BOLSENA (Viterbo) – Si chiamava ancora “Volsinii” quando il culto per Santa Cristina si diffuse diventando quella grande manifestazione che ogni anno, nella notte tra il 23 e il 24 luglio, rievoca il martirio di una fanciulla di 11 anni originaria proprio di Bolsena (nel Viterbese), splendida località sul lago. Nata secondo le fonti a fine III secolo, quando le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano contro i cristiani erano state più dure, già nel IV – con Costantino – su questa figura femminile dalle doti straordinarie la religiosità popolare aveva costruito un culto. E quando è così la Chiesta non può che ratificare, come è avvenuto per altri santi e per alcuni dogmi. Secondo ciò che si è tramandato e poi è stato scritto dal V secolo – circa 200 anni dopo – Cristina avrebbe testimoniato la propria fede non accettando di rinnegare la nuova religione, anche a costo di torture disumane inflittele dallo stesso suo padre.

Santa Cristina
Le fiamme di una fornace ardente, il taglio dei capezzoli e della lingua, l’immersione nelle acque del lago legata a due pietre: niente di tutto ciò era bastato ad ucciderla. In questa resistenza al dolore fisico sta l’eroismo dei martiri cui la tradizione popolare tiene tantissimo e a Bolsena guai a toccarglielo: Cristina è amatissima. La morte della piccola avvenne, dopo tanta sofferenza, solo per mezzo di due frecce che finalmente misero fine alle terribili torture. Nella devozione locale la “Grande martire” (titolo riservato a pochi santi) ebbe subito un posto privilegiato e dopo la sua morte le fu dedicata una tomba intorno alla quale nacque una necropoli e poi, poco dopo la fine dell’età imperiale, una chiesa, il duomo, segno di una grande devozione. Le sue reliquie furono ritrovate nel secolo scorso, durante scavi archeologici.
Ancora oggi la cultura dei bolsenesi è talmente attratta dal fascino di questa santa che dal 1700 è nata una importante festa per rievocarne il martirio. Si tratta di una processione molto suggestiva in cui, attraverso stazioni come quelle della Via Crucis, attori in costume d’epoca mettono in scena quadri viventi con i diversi momenti della sua passione. La ricostruzione non è drammatizzata ma le immagini fisse danno un’idea precisa della violenza subita dalla santa bambina e la partecipazione emotiva della popolazione è tanta e sincera. Il culto di Santa Cristina testimonia un misticismo molto forte nel bellissimo borgo della Tuscia, conosciuto anche come quello del “miracolo” cui è legata un’altra tradizione molto radicata.

L’altare del Miracolo eucaristico
Proprio qui, infatti, nel 1263, ad un prete boemo, scettico sulla presenza del corpo di Cristo nell’ostia, durante la messa sanguinò tra le mani il pane consacrato. Il clamore che si sollevò dall’episodio fece intervenire il Papa Urbano IV, allora residente nella vicina Orvieto, il quale dopo accertamenti affidati al vescovo e a teologi come San Tommaso d’Aquino dichiarò l’autenticità del miracolo. La versione ufficiale fu che quel fatto eccezionale fosse avvenuto proprio per rassicurare il sacerdote sul dogma della transustanziazione. Cosa sia accaduto in verità non si sa, è certo che da allora il fatto viene ricordato ogni anno, non solo a Bolsena e a Orvieto (che un po’ se lo contendono), ma in tutto il mondo cristiano. L’evento, che prende il nome di Corpus Domini – Corpo di Cristo, appunto – oggi si celebra 60 giorni dopo Pasqua e corrisponde al giovedi successivo alla Santissima Trinità.
Anche questo appuntamento viene vissuto a Bolsena con una grande partecipazione e non sono bastati i risultati di studi di laboratorio a dissuadere i credenti locali, ma anche quelli di tutto il mondo, che a provocare quel sanguinamento non era stato l’intervento divino ma la “Serratia marcescens”, un batterio che si sviluppa nel pane in ambienti umidi ed è proprio rosso come il sangue. Che la natura dei due umori non sia la stessa, però, è manifestato anche dall’alone sul lino liturgico a Bolsena, molto più nitido di quello che lascerebbe una macchia di sangue. Un tale fenomeno, del resto, era capitato già ai soldati di Alessandro Magno mentre, nel 332 a. C. durante l’assedio di Tiro, spezzavano il pane. E anche un migliaio di anni dopo nelle cosiddette ostie sanguinanti di Parigi, grondanti all’improvviso un inspegabile liquido rosso, e in altri casi ancora, tutti documentati.
La scienza in passato non avrebbe potuto dare pareri su fatti simili. Oggi può farlo ma credere alla possibilità di un intervento divino nelle nostre vite è sempre più rassicurante ed è per questo che il miracolo e la santa di Bolsena colpiscono profondamente la sensibilità dei fedeli. Anche per questo aspetto lo splendido centro della Tuscia, che ha bellissimi panorami sul lago, un pittoresco centro storico, un’ottima cucina basata sul coregone, merita di essere capito con una visita più approfondita.
Gloria Zarletti
Nell’immagine di copertina, il duomo di Santa Cristina a Bolsena

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