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Tersilio Leggio, studioso e appassionato di storia reatina

di | 2026-05-22T11:05:18+02:00 24-5-2026 0:25|Personaggi, Sezione 6|0 Commenti

PETRELLA SALTO (Rieti) – Dal 15 maggio scorso la sala lettura della biblioteca del Monastero di Santa Filippa Mareri a Borgo San Pietro di Petrella Salto è intitolata a Tersilio Leggio, in occasione della presentazione del libro “Da Farfa al Matenano – scritti in memoria di Tersilio Leggio, storico dell’Italia Mediana” (AndreaLivi editore), a due anni dalla sua scomparsa, nella casa di Passo Corese, a 81 anni. Il libro è stato curato da Carlo Verducci, con interventi di importanti storici, colleghi e amici di Leggio, uomo delle istituzioni (è stato sindaco di Fara Sabina e assessore alla cultura della Provincia di Rieti), storico e studioso del Medio Evo, in particolare dell’abbazia di Farfa e la sua influenza fino al Piceno (Santa Vittoria in Matenano è stata possedimento di Farfa e il Comune ha contribuito alla pubblicazione del libro).

Studioso della Valle Santa e del francescanesimo come Chiara Frugoni, ha individuato 19 siti francescani. Ha focalizzato il tema della Via Salaria, la necessità di proseguire scavi archeologici lungo il percorso. Nel 1997 all’Abbazia di Farfa (Walter Veltroni era Ministro dei Beni Culturali) fu firmato il protocollo d’intesa tra le Regioni Abruzzo, Lazio e Marche, le Provincie di Ascoli Piceno, Rieti, Roma e Teramo, i Comuni di Roma, L’Aquila, Ascoli Piceno e Rieti per la valorizzazione della ‘Via del Sale’, con un’azione coordinata per lo sviluppo turistico-religioso del territorio in vista del Giubileo del Duemila (in quell’anno le Province di Rieti e Ascoli pubblicarono la guida ‘Itinerari da Farfa al Piceno’). Nel 2011 il libro ‘Ad Fines Regni. Amatrice, la Montagna e le alte valli del Tronto, del Velino e dell’Aterno dal X al XIII secolo”, un excursus completo sulla genesi e sulla stabilizzazione del confine nell’arco di quattro secoli, in un territorio dove dal X all’XI secolo dominava l’Abbazia di Farfa, che attraverso la Via Salaria favoriva la ripresa della transumanza e del commercio.

Il libro si divide in tre sezioni: testimonianze e ricordi; gli approfondimenti sui percorsi tra VI e XVI secolo; promemoria bibliografico curato da Roberto Marinelli, grande amico e collega. Tanti gli interventi nell’incontro dedicato a “Lillo”, con la partecipazione di autorità civili e militari, amici e colleghi al teatro del Monastero. Alfredo Pasquetti direttore dell’Archivio di Stato di Rieti sottolinea che “dopo due anni siamo ancora aggrappati a lui, non abbiamo elaborato il lutto. Il libro è una riflessione sul ricercatore, sull’uomo delle istituzioni e soprattutto sull’uomo che creava connessioni e reti di relazioni, coinvolgendo enti, promuovendo la cultura. Della storia aveva un approccio multidisciplinare, che comprendeva anche l’archeologia, pur non essendo un archeologo”.

Per anni ha riordinato il fondo archivistico e la biblioteca del Monastero di Santa Filippa Mareri, insieme a Madre Margherita Pascalizi, che fu l’ultima Badessa. Proprio quattro anni fa, nello stesso giorno (il 15 maggio) è stato presentato il libro sulla vita di Madre Margherita: “Una coincidenza sincronica, come direbbe Jung, vista la loro lunga amicizia e collaborazione” ha commentato Marinelli. L’incontro è stato introdotto dai saluti della Madre Generale Anatolia Maceroni, che ha ricordato i lunghi periodi trascorsi da Leggio al Monastero, nel riordinare la documentazione, i libri, nel fare ricerche sul territorio del Cicolano, che conosceva in tutte le sue pievi, torri di avvistamento e castelli.

Madre Anatolia Maceroni

“Gli studi sul Cicolano sono stati una sua costante – scrive Marinelli – rilevanti le sue indagini di topografia storica sui siti abbandonati della Valle del Salto e sui Baroni Mareri, ricostruendo le vere vicissitudini della famiglia e la sua importanza storica”. Nel 1989 il Cicolano Survey Project ai resti del Castello di Rascino con l’archeologo inglese Graeme Barker e la British School at Rome, di cui Leggio era membro onorario (Barker fu successivamente nominato docente all’università di Leicester e ha sempre mantenuto rapporti con Leggio). La campagna di scavi portò al ritrovamento di reperti del neolitico e dell’età del bronzo, a studiare i ricoveri della “pastorizia cicolana” sull’altopiano.

Faceva parte della deputazione abruzzese di storia patria (in platea il presidente Maurizio D’Antonio e il segretario Paolo Muzi), aveva una grande capacità di comunicazione e divulgazione: oltre a saggi e libri, scriveva anche sui quotidiani locali. Molta documentazione, a partire dal 1965, è conservata alla biblioteca civica di Rieti. Con Sofia Boesch Gajano ha costituito il centro europeo di studi agiografici, con Maria Paola Moscetta nel 1999 ha lavorato alla ristrutturazione e riorganizzazione del museo del Monastero di Santa Filippa Mareri, che oltre a oggetti di vita quotidiana, libri di medicina erboristica, vasi per la conservazione delle erbe e altri reperti del monastero originario (sepolto dalle acque del lago del Salto nel 1940), è impreziosito da quadri del pittore Giorgio De Chirico. “Era uno storico al servizio della comunità” (Alfio Cortonesi). L’archeologo Andrea R. Staffa: “Proseguiamo sulla strada che ci ha indicato fino all’ultimo: le ricerche sulle leggendarie origini dell’abbazia di Farfa, i rapporti con l’impero bizantino, il santo fondatore Lorenzo, di origini siriane. Proseguiamo nel percorso di valorizzazione del patrimonio culturale, la costruzione di un turismo di qualità, parlando ai giovani”.

La targa davanti alla porta della biblioteca è stata scoperta insieme al prefetto Pinuccia Niglio, al sindaco Gaetano Micaloni e al nipote di Leggio Giovanni Battista, figlio del fratello Francesco (anche lui è stato sindaco di Fara Sabina e recentemente la città gli ha intitolato una strada). “Mi portò con sé agli scavi al castello di Rascino, ma ero piccolo e non ricordo molto. Sono un uomo di numeri, non un umanista, oggi mi rendo conto di quante persone ha toccato mio zio e ho la certezza che quello che facciamo in vita riecheggia per l’eternità. Difficile separarsi dalla persona che è punto di partenza anche per altri, che impareranno a vivere il qui e ora come ha fatto lui”.

Francesca Sammarco

Nell’immagine di copertina, lo storico e intellettuale Tersilio Leggio

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