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Ecco Sophie Blanchard, professione aeronauta

di | 2022-01-09T10:50:31+01:00 9-1-2022 6:35|Personaggi, Sezione 8|0 Commenti

PALERMO – Quasi tutti conoscono i fratelli Wilbur e Orville Wright, i due ingegneri e inventori statunitensi entrati a pieno titolo nella Storia per essere riusciti, il 17 dicembre 1903, a far alzare dal suolo per alcuni secondi il loro Flyer, velivolo motorizzato con un pilota a bordo. Pochi invece hanno sentito parlare di Sophie Blanchard, vissuta tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800: con ben 67 ascensioni in mongolfiera al suo attivo, è stata la prima donna aeronauta professionista. La sua storia avventurosa merita di essere raccontata.

Verso le stelle. dipinto di Simonetta Genova

Sophie, o meglio Marie Madeleine Sophie Armant, nacque il 24 marzo 1778 a Trois-Canons, vicino La Rochelle, nell’ovest della Francia. Divenne Madame Blanchard quando sposò Jean-Pierre Blanchard, pioniere del volo in pallone aerostatico (noto poi come ‘mongolfiera’ dal cognome dei suoi inventori, i francesi Joseph-Michel e Jacques-Étienne Montgolfier).

Già nel 1785 Jean-Pierre aveva sorvolato in pallone il canale della Manica ed eseguito i primi voli in Belgio, Germania, Paesi Bassi e Polonia. Nel 1793 fu protagonista della prima ascensione in mongolfiera nel Nord America, dalla Pennsylvania al New Jersey.

Le nozze tra Sophie e Jean-Pierre (di 25 anni più vecchio) sono circondate da un alone leggendario: pare che nel 1777, durante un viaggio, Jean-Pierre si sia ammalato e sia stato perciò costretto a fermarsi proprio a Trois-Canons, dove fu curato da una contadina incinta, madame Armant. Guarito anche grazie alle sue cure, Jean-Pierre le promise che, se avesse partorito una bambina, l’avrebbe un giorno sposata.

Però, poco tempo dopo, Blanchard sposò una certa Victoire Lebrun. Ma, rimasto vedovo, tornò poi a Trois-Canons e convolò davvero a nozze con Sophie.

Si narra che Sophie, molto schiva, fosse terrorizzata dai rumori forti e improvvisi e detestasse viaggiare in carrozza. A Jean-Pierre, a corto di entrate, venne l’idea di coinvolgerla nelle ascensioni in pallone: l’evento avrebbe attirato folle e guadagni, visto che una donna che volava in mongolfiera era un evento eccezionale poiché assai poche si erano cimentate nell’impresa, peraltro solo come ospiti passeggere.

Così, il 27 dicembre 1804 Sophie Blanchard accompagnò per la prima volta il marito in un’ascensione volando con lui su Marsiglia. Scoprì di trovarsi benissimo tra le nuvole!

Allenata dal marito, Sophie compì una seconda ascensione con lui nel 1805; il 18 agosto di quell’anno eseguì il suo primo volo in solitaria volando dal chiostro della chiesa dei Giacobini a Tolosa. Da allora, con Jean Pierre o da sola, fu protagonista anche di spettacoli pirotecnici aerei e lanci con il paracadute.

Purtroppo il fortunato sodalizio “aereo” s’interruppe a causa di un incidente di Jean Pierre nel 1808 in Olanda. Nonostante le cure, Jean-Pierre morì a Parigi il 7 marzo 1809. Sophie rimase sola e senza denaro. Pare che il marito, poco prima di morire, le avesse sussurrato che non le restava che annegare o impiccarsi…

Ma Sophie non si scoraggiò. Anzi, da vedova, la sua vita ebbe una virata imprevista e cominciò a splendere di luce propria. Continuò infatti i voli liberi da sola, specializzandosi nelle ascensioni notturne; per ascendere più velocemente, si fece allestire una cesta molto leggera, poco più grande di una sedia e adatta al suo fisico minuto.

Avuto sentore della bravura di Sophie, Napoleone Bonaparte la volle al suo seguito e la insignì del titolo di ‘Aeronauta delle celebrazioni ufficiali’. Così, il 24 gennaio 1810, Madame Blanchard si esibì in un’ascensione sul Campo di Marte in occasione del matrimonio dell’imperatore con Maria Luisa d’Austria.  Nel marzo 1811, alla nascita del figlio di Napoleone, effettuò un volo sopra Parigi per lanciare le partecipazioni.

