RIETI – Favole e vita reale. Pinocchio è la storia della difficoltà di diventare adulti, imparando a fidarsi delle persone giuste, gli ostacoli da attraversare e superare, le disillusioni, il porto sicuro dove tornare, che ti dà l’amore incondizionato di un padre, biologico o no. Peter Pan è tra le favole a cui si attinge di più per indicare chi non vuole crescere, assumersi responsabilità e vuole restare bambino. Gli psicologi hanno facilmente coniato la “sindrome di Peter Pan”, per indicare la contrapposizione tra l’infanzia e l’età adulta. Crescere è difficile e complicato, Peter Pan può anche essere visto come un simbolo di “pensiero felice”, metafora per la resilienza interiore, soprattutto è difficile crescere senza dimenticare di essere stati bambini, mantenendo la capacità di sognare.

James Matthew Barrie
A differenza di quanto possa sembrare, questa favola è nata da un dolore profondo dell’autore, il baronetto scozzese James Matthew Barrie (1860 – 1937): raccontare storie per dimenticare, per nascondere o superare problemi. I diritti d’autore scadono dopo 70 anni dalla morte e fino al 2007, per disposizione stessa di Barrie, tutti i diritti e il controllo intellettuale derivanti dalle sue opere, furono in capo al presidio pediatrico Great Ormond Street Hospital di Londra. Barrie nasce a Kirriemuir, ultimo di 10 figli di una famiglia di tessitori di provincia. Il padre David è un tessitore e la madre, Margaret Ogilvy, è figlia di un muratore, rimasta orfana di madre all’età di 8 anni. Jamie (così lo chiamavano in famiglia) è un bambino piccolo e gracile, cerca di attirare su di sé le attenzioni dei fratelli raccontando storie fantasiose.
Quando aveva sei anni il fratello maggiore David muore per un incidente di pattinaggio sul ghiaccio il giorno prima di compiere 14 anni. La tragedia devasta la madre e Barrie, molto legato a lei, cerca di risollevarla, indossando i vestiti di David, fischiettando come lui, trascorrendo giornate insieme, leggendo i classici della letteratura. Dopo la morte della madre, James pubblicherà nel 1896 Margaret Ogilvy, una delicata biografia celebrativa. Studia all’Accademia di Glasgow, prosegue alla Forfar Academy, a 13 anni lascia la sua casa natia per studiare all’Accademia di Dumfries, si laurea ad Edimburgo nel 1882, assecondando i desideri della madre. Nel 1885, senza soldi né amici, si trasferisce a Londra per intraprendere la carriera di scrittore, raggiunge una discreta fama con Auld Licht Idylls, divertenti racconti di vita quotidiana scozzese. Segue The Little Minister (1891) portato a teatro per ben tre volte.
I suoi primi due romanzi, il sentimentale Tommy (1896) e Tommy e Grizel (1900) vengono pubblicati a Kirriemuir con lo pseudonimo di Thrums. Successivamente, tra alti e bassi, scriverà principalmente per il teatro: Quality Street, What Every Woman Knows e The Admirable Crichton. Nel 1893 scrisse anche il libretto di un’opera lirica comica, Jane Annie, pregando il suo amico Arthur Conan Doyle di rivederla e rifinirla. Nel 1894 sposò un’attrice teatrale, Mary Ansell, da cui avrebbe divorziato senza che le nozze fossero consumate. Un giorno, seduto su una panchina nei Kensington Gardens, vicino Hide Park, con il proprio cane Porthos (nel libro Nana) incontrò i cinque figli dei coniugi Sylvia e Arthur Davies: George, Jack, Peter, Michael e Nicholas (li ritroviamo nel libro). Nacque così un grande amore per i cinque bambini, con i quali iniziò a passare le giornate, offrendo il proprio cottage fuori città, il Black Lake Cottage, dove produce un album di fotografie dei bambini che giocano ai pirati, intitolato I bimbi perduti di Black Lake Island. Barrie ne fece due copie, una delle quali regalò al padre dei bambini, Arthur, che la smarrì in treno (l’unica copia è custodita alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University). 
La figura di Peter Pan apparve per la prima volta nel romanzo The Little White Bird (L’uccellino bianco) del 1902. L’avventura del bambino che non voleva crescere debuttò a Natale del 1904: tra il pubblico londinese sedevano 25 orfani. Barrie ingrandì e modificò la storia pubblicando Peter e Wendy, poi Peter Pan e Wendy e infine semplicemente Peter Pan, che fu la sua consacrazione mondiale. Robert Louis Stevenson, che non era l’ultimo arrivato, commentò: “Io sono un artista, lui è un genio”. Barrie raccontava storie anche alle giovani figlie del duca di York, la futura regina Elisabetta II e la principessa Margaret, acquisendo in seguito il titolo di Sir (nel 1922 ricevette l’Ordine al Merito). Venne eletto rettore della St. Andrews University e nel 1930 Cancelliere dell’Università di Edimburgo.
Sylvia Davies, che era rimasta vedova, gli lasciò morendo la co-custodia dei figli, insieme alla madre Emma e al fratello Guy du Maurier. Qualcuno potrebbe pensare che Barrie fosse un pedofilo, ma queste voci furono smentite da Nicholas il più piccolo dei fratelli, ormai adulto. Peter e George si arruolarono come volontari nella prima guerra mondiale George, il maggiore, morì in trincea nel 1915 a 21 anni. Peter tornò a casa, fu insignito della Croce militare, fondò una casa editrice, ma la guerra lo segnò così tanto che si suicidò nel 1960, gettandosi sotto un treno pochi mesi dopo la morte di suo fratello maggiore Jack nel 1959. Michael morì annegato nel 1921 all’età di 20 anni col suo amico Rupert Buxton. 
Nel 2004 il film con Jonny Depp Neverland – Un sogno per la vita di Marc Forster a lui dedicato. E per i casi strani della vita, prima ancora del successo del libro, c’è un altro Peter Pan, il soldato, anche lui morto giovane in trincea sul Monte Grappa nel 1918, nato in Romania nel 1897. Questo Peter Pan avrebbe voluto crescere e invecchiare, ma non ha potuto. Il suo loculo n.107 è pieno di fuori, sassolini, conchiglie.
La vita è una favola o le favole aiutano a vivere? E poi c’è quel genio di Stanley Kubrick: in Shining la protagonista si chiama Wendy e forse non è un caso: a volte nella vita si passa dalla favola all’incubo.
Francesca Sammarco

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