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Quei giovani che non fanno notizia

di | 2026-07-16T10:37:27+02:00 19-7-2026 0:01|Attualità, Sezione 1|2 Comments

VITERBO – Ogni mattina, mentre il Paese si risveglia, milioni di ragazze e ragazzi sono già in viaggio. C’è chi prende un autobus all’alba, chi un treno regionale, chi attraversa la città in bicicletta o in motorino. Hanno quasi tutti uno zaino sulle spalle o un computer nella borsa, alcuni hanno un libro sottobraccio, altri sono in divisa o in uniforme. Si dirigono verso la scuola o l’università, molti raggiungono un posto di lavoro prima di tornare a studiare la sera. Durante la giornata affrontano interrogazioni, esami, turni di lavoro, tirocini, concorsi, laboratori e corsi di formazione. Studiano per anni nella speranza di conquistare un futuro dignitoso. Accettano contratti precari, lavori serali o giornalieri nei fine settimana, pur di pagarsi gli studi e non gravare sulle famiglie.

Eppure, di loro nessuno ne parla, nessuno li intervista, nessuno li ritrae mentre svolgono la propria attività, anche se in realtà, sono proprio loro la vera fotografia della gioventù italiana. Poi però basta un video di pochi secondi, una rissa davanti a una scuola, un’aggressione, un insulto di troppo o un gruppo di “maranza” che semina disordine e le immagini rapidamente rimbalzano sui social, aprono i telegiornali, riempiono le pagine dei quotidiani e finiscono per diventare il volto di un’intera generazione. È qui che nasce uno degli equivoci più pericolosi del nostro tempo: trasformare l’eccezione nella regola. Quei ragazzi difficili esistono e i loro comportamenti vanno condannati con fermezza, ma rappresentano una minoranza. Parlare sempre di quei casi è una narrazione comoda, che fa notizia, ma profondamente ingiusta e sbilanciata, perché i valori esistono ancora ma dei ragazzi studiosi e laboriosi, non si parla mai. Loro fanno meno rumore.

La stragrande maggioranza dei giovani italiani, infatti, conduce una vita completamente diversa. È una maggioranza silenziosa che non cerca visibilità, ma opportunità; non pretende scorciatoie, ma occasioni per dimostrare il proprio valore. Ed è proprio di questa moltitudine di giovani che andrebbero riempite le pagine dei giornali e del web, per trasmettere esempi positivi e premiare chi veramente merita. Andrebbe dedicato più spazio agli studenti che riempiono ogni giorno scuole e università, ai giovani ricercatori che trascorrono ore nei laboratori, agli apprendisti che imparano un mestiere, ai ragazzi che lavorano mentre studiano, a quelli che affrontano concorsi pubblici dopo mesi, spesso anni, di preparazione, ai giovani che scelgono di arruolarsi nelle Forze dell’Ordine, ai volontari che dedicano parte del loro tempo agli altri, a chi apre una start-up, a chi innova l’impresa di famiglia o decide di restare nel proprio territorio per contribuire a farlo crescere, insomma a chi crede che lo studio e il lavoro siano le fondamenta della propria vita.

Bisogna considerare profondamente il fatto che dietro ogni diploma, ogni laurea, ogni qualifica professionale ci sono migliaia di ore di studio e di impegno che nessuno vede. Ci sono notti trascorse sui libri, esami falliti e ripetuti, colloqui andati male, delusioni, sacrifici economici delle famiglie e una determinazione che raramente trova spazio nel racconto pubblico. Questa è la normalità di milioni di ragazzi. Ma la normalità non fa notizia, il sacrificio quotidiano non diventa virale, la buona educazione non genera audience. Così, in maniera anomala, il comportamento irresponsabile di pochi finisce per oscurare il percorso di milioni di giovani che, ogni giorno, svolgono seriamente il proprio dovere.

Con onestà intellettuale dobbiamo essere consapevoli che esiste una generazione che continua a credere nello studio come strumento di crescita, nella competenza come chiave per costruire il proprio futuro e nel lavoro come forma di dignità e realizzazione personale. Una generazione che sa bene che il domani non si eredita e che ogni traguardo richiede impegno, costanza, sacrificio e fiducia in ciò che si fa. Questi ragazzi stanno insegnando qualcosa anche al mondo degli adulti. Per troppo tempo è stato chiesto loro di essere perfetti: sempre brillanti, sempre forti, sempre all’altezza. Le emozioni dovevano rimanere nascoste, la paura era sinonimo di debolezza, il fallimento una colpa.

