TINNURA (Oristano) – In Sardegna, a 9 km da Bosa, nella regione chiamata Planargia, sorge un piccolo paese chiamato Tinnura (appena 243 abitanti) famoso per l’arte dell’intreccio, i suoi murales e la malvasia. Il piccolissimo borgo, sito a 328 metri sul livello del mare, ha un nome di origine oscura, forse risalente all’età preromana, derivante dal protosardo T(h)innìa o Thinnìga che indicava, secondo gli studiosi, la pianta di giunco spinoso.

Uno scorcio di Tinnura
Ancora oggi, infatti, Tinnura è conosciuto per l’uso di tale pianta, oltre che dell’asfodelo, nei lavori di artigianato, soprattutto nella produzione di cesti. Sorge su un altopiano basaltico e si affaccia sulla fertile vallata di Modolo. Le principali attività degli abitanti sono legate all’allevamento e all’agricoltura. Si coltivano frutteti, uliveti e soprattutto vigneti, da cui si produce la favolosa malvasia, un vino molto intenso e aromatico, con note di fiori bianchi, agrumi, pesca e albicocca, dal gusto spesso fresco, morbido e di buona acidità.

Piazza Giovanni XXIII
Il paesino è considerato un museo d’arte moderna “a cielo aperto”. Girando a piedi per le stradine si può seguire un percorso artistico che rende il piccolo borgo unico, vista la presenza di circa 40 pittoreschi murales, dipinti nelle facciate delle case, e raffiguranti momenti di vita rurale e del borgo, i mestieri di una volta, le maschere tradizionale e le scene più autentiche e veraci della cultura sarda.
Tinnura però incanta anche per le numerose vie lastricate, le statue e i monumenti di vari artisti sardi come Carmine Piras, Pinuccio Sciola, Stefano Chessa e Simplicio De Rosas. Chi passeggia per le vie del paese non può ignorare Piazza del Sole con la Fontana dello Zodiaco, realizzata da Simplicio De Rosas nel 2004, che presenta una rientranza a metà, che le dà una forma a “V”. L’acqua sgorga in due vasconi, uno sopra l’altro, da dodici bocche basaltiche, ognuna delle quali rappresenta un segno zodiacale in forma stilizzata.

La fontana “s’iscrarionzu” o della cestinaia
Nella piazza, le pareti perimetrali presentano una simbologia che va dal periodo nuragico fino ai tempi moderni. Al centro si erge maestosa una fontana rotonda con un monumento dedicato ad una lavoratrice dell’asfodelo. Rappresenta la faticosa attività delle cestaie. Si chiama S’Iscrarionzu dal nome dell’asfodelo, la pianta le cui lunghe foglie vengono seccate e intrecciate per creare cestini con la tecnica dell’intaglio.
Proseguendo per le vie del paese si arriva alla Piazza Giovanni XXIII che ospita le opere realizzate da artisti sardi di fama nazionale tra i quali gli scultori Sciola e De Rosas. Qui si può ammirare la statua dedicata al Papa Buono e la statua raffigurante il Dio dei Venti. Il paese, d’altronde, è battuto dal Maestrale. Inoltre, a completamento dell’opera, vi è una bellissima fontana a forma di stella.

Il murales dedicato a Garibaldi
Tinnura è un piccolo paesino ricco di sorprese, un prezioso cammeo che merita di essere visitato. Il centro abitato regala un gradevole effetto cromatico con le sue vie e piazze lastricate in basalto grigio, con i suoi pavimenti policromi realizzati in trachite rossa e in marmo bianco di Orosei. I murales continuano la tradizione di Orgosolo, altro centro sardo della barbagia nuorese noto per le opere pittoriche che affrescano le pareti del paese, con temi patriottici, come il ritratto di Garibaldi, o politicamente impegnati, come uno scorcio che ritrae l’impegno pacifista.
La maggior parte dei murales però ritrae le tradizioni rurali sarde, scene di folklore e di vita quotidiana, e tra tutti ne spicca uno in bianco e nero che rappresenta l’immagine di un pastore. Ammirare queste opere d’arte e un po’ come tornare indietro nel tempo, come fare un viaggio nel passato per riappropriarsi delle proprie radici, quando la vita non era così frenetica, quando le ore della giornata erano scandite dalle attività contadine, quando il pane, il vino, l’olio venivano fatti in casa, quando la sera ci si ritrovava riuniti attorno al focolare domestico o si poteva sostare a riflettere e chiacchierare con le vicine sul limitare della soglia di casa.

La tosatura delle pecore
Buona parte dei murales è stata realizzata da Pina Monne, una delle artiste più talentuose ed eclettiche dell’isola, autrice affermata e riconosciuta di murales. Attraversare le strade di Tinnura non è solo un piacere per gli occhi, ma soprattutto un modo diverso ed originale di conoscere un po’ meglio la Sardegna che non è solo mare, spiagge e sole.

La mietitura
Visitare Tinnura significa lasciarsi guidare dalla curiosità, perdendosi tra le sue vie per scoprire, uno dopo l’altro, non solo gli oltre 40 murales che ne adornano le pareti, ma per fare un viaggio dentro se stessi e riscoprire il valore della fatica e delle piccole cose. Pertanto, se un turista decide di fare una vacanza in Sardegna, i “murales” non possono di certo mancare nel loro percorso di viaggio.
Virginia Mariane
Nell’immagine di copertina, la fontana dello Zodiaco, uno dei simboli del meraviglioso borgo di Tinnura, realizzata da Simplicio De Rosas

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