Il 15 agosto 1811 venne programmata a Milano una sua ascensione per la Festa del compleanno dell’Imperatore. L’evento era stato così preannunciato nel Corriere Milanese: “Fra i pubblici divertimenti coi quali si festeggerà in Milano il giorno onomastico e natalizio di S.M. l’Imperatore e Re vi sarà un volo aerostatico che verrà eseguito da Madama Blanchard sulla gran piazza d’armi al Foro Bonaparte. Madama Blanchard s’innalzerà colla sua macchina, che si vedrà illuminata da fuochi artificiali, dall’anzidetta piazza sull’imbrunire del giorno, dopo che saranno terminate le corse nell’arena, e dopo che con un sufficiente intervallo di tempo gli spettatori saranno potuti uscire dall’anfiteatro”.  Per Sophie sarebbe stata la quarantesima ascensione al cospetto della Corte e di una grande folla incuriosita.

Ma in quell’occasione l’audace aeronauta fu protagonista di un’incredibile avventura, causata probabilmente dalle favorevoli correnti ascensionali che conferirono al pallone aerostatico una velocità e una traiettoria impreviste. Il pallone, infatti, s’innalzò rapidamente e sparì alla vista della folla. Pare che le forti correnti di vento l’abbiano condotto prima verso Torino e poi verso i monti della Liguria.

Sophie arrivò addirittura a intravedere il mare e, temendo di esservi sospinta dal vento, decise di tentare subito una discesa, che si concluse con un atterraggio morbido in un bosco. Lì, tra le fronde degli alberi, la donna passò poi la notte.

Quando il mattino successivo la scorsero alcuni pastori e contadini, pensarono di essere al cospetto di un’apparizione della Vergine Maria. Sophie era infatti atterrata nel boschetto vicino al paesino ligure di Montebruno, dove era viva la memoria di un’antica apparizione della Madonna.

Quando fu chiaro che l’essere misterioso non era la Vergine divina, ma una creatura in carne e ossa, che parlava persino una lingua straniera, fu avvisato il Sindaco di Montebruno, che ospitò con ogni riguardo la donna. E lasciò ai posteri memoria dell’avvenimento in una lettera dispaccio conservata nell’Archivio di Stato di Genova e di Milano. Dopo la felice conclusione dell’accaduto, Madame Blanchard tornò a Parigi e continuò le sue ascensioni.

Numerosi documenti storici attestano le sue esibizioni presso le corti europee; le stampe dell’epoca ci trasmettono anche le immagini dei suoi voli, a volte davvero pericolosi. Nel 1811, viaggiò in volo da Roma a Napoli, salendo a più di 3600 metri d’altezza. Nello stesso anno, svenne durante un’ascensione, rimanendo in aria più di 14 ore. Durante la sua cinquantatreesima ascensione a Nantes, il pallone aerostatico andò fuori controllo e cadde in una palude, ma Sophie si salvò.

Dopo la caduta e l’esilio di Napoleone, entrò subito nelle grazie di Luigi XVIII che la nominò “Aeronauta ufficiale della Restaurazione”.

Purtroppo il suo coraggio e la sua grande abilità nel governo del pallone aerostatico non riuscirono a salvarla dall’incidente che le costò la vita durante la sua sessantasettesima ascensione, il 6 luglio del 1819, sopra i giardini di Tivoli, a Parigi.

Sophie, nonostante il forte vento, aveva iniziato l’ascensione portando con sé tanti fuochi d’artificio che avrebbero illuminato a giorno i cieli della capitale. Purtroppo a un certo punto  uno di essi, quasi sicuramente a causa del vento, incendiò il pallone. Non c’era modo di spegnere le fiamme, ma Sophie non si perse d’animo e iniziò immediatamente la discesa. L’aerostato non era del tutto incendiato e gli spettatori sperarono che l’intrepida donna avrebbe potuto salvarsi. Ma, mentre il pallone si adagiava su un tetto, un arpione di ferro lo agganciò e lo capovolse facendo cadere sul selciato Sophie, che morì immediatamente. Aveva 41 anni

La sua tragica fine commosse i parigini che fecero una sottoscrizione per l’acquisto di una tomba nel più grande cimitero parigino, quello di Père-Lachaise, dove la donna fu seppellita con il seguente epitaffio: “Victime de son art e de son intrépidité”.

Pare che, qualche decennio dopo, a proposito delle donne che si cimentavano nel volo, lo scrittore Charles Dickens abbia detto: “Una donna nei cieli non è nel suo elemento, perché decisamente troppo in alto”. Dickens evidentemente non immaginava che nel XXI secolo le donne avrebbero pilotato anche gli aerei e, come Samantha Cristoforetti,  sarebbero diventate anche astronaute assai stimate.

Facciamo nostre allora le parole dedicate a Madame Blanchard dalla studiosa Valeria Meazza: “L’essere umano, oggi, ha “ali” molto più solide di allora e le donne hanno molta meno paura di volare, letteralmente e metaforicamente. Per aver mostrato già allora che era possibile, per quanto difficile e pericoloso, Sophie Blanchard è una figura che ancora oggi andrebbe ricordata. E ringraziata”.

Maria D’Asaro

 

 

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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