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Con le “Sponge cities”, il futuro si avvicina

di | 2022-10-30T16:32:08+01:00 30-10-2022 6:05|Attualità, Sezione 2|0 Commenti

PALERMO – Le recenti disastrose alluvioni in alcune città delle Marche hanno evidenziato i rischi causati da fenomeni meteorologici imprevedibili ed estremi dovuti al cambiamento climatico, fenomeni che spesso provocano inondazioni anche nei centri urbani. Come difenderci nei prossimi anni? La studiosa Eleonora Bonanno, esperta in architettura bioclimatica e sostenibile, in un’intervista al TG regionale siciliano ha dichiarato che le città del futuro sono le cosiddette “città spugna”: “La ‘sponge city’ è la città che riesce ad interagire con la natura, capace di accogliere la pioggia con tanti parchi che, all’occorrenza, si trasformano in laghi, con tetti-giardino che assorbono l’acqua senza riversarla sulle strade, con marciapiedi e pavimenti drenanti… I centri urbani dovrebbero realizzare delle isole verdi: superfici capaci di assorbire l’acqua nel terreno, impedendo che faccia danni”.

“Se consideriamo i notevoli danni arrecati dalle piogge torrenziali e dalle inondazioni – conclude l’architetta – dirottare somme pubbliche per la realizzazione di strutture di questo tipo è prevenzione lungimirante e intelligente”.

La filosofia di base della “sponge city” è quella di distribuire l’acqua, di rallentarla mentre defluisce e di pulirla e filtrarla in modo naturale per essere utilizzabile. Bisogna quindi cambiare la metodologia di approccio: mentre sino ad oggi la tendenza della gestione industriale è stata quella di confinare l’acqua con argini, canali e asfalto e portarla via rapidamente dal terreno, la nuova “filosofia idrica” urbana cerca di ripristinare la naturale tendenza dell’acqua a indugiare in luoghi come le zone umide.

La città di Reims in Francia

Non c’è una formula unica per le “sponge cities”; l’innovativo progetto urbano tende a comunque a utilizzare almeno il 70% delle acque alluvionali, catturandole e riutilizzandole, creando più acqua pulita per i residenti, poiché le infrastrutture verdi filtrano l’acqua in modo naturale. Diminuendo il carico sulle reti idriche e di drenaggio della città, si riduce così al minimo il rischio di future inondazioni.

Inoltre, le aree urbane più verdi migliorano sensibilmente la qualità della vita: infatti, l’assorbimento e il riutilizzo delle acque alluvionali non solo aiutano le città ad evitare le gravi conseguenze delle inondazioni urbane, ma apportano ulteriori benefici come la riduzione dell’effetto “isola di calore urbano”. Infatti, gli spazi verdi e i corpi idrici urbani, quali zone umide appositamente costruite – giardini pluviali, tetti verdi, spazi verdi incassati, fossi e parchi ecologici – sono i “corpi spugnosi” della città, che aiutano anche ad assorbire il calore estivo.

Uno dei massimi teorici della “città spugna” è il professore Kongjian Yu, urbanista ecologista cinese, noto come “Sponge Cities Architect”. “Quello che abbiamo fatto nel passato è stato completamente sbagliato”, afferma riferendosi al modo in cui le città moderne tendono a utilizzare strutture in cemento per incanalare le inondazioni nei laghi o nei mari. E aggiunge: “Quello che dovremmo fare è semplicemente far rivivere l’antica saggezza”. Attraverso le “città spugna”, il professor Kongjian Yu raccomanda agli urbanisti di lavorare con la natura, piuttosto che contro di essa.

Il professor Kongjian Yu

Che sia cinese uno dei più convinti assertori delle “città spugna” non è un caso: quasi tutte le grandi metropoli cinesi sono soggette a inondazioni; in particolare, nel 2012 la devastante alluvione a Pechino è stato un significativo campanello d’allarme per il paese.

Oggi la scelta urbanistica delle “città spugna” tende a essere adottata in larga scala dal governo cinese, come risulta anche dall’intervista concessa a The Guardian da Qiu Baoxing, presidente della Società di studi urbani ed ex vice-ministro dell’edilizia abitativa e dello sviluppo urbano-rurale in Cina. Secondo Qiu Baoxing, le “sponge cities”, oltre a mitigare il cambiamento climatico ridurranno le emissioni di anidride carbonica e i rischi derivanti dall’innalzamento del livello del mare.

La recente alluvione nelle Marche

Ci sono già in Cina sedici “città spugna” pilota, e si progetta di raddoppiarne il numero entro il 2030. Le “sponge cities” si stanno affermando dappertutto: in Europa vengono chiamate infrastrutture verdi, in Australia “design urbano sensibile all’acqua”, in Perù infrastrutture naturali… Stati Uniti, Russia e India stanno investendo parecchio in questa nuova tipologia urbana, considerata la soluzione per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. “Le inondazioni non sono nemiche – ha ribadito Kongjian Yu -. Possiamo fare amicizia con loro. Possiamo fare amicizia con l’acqua”.

Si auspica che l’innovativa rivoluzione delle “città spugna” sia presto adottata anche in Italia, magari utilizzando in modo lungimirante e davvero utile alla collettività i finanziamenti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Maria D’Asaro

 

Docente e psicopedagogista nella scuola media di I grado; dal 2020 giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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