggi non più presente in Italia.

Non serve certo liberalizzarne la caccia, ma governare in modo più responsabile una presenza che oggi è strutturale e in certi contesti come quelli urbani non è accettabile, per la sicurezza dell’uomo e dell’animale stesso. Il lupo va riportato nelle aree vocate ed è per questo in corso un confronto tecnico tra Regioni, Ministeri e Ispra per aggiornare i dati, definire criteri più coerenti e costruire strumenti di gestione realmente applicabili sui territori.

Claudia Gaetani

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