Oggi molti giovani hanno il coraggio di dire che non è esattamente così. Parlano di ansia, di stress, di salute mentale, di solitudine, depressione e disturbi alimentari. Non per giustificare la fragilità, ma per affrontarla. Perché chiedere aiuto non significa essere deboli: significa avere la maturità di riconoscere i propri limiti e la volontà di superarli. Non è una generazione meno forte. È una generazione che ha capito che il benessere psicologico è parte integrante della responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Anche il concetto di successo sta cambiando. Il lavoro resta fondamentale, ma non può essere l’unico parametro con cui misurare il valore di una persona. Sempre più giovani cercano ambienti professionali più umani, cercano un migliore equilibrio tra vita e lavoro, più rispetto, inclusione e sostenibilità.

Spesso non vogliono fare meno, ma vogliono costruire meglio. Ed è forse proprio qui che il mondo adulto dovrebbe iniziare a interrogarsi. Ogni volta che un ragazzo sbaglia ci chiediamo che cosa non funzioni nei giovani, quasi mai ci domandiamo che cosa non abbia funzionato negli adulti e nelle generazioni precedenti. Perché l’educazione non nasce sui social, nasce nelle famiglie, nasce la sera a tavola, nelle scuole, nelle società sportive, negli oratori, in tutti quei luoghi in cui un bambino o un ragazzo osserva il comportamento degli adulti molto prima di ascoltarne le parole. Il rispetto non si insegna con una punizione dopo un errore, si trasmette con l’esempio. Lo stesso vale per il senso del dovere, della legalità, del sacrificio e della responsabilità.

Genitori, insegnanti, educatori, istituzioni e società condividono il compito più importante: offrire ai giovani punti di riferimento credibili. Quando questo patto educativo si indebolisce, alcuni ragazzi si perdono e in questi casi è giusto intervenire con tempestività e determinazione per cercare di recuperarli, ma se milioni di altri continuano a impegnarsi, a lavorare e a credere nel proprio futuro nonostante le difficoltà, allora è arrivato il momento di raccontare anche loro. Non per celebrare l’ordinario, ma perché è proprio quell’ordinario a tenere in piedi il Paese. Sarebbe un errore imperdonabile dimenticare tutti quelli che, nonostante le difficoltà, continuano a scegliere la strada dell’impegno.

La vera rivoluzione delle nuove generazioni non è quella che invade i social network. È quella che ogni mattina entra in un’aula scolastica, in un’università, in un laboratorio, in un’officina, in un ospedale, in un’’azienda o in un cantiere. È quella di chi apre un libro per studiare invece di cercare furbescamente il successo per vie più brevi, accetta un sacrificio oggi per costruire una possibilità domani e continua a credere che il merito, la preparazione e l’onestà siano ancora valori capaci di fare la differenza. Perché il futuro dell’Italia non sarà scritto da quei pochi che conquistano qualche minuto di notorietà con un gesto irresponsabile trasmesso sul web. Sarà costruito da quell’immensa maggioranza di ragazze e ragazzi che in silenzio continua a studiare, a sacrificarsi, a cadere e rialzarsi, a costruire invece che distruggere.

L’Italia di domani non nascerà dai video che diventano virali. Nascerà da quei giovani che oggi, lontano dai riflettori, studiano e si impegnano invece di cercare una banale notorietà, timbrano un cartellino di lavoro, affrontano un esame e magari lo ripetono pure invece di arrendersi al primo ostacolo. Sono loro la vera notizia. Sono loro il futuro dell’Italia che verrà.

E sono loro che meritano di essere raccontati.

Paolo Paglialunga

2 Commenti

  1. Sara Aquilani 19 luglio 2026 at 10:20 - Reply

    Grazie Paolo per questo articolo che ci dà speranza che il nostro futuro sia costruito da chi non ha voce perché come dici tu non fa’ notizia ma allora diamo voce a questi ragazzi e permettimi ai nostri ragazzi perché i miei figli fanno parte di questi ragazzi che ogni giorno si impegnano a raggiungere il loro scopo nella vita senza scorciatoie e con grande fatica

  2. Angelo 19 luglio 2026 at 12:01 - Reply

    E bravo Paolo. Hai centrato il problema. Io comunque ho sempre pensato positivo e così anche i nostri ragazzi sapranno appropriarsi del loro futuro e migliorare questo nostro mondo cosa che noi adulti non abbiamo saputo fare. Forza ragazzi

  3. Marina Di Palma 19 luglio 2026 at 15:30 - Reply

    Questo articolo fa veramente riflettere. Riesce a mettere al centro difficoltà, delusioni e tanto impegno da parte di ragazze e ragazzi che ogni giorno si impegnano per un futuro. Normale….ma guadagnato con tanta fatica.
    Grazie Paolo per aver condiviso 😘

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