//Sanità, in Italia ancora troppe disuguaglianze

Sanità, in Italia ancora troppe disuguaglianze

di | 2026-07-18T23:42:30+02:00 19-7-2026 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

Premessa indispensabile: non è una classifica, ma sono dati che cercano di fotografare la situazione della sanità pubblica in Italia. Che, come tutti sappiamo bene, è il Paese dove si tende a complicare tutto e dove a vincere è sempre e soltanto la burocrazia. Ecco, allora, che il ministero della Salute ha rilasciato i dati del Nuovo sistema di garanzia (Nsg) relativi al 2024, lo strumento ufficiale che monitora l’adempimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nelle diverse regioni italiane. Insomma, al di là di acronimi di dubbia comprensibilità e di paroloni usati per riempirsi la bocca, c’è una verità incontrovertibile: permangono consistenti differenze tra la situazione al Nord, al Centro, al Sud e nelle isole. Non è una novità, purtroppo, e questa ulteriore analisi ne è soltanto l’ulteriore conferma.

I risultati confermano dunque la storica frattura tra il Centro-nord e il Mezzogiorno. La regione dove si viene in generale curati meglio è il Veneto (288 punti); seguono Emilia-Romagna (282), Toscana (280), Piemonte (272), Provincia Autonoma di Trento (271), Lombardia (270), Umbria (254), Liguria (250, in crescita rispetto al 2023), Friuli Venezia Giulia (248). La prima regione meridionale è la Puglia (242 punti) che precede Marche (237, in peggioramento rispetto al 2023), Lazio (237), Abruzzo (229), Valle d’Aosta (213). Sardegna (212), Campania (209), Provincia Autonoma di Bolzano (206), Basilicata (205), Sicilia (196), Molise (192). Chiude la Calabria con 189 punti. Da segnalare che la Lombardia (sesta) recupera una posizione rispetto al 2023, quando dalla Regione ci furono polemiche per il punteggio assegnato dal ministero.

Il punteggio monitora l’adempimento dei Lea e impatta sulle finanze  Sebbene le istituzioni ribadiscano ogni anno che questo meccanismo non nasca per stilare una vera e propria pagella, i risultati sono puntualmente utilizzati dalle amministrazioni locali come certificato di eccellenza o come stimolo al miglioramento. Il punteggio ottenuto ha inoltre un impatto diretto sulle finanze regionali, regolando l’accesso a importanti fondi premiali di natura economica.

Ma come si arriva a tutti quei numeretti? Il meccanismo è tutt’altro che semplice e si basa su 88 indicatori suddivisi nelle aree di prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera, a loro volta suddivisi in sotto -indicatori, raggruppati in tre macro-aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica (include parametri come la copertura vaccinale nei bambini e l’efficacia delle campagne di screening); assistenza distrettuale territoriale (analizza la gestione delle cure sul territorio, l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci e la tempestività dei mezzi di soccorso); assistenza ospedaliera (monitora l’efficienza dei ricoveri, la percentuale di parti cesarei e i tassi di mortalità a breve termine per patologie acute come l’ictus). Il sistema assegna a ogni macro-area un punteggio compreso tra 0 e 100, portando a un massimo teorico complessivo di 300 punti. 

I dati del 2024 mostrano dinamiche differenti tra questi settori. La prevenzione registra un progresso quasi omogeneo in tutto il Paese. L’assistenza territoriale mostra segnali di forte crescita soprattutto nelle regioni del Centro-sud, anche se permane un sensibile divario rispetto alle strutture del Nord. L’area ospedaliera, al contrario, fa segnare una leggera flessione a livello nazionale, pur continuando a mantenere alti standard qualitativi generali. Il sistema comunque mostra miglioramenti generali nella prevenzione e un aumento delle regioni che superano la sufficienza

Nonostante le distanze in classifica, il ministero della Salute sottolinea un deciso passo in avanti globale per l’intero sistema sanitario nazionale. Il dato più confortante riguarda il crollo delle insufficienze gravi: le regioni che non riescono a raggiungere la soglia minima di sufficienza in almeno una delle tre macro-aree sono scese da otto a tre. Le criticità rimaste si concentrano in aree specifiche: la Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia mostrano carenze nel settore della prevenzione, mentre la Calabria non riesce ancora a superare la soglia minima nell’assistenza distrettuale. Tutte le restanti regioni italiane hanno invece garantito i livelli minimi di assistenza in ogni singolo comparto, segnando una progressiva riduzione delle insufficienze totali.

Che cosa resta, in sintesi, di questo capillare monitoraggio? La situazione tende a migliorare, sia pure di poco. Restano confermate zone di assoluta eccellenza, ma anche aree dove l’assistenza in generale lascia piuttosto a desiderare. Bisogna sicuramente fare meglio, a cominciare dalla spesa che talvolta risulta eccessivamente sbilanciata con sprechi inaccettabili e con possibilità di consistenti economie se solo si lavorasse in sinergia e non, come spesso avviene, a compartimenti stagni. Si può e, soprattutto, si deve.

Buona domenica.

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