Nel corso dell’anno sono due gli eventi religiosi che coinvolgono maggiormente ed emozionano Taranto (la città dove chi scrive è praticamente nato e vissuto fino alla prima maturità): la Settimana Santa e la festa di San Cataldo. Gli eventi pasquali si incentrano in particolare sulle processioni dell’Addolorata (che si svolge nella Città Vecchia) e dei Misteri (che si snoda soprattutto nel Borgo): eventi di grande rilevanza che coinvolgono emotivamente l’intera cittadinanza. In questi giorni, invece, si concludono i festeggiamenti per il patrono, caratterizzati da un intenso programma religioso e civile.
Tutto è iniziato giovedì 30 aprile in Basilica Cattedrale, con il solenne rito di intronizzazione del simulacro argenteo e l’ostensione delle reliquie del santo. È il momento in cui Cataldo viene riportato simbolicamente al centro della città. Nel pomeriggio di domenica 3 maggio, le reliquie sono partite in pellegrinaggio per Cariati, in Calabria, dove San Cataldo è compatrono. Venerdì 8, l’evento che molti aspettano tutto l’anno: la Processione a Mare. Quella che racconta in un solo gesto perché Cataldo è arrivato sulle rive dello Ionio, perché è restato, e perché questa città ha un legame fortissimo con il mare.
Durante la celebrazione in Basilica il simulacro del Patrono viene consegnato simbolicamente al sindaco di Taranto: è un gesto che ha un peso enorme perché la Chiesa affida la città alla protezione del santo attraverso le mani del primo cittadino. Dopo un breve pellegrinaggio, la statua viene imbarcata sulla Nave Cheradi della Marina Militare che attraversa il Mar Grande seguita da decine di pescherecci e barche, con le sirene spiegate, e raggiunge il Castello Aragonese. Lo sbarco e la processione di rientro chiudono una giornata che ogni tarantino vive intensamente.

La nave con la Statua di San Cataldo attraversa il Canale navigabile davanti al Castello Aragonese, nei pressi del Ponte girevole
Ma il cuore liturgico della festa arriva oggi, 10 maggio, giorno della Solennità di San Cataldo, vescovo e Patrono della Città e dell’Arcidiocesi di Taranto. In mattinata è in programma la Commemorazione dell’Inventio Corporis Sancti Cataldi e l’ostensione della crocetta aurea (quella che fu trovata accanto al corpo del santo nel 1071) oggi custodita nel Museo Diocesano. Nei giorni scorsi si è anche disputato il Palio di Taranto, una storica manifestazione che celebra la vocazione marinara della città con gare di barche a remi che rappresentano i quartieri.
Ma come mai Cataldo, un monaco irlandese nato a Munster, arrivò a Taranto? Intanto va detto che i suoi genitori, Euco Sambiak e Aclena Milar, divennero ferventi cristiani grazie all’opera di missionari venuti dalla Gallia. Da loro il futuro santo ricevette l’educazione e l’amore per la preghiera, l’ubbidienza, l’ordine, la mortificazione e lo spirito di sacrificio. Alla loro morte Cataldo decise di donare tutta l’eredità ai poveri. Quindi divenne discepolo di Carthagh, abate del monastero celtico di Lismore in Irlanda, dove fu ordinato presbitero. Nel 637, alla morte del suo maestro e padre spirituale, gli successe nella conduzione del monastero. Nel 670 fu ordinato vescovo e tra il 679 e 680 si recò a visitare la Terra santa. Da lì avrebbe raggiunto a Taranto.
Secondo la leggenda, durante il soggiorno in Terra santa, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo. San Cataldo allora, salpando con una nave greca diretta in Italia, intraprese un lungo viaggio che lo portò a sbarcare nel porto dell’attuale Marina di San Cataldo, località a pochi chilometri da Lecce. Quando si spostò sullo Ionio, sempre secondo la tradizione, il santo avrebbe lanciato un anello in mare per placare una tempesta e in quel punto del Mar Piccolo si sarebbe formato un citro, cioè una sorgente d’acqua dolce chiamata appunto “Anello di San Cataldo”, tuttora visibile sotto forma di “polla d’acqua dolce”.

