ROMA – Grazia Deledda, prima e unica italiana vincitrice del Nobel per la letteratura, nel 1926 fu insignita del più prestigioso premio al mondo. L’Accademia svedese riconobbe “la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale che ritrae, in forme plastiche, la vita nella sua appartata isola natale, e che con profondità, e con calore, tratta problemi di generale interesse umano”. Ne sono un esempio la sua fama e le sue opere, conosciute a livello internazionale, emblema della capacità di narrare la sua terra con uno stile che, nel tempo, ha superato i confini nazionali. “Una tra le tante dimostrazioni di questo apprezzamento è stata la partecipazione attiva al concorso internazionale Premio Canne al Vento Galtellì: 207 racconti provenienti da ogni parte del mondo e da 25 Paesi diversi. Numeri che hanno dimostrato come la memoria della scrittrice premio Nobel nuorese sia ancora viva in tutto il mondo”, ha dichiarato Ilaria Portas, assessora della Sardegna per la Pubblica Istruzione e Cultura.

La casa natale di Grazia Deledda
Grazia Deledda, quinta di sette figli, nacque il 28 settembre del 1871 a Nuoro. Cresciuta in una famiglia benestante nel centro della Sardegna, riuscì poi ad abbracciare un destino che la guidò a Roma, sovvertendo lo stereotipo della donna che si sarebbe dovuta dedicare, esclusivamente, a lavori domestici e famiglia. Un giorno scrisse: “Avrò tra poco vent’anni, a trenta voglio avere raggiunto il mio sogno radioso quale è quello di creare, da me sola, una letteratura completamente ed esclusivamente sarda”. Aggiungendo, inoltre: “Sono ardita e coraggiosa come un gigante e non temo le battaglie intellettuali”. Non per nulla, Grazia si dedicò ininterrottamente alla scrittura per cinquant’anni, incontrando il favore del pubblico e i critici letterari più scettici.

Lo scrittoio della Deledda
Grazia ripetè la quarta elementare per saziare la sua sete di conoscenza. Ebbe un bagaglio di formazione per nulla paragonabile a quello di D’Annunzio, Pascoli o Pirandello, eppure le bastò per entrare in contatto con le istituzioni letterarie del tempo. Il carattere della Deledda era determinato. Lei voleva raggiungere la fama. Era consapevole delle proprie capacità. Era ambiziosa e voleva arrivare esattamente dove aveva stabilito. Tutto ciò le fu d’aiuto per vincere, nel ’26, il Nobel per la letteratura, che le fu consegnato dal Re di Svezia nel 1927, durante la cerimonia di premiazione avvenuta nella suntuosa Sala dei concerti di Stoccolma.

La scrittrice a Stoccolma
Il premio elogiò la penna di Grazia, questo è certo. Non a caso, ancora oggi viene ricordata come “una pioniera che ha dato voce alla sua terra, alle sue tradizioni e contraddizioni e alla forza dell’animo femminile”. Tuttavia, il Nobel diede anche merito all’incrollabile determinazione di una scrittrice, riuscita ad assecondare la sua vocazione letteraria contro il volere della famiglia, vincendo ostacoli, resistenze e radicati pregiudizi dell’epoca, venendo spesso accusata di dipingere una Sardegna “troppo cruda”. Insomma, il Nobel della Deledda sancì il suo rilievo mondiale: lei era nata per la letteratura. Nel suo discorso pronunciato a Stoccolma, “sa piccina de su srabagghiu”, la ragazzetta disgraziata, chiamata così dalla famiglia che non approvava il fatto che lei scrivesse invece di cercarsi un marito, disse: “Quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei genitori. Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia per la seconda volta, puniscilo ancora; se lo fa per la terza volta, lascialo in pace perché è un poeta. Senza vanità, anche a me è capitato così”.

I coniugi Deledda-Modesani
Ma perché il nome della Deledda corrisponde “alla voce poetica della Sardegna e al trionfo delle donne?”. La risposta vien da sé. Il Nobel, vinto 100 anni fa dalla scrittrice nuorese, ha sottoscritto un’autorizzazione, rivolta all’intero mondo femminile, di avere il pieno diritto nel cimentarsi, senza alcun freno, a far valere il proprio talento, ad esigere rispetto e la giusta e meritata considerazione. Dopotutto, al tempo, erano numerose le donne che si firmavano con uno pseudonimo (per paura di essere giudicate e aspramente criticate). Anche Grazia, all’inizio della sua carriera, fece ricorso a pseudonimi per mantenere anonima la sua identità. A diciassette anni, quando pubblicò il suo primo racconto, “Sangue sardo”, usò un nome inventato, che mai avrebbe fatto pensare a lei, “Ilia di Saint-Ismail”. Un altro pseudonimo fu “G. Razìa”, più esplicito, indice di maggiore consapevolezza nelle proprie capacità. Il più significativo, però, fu quello che la contraddistinse per la sua forte autoironia. Quando cominciò a scrivere recensioni per alcuni giornali romani, si firmò, infatti, con lo pseudonimo “Fea” che, in sardo, significa brutta.

L’autografo di Grazia
Il Nobel fu, dunque, una rivincita? Una vittoria? Di sicuro è stato un momento importante per il movimento femminile, che otteneva, finalmente, l’attesa parità di genere, mettendo un punto fermo ad una lunga discriminazione nell’ambito intellettuale. Ancor di più se si pensa che il Nobel del ’26 era atteso da Pirandello, che lo ricevette nel ‘34. A tal proposito, grazie all’associazione “Grazia Deledda, una Nobel a Cervia” e al patrocinio dei comuni di Cervia e Nuoro, a dicembre si terrà una giornata incentrata proprio sul tema “Il Nobel fu vera gloria?” e la sentenza finale sarà quella del pubblico, in veste di giuria popolare.

La locandina nella casa-museo di Nuoro
Quest’anno, tra l’8 e il 10 maggio, in occasione del centenario del Nobel, si terrà un festival letterario dedicato alla scrittrice sarda, presso il giardino della sua vecchia residenza di Cervia, Villa Caravella, definita nei suoi scritti come “la casa color biscotto”. Ospite d’onore sarà Dacia Maraini. Sono previsti anche trekking letterari e dialoghi con esperti. Le celebrazioni continueranno, poi, in estate, con il Ravenna Festival. In fin dei conti, come ha sottolineato la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, “la figura della Deledda continua a parlare al presente e rappresenta un esempio di come la cultura possa nascere anche in contesti periferici e farsi universale”, pure dopo cent’anni dal Nobel.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926

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