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Quanto vale l’amicizia decisa dalla AI?

di | 2025-10-30T18:44:52+01:00 2-11-2025 0:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

VITERBO – C’è stato un tempo in cui per conoscere qualcuno bastava un caffè, un colpo di fortuna o un imbarazzante “ciao” in fila al bar. Oggi, invece, l’algoritmo sa già chi ci farà ridere, con chi discuteremo di politica e chi probabilmente sparirà dopo tre giorni di chat. Non è fantascienza: è la nuova socialità ibrida, dove i legami nascono, crescono e muoiono secondo logiche di raccomandazione automatica. L’amicizia, quella che un tempo era il frutto di incontri reali e affinità scoperte con pazienza, si è trasformata in un prodotto personalizzato.

Le piattaforme ci suggeriscono persone “che potresti conoscere”, come se bastasse un tag in comune per costruire fiducia e intimità. Ma non è solo questione di social network: l’AI entra ovunque, dai sistemi di dating alle community online, fino alle piattaforme lavorative che consigliano chi seguire o con chi collaborare. In teoria, dovrebbe renderci più connessi. In pratica, rischia di creare un ecosistema di relazioni filtrate, dove gli algoritmi decidono chi merita la nostra attenzione. E se un tempo la frase “ce lo siamo trovati per caso” aveva un che di romantico, oggi suona più come “ce lo ha consigliato l’algoritmo di Meta alle 17:32”.

L’illusione della scelta libera Pensiamo di scegliere, ma è l’AI a scegliere per noi. L’amico che commenta sempre i nostri post? È lì perché il sistema sa che ci piacerà sentirci apprezzati. Il gruppo Facebook dove “finalmente qualcuno ci capisce”? Siamo stati profilati per entrarci. Perfino su Linkedin, il collega che ci sembra “così in sintonia” potrebbe esserci stato messo davanti perché la piattaforma ha individuato pattern comuni nelle interazioni. Non si tratta di complotti digitali, ma di marketing sociale spinto all’estremo. Gli algoritmi non vogliono farci trovare amici: vogliono mantenerci attivi, prevedibili, cliccanti. Il legame umano diventa un sottoprodotto dell’attenzione. Eppure, come spesso accade, ci caschiamo con entusiasmo, convinti che la tecnologia ci renda più “sociali”. L’ironia è che, mentre ci lamentiamo dell’intelligenza artificiale che “ruba i posti di lavoro”, non notiamo quella che ci sta silenziosamente rubando gli amici.

L’amicizia “a tempo determinato” C’è poi un aspetto nuovo e quasi comico: la durata delle relazioni digitali. Gli amici di oggi sono quelli che l’algoritmo ci serve “caldi” in homepage; domani, se cambiamo interessi o smettiamo di interagire, spariscono come notifiche archiviate. È la logica del “refresh”, applicata alle persone. Anche il linguaggio riflette il cambiamento. “Segui”, “rimuovi”, “blocca”, “silenzia”: verbi che sostituiscono la complessità emotiva con l’efficienza di un click. È un’amicizia on demand, con rinnovo automatico e disdetta immediata. E se un tempo la fine di un legame richiedeva spiegazioni e un minimo di coraggio, oggi basta un dito distratto sullo schermo.

L’AI empatica (forse troppo) Il paradosso più grande è che l’AI non si limita più a suggerire amici: in certi casi li sostituisce. Esistono già app che simulano conversazioni amicali, capaci di ricordare dettagli, dare consigli e rispondere con empatia programmata. Per molti utenti, rappresentano un modo per colmare solitudini reali. Per altri, l’inquietante anticamera di un mondo dove non avremo più bisogno degli esseri umani per sentirci ascoltati. E se le prime versioni erano goffe (“Come va il tuo giorno, utente 325?”), oggi l’evoluzione è spiazzante. Risposte sempre più naturali, voci rassicuranti, perfino pause respiratorie simulate. Peccato che l’AI non ti chieda mai di uscire a bere qualcosa: preferisce restare nel cloud, dove l’emotività non pesa e l’abbonamento premium si rinnova da solo.

Oltre l’algoritmo Naturalmente, non si tratta di demonizzare la tecnologia. Gli algoritmi ampliano possibilità e abbattono distanze, ma il punto è ricordare che la connessione non è sinonimo di relazione. L’amicizia, quella vera, non si basa sull’ottimizzazione dei dati, ma sull’imprevedibilità — la stessa che nessun sistema, per quanto sofisticato, potrà mai replicare. Forse allora il modo migliore per difendere la nostra umanità è reimparare la casualità: non seguire chi ci viene consigliato, ma chi ci incuriosisce davvero. Non lasciare che una formula matematica decida chi vale il nostro tempo. Perché, alla fine, l’amicizia è un bug nel sistema, e sarebbe un peccato correggerlo.

Alessia Latini

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