La Cattedrale
A Taranto, Cataldo compì la sua opera evangelizzatrice, facendo abbattere i templi politeisti e soccorrendo i bisognosi. In quel periodo si recò anche nei paesi limitrofi, tra cui Corato (in provincia di Bari), di cui divenne patrono avendo per tradizione liberato la città dalla peste. Morì a Taranto l’8 marzo del 685 e fu seppellito, come era stata sua volontà, sotto il pavimento del duomo. La tomba, della quale si era perduta la memoria a causa della distruzione di Taranto, compiuta dai Saraceni nel 927, fu ritrovata il 10 maggio 1071, durante i lavori di scavo per la nuova cattedrale voluta dal vescovo Drogone. Le reliquie furono poste sotto l’altare maggiore del nuovo edificio, per essere poi traslate in una nuova cappella della cattedrale, dove attualmente si trovano.
Dunque, quel 10 maggio di quasi un millennio fa, mentre si scavavano le fondamenta per la riedificazione della cattedrale della città, distrutta dai saraceni nel 927, fu ritrovata, sulla scia di un profumo inebriante, una tomba contenente il corpo attribuito al Santo con una crocetta aurea celtica su cui, successivamente al ritrovamento fu incisa la parola CATALDVS. Nel 1107 il vescovo Rainaldo traslò solennemente le reliquie sotto l’altare maggiore, mentre nel 1151 il vescovo Giraldo le mise in un’urna d’argento nel transetto destro. Dal ritrovamento del corpo il culto di san Cataldo si sviluppò nella fede dei tarantini, che gli dedicarono il luogo del ritrovamento e lo scelsero come Patrono della città. La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli e viene invocato contro le guerre, le epidemie e la morte improvvisa. Il suo culto è legato anche a opere di assistenza sanitaria ed enti pubblici che portano il suo nome, in segno di fede e di riconoscenza per la sua protezione.
La Basilica Cattedrale di San Cataldo (o duomo di San Cataldo) è la più antica cattedrale pugliese ed è monumento nazionale italiano. Fu realizzata sui resti di una chiesa paleocristiana dedicata a Santa Maria, della cui esistenza nel VII secolo faceva fede una lettera di Papa Gregorio. La cattedrale misura 84 metri di lunghezza e 24 larghezza, ha una navata centrale, due laterali e un transetto a una navata.
Sarebbe troppo lungo elencare le bellezze custodite nella chiesa, ma un’attenzione particolare va riservata al cosiddetto Cappellone di San Cataldo, un autentico scrigno di opere d’arte, tra le spiccano le sculture del napoletano Sammartino. La tomba del santo è posta all’interno dell’altare in marmo ed è visibile attraverso una grata marmorea e finestrelle laterali. L’altare è opera di Lombardelli, marmoraro di Massa Carrara, ed è impreziosito da madreperle e lapislazzuli.

Gli Ori di Taranto
Certo, l’appello è di parte, ma vale davvero la pena visitare Taranto dove convivono culture profondamente differenti a partire dalla Magna Grecia (imperdibile il percorso proposto dal MArTa, il Museo archeologico nel quale sono conservati i cosiddetti Ori di Taranto), e ancora le vestigia romane, il Duomo, il Ponte Girevole (autentico simbolo della città)… E’ vero, ci sono anche purtroppo le vicende relative alla grande acciaieria, sciaguratamente realizzata proprio a ridosso di popolosi quartieri, e oggi in gravi difficoltà gestionali. Ma, nonostante tutto, farci un salto è veramente opportuno.
Buona domenica.
Nell’immagine di copertina, l’interno della Cattedrale di Taranto dedicata al Patrono San Cataldo

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