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Quando la targa di Perugia era “PU”. E non piaceva a nessuno

di | 2026-01-09T18:32:13+01:00 11-1-2026 0:25|Sezione 6, Storie|0 Commenti

PERUGIA – Pochi, forse, sanno che la prima targa della provincia di Perugia, come per le altre consorelle, fosse indicata da un numero. Esattamente il “46”. Pochissimi, probabilmente, sono informati che ci fu un tempo in cui l’immatricolazione passò dai numeri alle lettere e che alla provincia di allora (comprendeva pure Terni e Rieti) venne attribuito la sigla “PU”. Agli automobilisti perugini ed umbri non piaceva affatto. Quel labiale sapeva di disprezzo. Di schifo, ripugnanza, ribrezzo. In più ricordava lo sputo. Tuttavia sembrava non si potesse far niente per cambiare una legge dello stato che associava le tre “Province Unite”. La targa “Pu” venne varata nel 1927 e si andò avanti così per un quinquennio quando…

Raccontava agli amici e conoscenti, seduti ai tavolini dei bar di corso Vannucci, il cavalier del Regno Vittorio Vergoni, che la svolta positiva si registrò nel 1931. Vergoni, persona colta, squisita e gioviale, al tempo svolgeva il ruolo di amministratore dei beni del casato del conte Alfredo Bennicelli, nobiltà romana, recente, ma particolarmente rampante e molto legata alla Santa Sede. A Solfagnano – come anche a Collepepe ed a Pomonte di Gualdo Cattaneo – i Bennicelli possedevano rilevanti proprietà agrarie (acquisite, quelle perugine, dai marchesi Antinori). Narrava, dunque, Vergoni che Benito Mussolini, allora al potere e capo del governo, fosse ospite nella grande struttura perugina abbellita dal castello e da suggestivi scorci (anche il Re Vittorio Emanuele III vi era venuto ospite).

Benito Mussolini

Fu in quella circostanza che Vergoni – grande appassionato di auto, come d’altronde i suoi datori di lavoro, che amici di Vittorio Valletta, manager della Fiat, sfoggiavano sempre le ultime fuoriserie della casa torinese – si rivolse al “presidente”, lamentandosi a nome degli automobilisti e dei cittadini della intera regione (come ricordato Rieti faceva ancora parte dell’Umbria) di quella sigla poco nobile (anche in lingua “puh”, esprime disgusto e fastidio). E che il capo del governo provvide a cambiare la sigla optando per la dizione “PG”.

A Roma, per dovere di cronaca, girava la storiella di un parcheggio davanti a palazzo Venezia, dove un giorno si trovavano quattro vetture posteggiate una a fianco all’altra a formare la frase “ROMA-PU-TA-NA” (Perugia, Taranto, Napoli). E che Mussolini, fortemente contrariato nel vederle, avrebbe deciso il cambio della sigla. Tuttavia Vergoni sosteneva, ed appariva credibile e sincero, che la targa era stata sostituita sulla sollecitazione avvenuta a Solfagnano, di fronte a diversi illustri ospiti, locali e nazionali.

Guardate come mutano i tempi e le sensibilità: PU è stata attribuita, qualche anno fa, alle province marchigiane di Pesaro ed Urbino e nessuno ha avuto nulla a che dire.

Elio Clero Bertoldi

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