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Pianura Padana “avvelenata” dagli allevamenti intensivi

di | 2026-05-21T14:00:51+02:00 24-5-2026 0:45|Attualità, Sezione10|0 Commenti

MILANO – La pianura padana è avvelenata dagli allevamenti intensivi. A sostenerlo è l’ultimo rapporto di Greenpeace, “Padania avvelenata”, secondo il quale gli allevamenti intensivi di suini, bovini e pollame riempiono l’aria di tutta la regione padana di gas serra e ammoniaca. Un inquinamento che ha delle conseguenze su clima, aria, acqua, suolo e, soprattutto, sulla nostra salute.

Secondo l’Anagrafe Zootecnica, in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si concentrano circa il 60% dei bovini e degli avicoli allevati in Italia, e oltre l’80% di tutti i suini, con densità maggiori nelle province della pianura. Un carico che si aggiunge alle altre fonti di inquinamento antropico della zona, principalmente traffico veicolare e attività industriali, contribuendo alla formazione dello smog che “soffoca” l’intera area.

Realizzato con il supporto delle ricercatrici dell’Università di Siena Valentina Niccolucci e Michela Marchi (dipartimento SFTA – Scienze Fisiche Terra e Ambiente e dell’unità di ricerca Ecodynamics Group), il rapporto evidenzia come gli allevamenti intensivi della Pianura Padana emettono un totale di 162,7 migliaia di tonnellate di ammoniaca e 12.725 migliaia di tonnellate di gas serra in un solo anno. A emettere di più sono gli allevamenti delle province lombarde di Brescia, Cremona e Mantova. Nel dettaglio, gli allevamenti della sola provincia di Brescia sono responsabili del 14,9% delle emissioni zootecniche di ammoniaca e del 15,3% di quelle dei gas serra in tutta la Pianura Padana. A Milano, invece, le concentrazioni di ammoniaca sono 3-4 volte superiori a quelle di metropoli come Londra o Barcellona.

Queste emissioni entrano nell’aria che respiriamo e alimentano una crisi ambientale e sanitaria su più livelli. L’ammoniaca, prodotta dalle deiezioni animali (oltre che dall’uso di fertilizzanti azotati), è la seconda causa di formazione di polveri sottili PM2.5 in Italia. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2023 le PM2.5 hanno causato 43.083 morti in Italia, il numero più alto in tutta Europa. Al secondo posto  la Polonia (25.268) e al terzo la Germania (21.640). A questo si aggiunge il metano, che viene prodotto durante il processo digestivo degli animali: un gas serra estremamente potente, fino a 80 volte più impattante della CO₂ nei primi 20 anni dall’emissione.

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