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Paolo Borsellino, indagini depistate

di | 2018-07-22T07:39:06+02:00 22-7-2018 6:00|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

PALERMO – Domenica 19 luglio 1992, in via Mariano D’Amelio, fu assassinato a Palermo il giudice Paolo Borsellino, sotto casa dell’anziana madre dalla quale si stava recando. Con lui furono uccisi cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’impressione e l’orrore dei palermitani furono enormi, anche perché l’eccidio seguiva, a meno di due mesi, la strage di Capaci dove morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Oltre al dolore per la barbarie inaudita messa in atto ancora una volta dalla mafia, negli anni successivi i familiari delle vittime, e con loro tutti  gli italiani onesti, hanno subito anche l’oltraggio della mancanza di verità su mandanti ed esecutori della strage. Sugli errori investigativi commessi dagli inquirenti, proprio in questi giorni la Corte d’Assise di Caltanissetta, nelle motivazioni della sentenza del processo ‘Borsellino quater’ ha scritto: “È uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”. E ancora: “È lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento ad alcuni elementi”. E nella sentenza si sostiene quanto i familiari del giudice hanno sempre denunciato, cioè “il collegamento tra il depistaggio dell’indagine e l’occultamento dell’agenda rossa di Borsellino”.

Indignati da ventisei anni di “fumo” investigativo-giudiziario, i figli del giudice Paolo Borsellino – Manfredi, Lucia e Fiammetta – hanno voluto presenziare a Palermo ad un unico momento di commemorazione pubblica: la messa di suffragio nella chiesa di san Francesco Saverio, messa celebrata da don Francesco Michele Stabile e dal teologo don Cosimo Scordato, quest’ultimo amico del magistrato ucciso e dei suoi familiari.

Ecco alcuni passi significativi dell’omelia pronunciata da don Cosimo in ricordo del giudice Paolo: “Quando una persona lavora in direzione della giustizia sta cercando Dio, nella scelta che compie nel suo cammino, si sta impegnando per il Signore. Ecco perché può avere senso la radicalità di quest’impegno sino a compromettere anche la propria vita… E noi desideriamo che sia portata alla luce la vita autentica, che sia illuminata dalla verità e dalla giustizia vera. Verso cui noi ci vogliamo muovere. Solo così noi possiamo tenere desta la memoria dei nostri cari che ci hanno consegnato questo gesto altissimo di donazione per la vita”.

“E su quest’oltre – conclude don Cosimo – vorrei legare il sorriso di Paolo. In questo legame tra la Parola del Signore che ci promette il compimento e questo suo sorriso, ironico ma anche trascendente la banalità della realtà, vorrei che noi potessimo raccogliere il suo impegno. Con lui ricordiamo tutte le altre persone che, come lui, hanno lottato per la giustizia e come lui sono stati perseguitati a causa della fedeltà ad essa. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di loro è il Regno di Dio. Ed è una profezia laica, è una beatitudine laica che non riguarda solo i credenti.”

Maria D’Asaro

Nella foto di copertina, un’immagine della terribile strage di via D’Amelio

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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