MONTEROTONDO (Roma) – È stata una faticosa gimkana, per il sindaco di Monterotondo Riccardo Varone, quella per tenere testa a Pablo Rodriguez Mora, portavoce di un comitato civico e apartitico di oltre 400 aderenti (con più di 3.000 firmatari), che faceva lezione di democrazia ad una folla vestita di rosso, il colore del cuore che anima la protesta in corso in questi giorni. Nell’incontro pubblico tenutosi nei giorni scorsi al Parco del Cigno, il primo cittadino avrebbe voluto convincere il Comitato spontaneo nato “appena tre settimane fa” che il progetto per riqualificare piazza della Libertà è un bene per la città. Ma, pur supportato da uno stuolo di tecnici, agronomi, progettisti, non ci è riuscito.

Pablo Rodriguez Mora, portavoce del Comitato
“Sono ingegnere con oltre trent’anni di esperienza internazionale – ha esordito Rodriguez – io e gli altri sappiamo leggere le carte e lo abbiamo fatto in modo dettagliato”. Nove i punti di criticità sollevati contro il progetto che per l’amministrazione eretina è di “riqualificazione della piazza” ma per i cittadini suona come distruzione e inquinamento. Troppo cemento, secondo loro, al posto di quel polmone verde nel cuore della centro storico. Alle proteste, ai flash mob e alla mobilitazione contro il project financing che vede un privato rinnovare la storica piazza tagliando i suoi 24 alberi e anche gestire le soste a pagamento su tutto il territorio comunale, Riccardo Varone ha risposto con il suo tono rassicurante. “Il progetto si può ancora modificare – ha detto – ma lo riteniamo necessario in un piano più ampio di consolidamento del centro storico”.
Agli astanti, però, non è bastata la sua spiegazione. Le informazioni che i cittadini nel frattempo hanno raccolto, infatti, non sono impressioni o pareri ma il risultato di un grande approfondimento. “Nel Comitato siamo ingegneri e architetti – ha ribattuto Rodriguez – per questo abbiamo potuto condurre una lettura scientifica e oggettiva dei documenti ufficiali”. E giù la lista delle contestazioni ma due soprattutto quelle maldigerite: il confronto troppo tardivo con i cittadini concesso dall’amministrazione “a cose ormai fatte e il silenzio come risposta alle numerose richieste del Comitato”. E poi la questione degli alberi: abbatterne 24 secolari, come prevede il progetto, per sostituirli con “alberelli ornamentali in vasca” con perdite ecologiche considerate “drammatiche”. Poi, ancora, il finto bosco “a compensazione ambientale” che dovrebbe rivestire una parete, la cui irrigazione richiederebbe un esorbitante impiego di energia. 
La domanda di chi protesta è: a che scopo tutto ciò? Anche qualche cittadino con formazione agroforestale è intervenuto per far osservare al sindaco le pecche di certe scelte. Oltre alle riflessioni ambientaliste, però, Rodriguez ha aggiunto quelle economiche, aspetto più pesante della questione perché il guadagno del privato è previsto arrivare direttamente dalle tasche dei residenti e di chi capita in città. Insomma, una serie di “errori grossolani e incongruenze progettuali” su cui il Comitato non intende transigere e che fa prevedere per l’amministrazione eretina ancora un bel da fare per tranquillizzare i cittadini che tra due anni torneranno al voto.

Foto Chiara Perlino
Varone sta per terminare il secondo mandato ma al parco del Cigno martedì scorso svettavano cartelli con scritte non beneauguranti per il centrosinistra che lui rappresenta: “Mi fidavo di te”, vi si leggeva. Quell’imperfetto indicativo fa pensare che se non ci sarà un ripensamento per la coalizione di centro sinistra sarà dura recuperare consensi perché la democrazia e la trasparenza dell’informazione sono un testimone che ha preso in gestione qualcun altro.
Gloria Zarletti

Sono persone oneste circondati da incompetenti al opposizione un branco di pirana