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“The turn of the screw”, l’horror di Britten a Roma

di | 2025-09-12T18:18:12+02:00 14-9-2025 0:45|Sezione10, Spettacolo|0 Commenti

ROMA – Dal 19 al 28 settembre, comparirà al Teatro dell’Opera una nota creazione del britannico Benjamin Britten: “The turn of the screw”. La peculiarità del compositore, che è anche drammaturgo, è la complessità della tematica (al Teatro dell’Opera abbiamo anche visto i suoi “Peter Grimes” nel 2023 e “Billy Budd” nel ’18, in cui forse prevalevano la bontà e il finale positivo).

Christine Rice, mezzosoprano

Ma la tortuosità e il senso del male nell’0pera in corso hanno in scena un’evidenza dolorosa. Forse perchè Britten ha reso protagonisti due bambini: ma qui essi sono alle soglie della pubertà, drammatico momento di passaggio all’età adulta. Il quale ci verrà proposto dalla regìa della notissima inglese Deborah Warner, non nuova a questi travagli, la quale avrà accanto il direttore d’orchestra molto richiesto Ben Colassberg, lo scenografo Nardella e il costumista Luca Costigliolo, con le luci di Kalman-Tiberi.

Il tenore inglese Jan Bostridge

Nel racconto l’istitutrice sarà il soprano Anna Prohaska, la custode miss Grose sarà Emma Bell, lo spettro Peter Quint si incarnerà nel bravissimo tenore Ian Bostridge, mentre lo spettro femminile miss Jessel è interpretato dal mezzosoprano Christine Rice: infine, il piccolo Miles e la sorella Flora saranno Zandy Hull e Cecily Balmforth. La storia, tratta dal romanzo di Henry James, è imperniata sull’ambiguo rapporto dei due fanciulli con i due spettri Peter Quint e Miss Jessel, i cui misteriosi discorsi con loro forse elaborano temi sessuali. Nello sforzo dell’istitutrice per sottrarre Miles a Quint, il fanciullo le muore fra le braccia.

Ben Colassberg, direttore d’orchestra

Il tema horror, praticato spesso da Britten, affida l’inabissarsi dei fanciulli nel baratro del male, al succedersi ineluttabile delle variazioni musicali dei due atti dell’opera. Mentre permangono dubbi sulle tematiche concettuali, forse pertinenti la perdita dell’innocenza infantile, e l’ombra dell’omosessualità: esse si combinano con la contemporanea pubblicazione della 7° rivista del Teatro dell’Opera Il Calibano, diretto da Paolo Cairoli e noir anch’esso, titolato come la partitura di Britten, con l’aggiunta “… dove abita la paura”.

Paola Pariset

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