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Se i social diventano strumento di offese e minacce

di | 2026-08-22T12:34:44+02:00 23-8-2026 0:45|Attualità, Sezione10|1 Comment

MENTANA (Roma) –  Che l’attivismo di certi movimenti stia esagerando e che i social possano diventare molto pericolosi se non gestiti bene, non è una novità. Lo ha imparato Aurelio Pasqui, un tranquilissimo signore che vive con la sua adorata cagnolina Clo, diminutivo di Cariclio, nome di una ninfa perché lui ama la mitologia. La porta a correre in montagna e per i boschi, a fare il bagno nei fiumi, a giocare con gli altri cani, le ha insegnato a cercare tartufi. Escono tutti i giorni perché Aurelio è in pensione ed ha tempo libero. I due si divertono tantissimo e a Clo non manca nulla: è in salute, pulita e si vede che sta bene. Vive in casa con il suo padrone che, non disponendo di balcone nè giardino, a volte le permette di stare sulla soglia della porta a guardare fuori, tanto non può scappare essendoci un’inferriata da cui non può allontanarsi rischiando di finire sotto una macchina sulla via Nomentana. Lì è al sicuro: ha spazio vitale e aria. Sta all’ombra, particolare che di questi tempi fa la differenza.

Aurelio Pasqui

Ma l’altro giorno è passata una delle attiviste che, pur facendo spesso un servizio meritevole, tendono a considerare tutti i cani vittime dei loro stessi padroni e questi ultimi come nemici. Ciò non toglie che a volte il loro intervento è veramente utile. Non sempre, però. Lo sa bene Aurelio cui nei giorni scorsi è capitata una spiacevolissima storia. “Il loro intervento stavolta è stato inutile e dannoso – racconta – perché per aver lasciato Clo momentaneamente sulla soglia della porta, in sicurezza, per prendere un caffè al bar di fronte con un amico, sono stato trattato come un mostro”. Quei 5-10 minuti necessari a girare lo zucchero nella tazzina e bere quel caffè, infatti, sono bastati per scatenare un inferno mediatico con vittima prescelta proprio lui.

“Troppo spesso – dice Aurelio – chi ha un cane deve stare attento a quello che fa perché può bastare un attimo per finire in una gogna mediatica ingiustificata e offensiva”. E così anche lui, come capita a tanti, è caduto nelle maglie dei vari gruppi animalisti. Una attivista, vista la serafica Clo attendere il suo padroncino sulla soglia di casa, le ha scattato, come prova del presunto “maltrattamento”, una foto. “L’ha poi inviata ad un influencer – continua Aurelio – che denuncia sui social le malefatte o presunte tali dei proprietari di animali come è successo a me”. In pochissimo tempo e in maniera violentissima, il tranquillo pensionato è stato investito da una autentica macchina del fango.

La foto del presunto maltrattamento di Clo che ha provocato reazioni esagerate sui social

L’influencer in questione ha raccontato lui stesso su Facebook come ha agito: “Ma si può essere così disumani? – ha chiesto commentando la foto ricevuta – Si proceda nei confronti dei responsabili per maltrattamento di animali. Aspetto l’intervento dei carabinieri”. I quali, chiamati in causa, hanno delegato per competenza la Polizia locale all’accertamento, mentre il finimondo si era già scatenato. “Quando gli agenti sono arrivati – sottolinea Aurelio – hanno potuto constatare che Clo era già rientrata in casa, stava bene e non era vittima di nessun padrone scriteriato”. Le sue vaccinazioni erano in regola e stava come deve stare un cane. “Tutto qui – aggiunge – sono molto sereno sul mio modo di trattare Clo”. Ma ormai la macchina era partita. Aurelio e Clo hanno iniziato a viaggiare in pochi minuti su migliaia di profili social ricevendo commenti di compassione (il cane) e offese, insulti e minacce (il pensionato). Qualcuno, dopo aver capito che si stava esagerando, ha espresso solidarietà ad Aurelio raccomandandogli però “di non farlo più” come si fa con i bambini cattivi. Da parte sua il malcapitato, che usa poco i social e non interviene mai nelle discussioni, ha tentato di spiegare che in quella situazione, lì sulla soglia di casa sua, Clo non soffre, che lui la ama e la rispetta ma niente. Le bordate sono continuate allora lui, amante dei classici, ha provato a portare esempi dal mito, poi ha postato il link dell’aria di Rossini “La calunnia è un venticello” che descrive come le chiacchiere passano di bocca in bocca diventando sempre più gravi e danneggiando il calunniato.

Anche l’amministratore del gruppo “Sei di Mentana se” Aldo Pomilia ha tentato di placare certi animi troppi “animosi” spiegando in un lungo post i dettagli innocui dell’allontanamento di Aurelio da casa mentre Clo stava in salute sulla soglia. L’onda non si è fermata. Nè le citazioni colte e la gentilezza di Aurelio nè i tentativi di calmare i toni di Pomilia sono stati efficaci a far capire che parlare e sparlare, fare foto e diffonderle, citare nomi, è un reato. Insomma, non si fa.

Ce lo avevano insegnato bene gli antichi, ma ce lo hanno fatto dimenticare i social su cui la discrezione non è considerata un valore. “Ho capito che non c’è niente da fare – conclude Aurelio – perché quando parte, l’onda di odio non guarda in faccia nessuno e questo mi amareggia molto ma prima di fare qualsiasi passo voglio far passare del tempo e decidere con serenità”.

Gloria Zarletti

Nell’immagine di copertina, Aurelio e Clo durante una delle quotidiane passeggiate

One Comment

  1. Adelaide rosari 24 agosto 2026 at 9:32 - Reply

    Incredibile come possono circolare certe maldicenze. Conosco personalmente Aurelio l uomo piu pacifico che possa esistere. Mi dispiace dell accaduto.

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