//Per favore, per le favole non delegate Alexa

Per favore, per le favole non delegate Alexa

di | 2026-06-19T14:42:24+02:00 21-6-2026 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

La notizia è scoraggiante, oltre che molto preoccupante. Il numero dei bambini che maneggiano uno smartphone è in costante crescita e, contestualmente, diminuisce l’età in cui si comincia. E’ opportuno togliersi subito il dente e chiarire che più di 4 bimbi su 10 (esattamente il 41,5%) iniziano ad usare dispositivi tecnologici come cellulari e tablet tra i 2 e i 3 anni; e, tra questi, è il 19,3% il numero di quelli che hanno due anni appena compiuti. Questi dati, emersi dall’indagine “Bambini Digitali” condotta dall’Associazione Dipendenze tecnologiche, Cyberbullismo e Hikikomori, diretta da Giuseppe Lavenia, con la Società italiana di Pediatria Condivisa, riportano l’attenzione sul tema dell’educazione digitale.

Il report è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi in occasione del lancio della campagna di comunicazione istituzionale “Non è mai troppo presto”. All’incontro  sono intervenuti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega alle politiche contro la droga e le altre dipendenze, Alfredo Mantovano, il sottosegretario per l’informazione e l’editoria, Alberto Barachini, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, il ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, il fondatore della Fondazione Pensiero Solido, Antonio Palmieri, e lo stesso direttore dell’Associazione Dipendenze tecnologiche, Cyberbullismo e Hikikomori, Giuseppe Lavenia.

E’ onestamente sconvolgente apprendere tale tipo di informazioni, ma non ci si può nemmeno meravigliare più di tanto. Se, come si dice, l’esempio viene dei genitori, allora è normale che i figli anche in tenerissima età tendano a ripetere ciò che vedono fare ogni giorno e ad ogni ora dagli adulti. Più interessati a chattare con il mondo intero o a visionare immagini e filmati d’ogni tipo invece che dedicare attenzioni alla propria prole. Accade in casa e fuori, senza regole e limitazioni.

Non c’è bisogno di studi particolari o di psicologi e psicoterapeuti: basta osservare quello che accade in un qualsiasi ristorante o pizzeria nei tavoli occupati da famiglie (più o meno) normali. Esaurita in breve tempo la fase in cui i ragazzini devono sfamarsi, si presentano due casi: papà e mamme sono sempre in tutt’altre faccende affaccendati e dunque lasciano libera la figliolanza di scorazzare per tutto il locale creando inevitabile disturbo al resto della clientela oppure i piccoli vengono dotati di smartphone o altre diavolerie elettroniche con le quali praticamente possono fare di tutto senza alcun controllo. Con le conseguenze che non è difficile immaginare.

Questa è putroppo la realtà oggettiva che quotidianamente si osserva alle nostre latitudini. E allora non ci si deve meravigliare se il primo approccio con lo schermo di un telefono inizia intorno ai 2-3 anni e se l’utilizzo dei device tecnologici non si limita solo alla visione di cartoni o video di vario tipo. Il 50% di loro, infatti, utilizza già WhatsApp sullo smartphone dei genitori per mandare messaggi e il 71% del campione ha a disposizione un tablet per giocare o almeno per guardare video. Secondo il report, però, il dato più impressionante riguarda i social network: il 24% dei bambini tra i 2 e i 3 anni che usano lo smartphone, ha già un profilo social che, anche se attivato e amministrato da un adulto, porta il nome del bimbo e condivide info e immagini del minore. C’è bisogno di aggiungere altro?

Il professor Giuseppe Lavenia

Ma, andando ad allargare la fascia d’età e tenendo in considerazione i bimbi da 0 a 6 anni, lo studio rivela che l’81% utilizza da solo lo smartphone. Inoltre, il 60% dei genitori usa il telefonino in presenza dei propri figli, mentre il 38% di babbi e mamme ha delegato ad Alexa, quando non all’intelligenza artificiale, il racconto delle favole. “Ci sono addirittura genitori che ‘passano’ ai figli dodicenni i propri follower, perché altrimenti i ragazzini sarebbero degli esclusi…”, sottolinea Giuseppe Lavenia. E aggiunge: “Stiamo trasformando i nostri bambini, cioè i futuri adolescenti e poi adulti attraverso la droga perfetta, l’anestetico perfetto: dipendenza e sofferenza”.  La sintesi dello psicoterapeuta è decisamente preoccupante perché si determina “una dissociazione tra la capacità di rappresentare le nostre emozioni e quella di trasformarle in sentimenti, al punto che se vediamo qualcuno che ci cade davanti, anziché soccorrerlo lo filmiamo. Oggi il rifugio di questi ragazzi è nel device, domani troverà la risposta in una sostanza e dopo chissà in cos’altro”.

Il progetto “Non è mai troppo presto” nasce da un’idea della Fondazione Pensiero Solido. L’iniziativa punta a diffondere una serie di consigli per i neogenitori che si trovano ad affrontare l’educazione dei figli perché, si legge sul sito del Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, “diventare genitori oggi vuol dire fare i conti con un mondo pieno di schermi, notifiche e connessioni che non si spengono mai”. Ecco dunque 9 consigli pratici per provare ad invertire una tendenza che sta inevitabilmente portando le nuovissime generazioni verso una situazione in cui la realtà virtuale supera di gran lunga quella fattuale.

Allattare è uno sguardo Quando allatti guarda il tuo bimbo. È un momento fondamentale per creare connessione e sicurezza. Il telefono e lo scroll possono aspettare.

Tu prima dello schermo Quando sei con il tuo bambino, metti via il telefono: lo sguardo e la voce della mamma o del papà sono più importanti di qualsiasi notifica.

Occhi negli occhi Ogni momento di attenzione condivisa – per esempio mentre cambi il pannolino – vale più di mille video.

A tavola insieme Non usare il video o la tv come distrazione per far mangiare il bimbo o la bimba.

Il legame si costruisce con la presenza fisica Abbracci, carezze, parole, sguardi sono la vera “tecnologia affettiva” che nutre lo sviluppo.

Niente schermo per calmare Non usare video o smartphone per distrarre o tranquillizzare: insegna a gestire le emozioni con la tua presenza.

Stai attento al tuo uso del digitale I bambini imparano guardandoti. Se stai sempre con lo smartphone in mano, penseranno che la vita sia solo quella.

Si gioca con giocattoli toccabili e manipolabili Offri al bimbo giochi e oggetti semplici da esplorare con le mani: stimolano molto più di una app.

Pochissimi schermi nei primi tre anni Nei primi anni il cervello ha bisogno di toccare, maneggiare, guardare, imparare.

Le nostre nonne e le nostre mamme che non avevano a disposizione alcun tipo di aggeggio elettronico e che, in molti casi, non avevano una preparazione particolare o una base culturale elevata hanno saputo crescerci e hanno contribuito alla nostra maturazione leggendo le favole, raccontando le storie che si tramandavano di genitore in genitore, intonando gli antichi canti o anche le hit del momento che si ascoltavano alla radio, spingendoci non appena possibile a leggere ogni tipo di libro, romanzo, pubblicazione. E, con tutti i limiti e i difetti ormai conclamati, non è assolutamente vero che noi boomer siamo venuti così tanto male…

Buona domenica.

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