PETRELLA SALTO (Rieti) – Ursus arctos marsicanus: orso bruno marsicano, istruzioni per l’uso. Ha caratteri morfologici e morfometrici del cranio diversi rispetto alle altre popolazioni di orso bruno europee, dimensioni ridotte rispetto all’orso bruno alpino-balcanico, i maschi solitamente raggiungono un peso tra i 130 e i 200 kg con un’altezza di 180-190 cm in posizione eretta, le femmine raramente superano i 120 kg. Circa la metà dei cuccioli (lo svezzamento dura due anni) sopravvive al primo anno. La specie è a rischio di estinzione (sono rimasti circa 50 esemplari), le principali cause di morte sono patologie, predazione, aggressione da parte di maschi adulti, avvelenamento, incidenti stradali. Usciti dal letargo, hanno bisogno di tornare in forze nel più breve tempo possibile, prima di andare in letargo, hanno bisogno di accumulare calorie e così ecco le predazioni di apiari, pollai, allevamenti e frutteti.

Stefano Orlandini
L’orso è un grande camminatore, le femmine si allontanano poco dall’ambiente conosciuto (il parco Nazionale d’Abruzzo e Alto Lazio, il Velino Sirente e altre aree protette) per allevare cuccioli. Il maschio invece percorre chilometri, anche per evitare accoppiamenti tra consanguinei. Negli ultimi anni, in alcune frazioni della Valle del Salto e del Velino, ci sono stati diversi avvistamenti, con distruzione di arnie e pollai. La scorsa primavera, all’alba, un piccolo allevatore di Casali Salto, sentendo rumori provenire dal pollaio, si è trovato faccia a faccia con l’orso, che per fortuna ha trovato una via di fuga è si è dileguato subito, ma le povere gallinelle le aveva già fatte fuori tutte.
Come convivere con l’orso? E soprattutto è possibile? A dare risposte e soluzioni dal 2012 c’è l’associazione Salviamo l’orso, presieduta da Stefano Orlandini, che svolge attività di prevenzione, informazione, consulenza, autofinanziandosi, presentando progetti, collaborando con i Parchi, contributi del 5×1000, sponsor e fondi privati. Il comune di Pettorano sul Gizio e la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio è il luogo in cui è nato il programma dell’associazione, che ogni anno ospita decine di volontari da tutto il mondo. È anche il luogo in cui è nata la prima Comunità a Misura d’Orso.

Serena Frau
“E’ necessaria una presa di coscienza collettiva, che riconosca nella battaglia per la sopravvivenza dell’orso un’emergenza culturale non solo nelle regioni interessate, ma nel paese intero. Assicurare un futuro all’orso in Italia centrale oggi ha la stessa valenza e lo stesso profondo significato che ha per l’Italia la conservazione di un sito archeologico unico al mondo”. Nella Regione Abruzzo ci sono più fondi per i rimborsi, più protocolli siglati rispetto al Lazio, che non rimborsa i produttori per autoconsumo o sostegno al reddito. La prevenzione è sempre l’arma migliore. Serena Frau ed Emanuele Vicalvi, volontari dell’associazione, hanno incontrato i piccoli allevatori e produttori nella sala consiliare di Petrella Salto, spiegando i comportamenti da tenere.

Emanuele Vicalvi
Nel loro camminare, gli orsi attraversano i paesi, l’importante è non farli diventare confidenti, perciò bisogna diventare “Comunità a misura d’orso”. Il progetto, in collaborazione con i parchi abruzzesi, si concentra sui comuni di Acquasanta Terme, Alvito, Calascio, Campoli Appennino, Crognaleto, Fano Adriano, Goia dei Marsi, Isola del Gran Sasso, Lecce dei Marsi, Pettorano sul Gizio, Pizzone, San Pietro Avellana, Scanno, Vastogirardi, Villetta Barrea, ma l’associazione è disponibile a interventi in tutto l’appennino centrale. La prima cosa per evitare fonti di approvvigionamenti facili è non lasciare rifiuti alimentari in giro e proteggere i bidoni per l’umido, che sono una fonte inesauribile. L’associazione fornisce contenitori ermetici, con un passe partout per gli utenti e una scheda per l’azienda che fa la raccolta porta a porta. Se non si raccoglie in tempo tutta la frutta “veniamo e raccogliamo per voi”.
L’associazione ha la sua ‘Unità Intervento Orso’, con squadre operative (3792127878; blu@gmail.com; https://www.salviamolorso.it/) in caso di incursioni predatorie. “Veniamo a fare un sopraluogo per fornire e montare le reti elettrificate in comodato d’uso gratuito e permanente, con una batteria solare, di buona qualità. L’utente deve solo fornire la quantità necessaria di pali di castagno a punta, alti un metro e mezzo. Per il buon funzionamento e la maggiore efficacia, bisogna sfalciare regolarmente l’erba, per evitare il contatto con la rete. L’orso sente la scarica elettrica, non subisce danni e se ne va”.
Come reagire in caso di incontri ravvicinati? “L’attacco è sempre l’ultima chance, bisogna farsi sentire facendo rumore, lasciare una via di fuga, mantenere la distanza, non inseguirlo in macchina, procedere a velocità moderata, fermarsi aspettando che se ne vada, abbassare i fari”. Non ha una buna vista, ma ha un buon olfatto. A una distanza maggiore di 200 metri, se non si è accorto della nostra presenza: “Goditi l’osservazione rimanendo immobile e silenzioso. Se si accorge di te (si guarda in giro, annusa, si alza sulle zampe posteriori), non farlo scappare, fai tu un passo indietro”. A meno di 200 metri: “Allontanarsi con calma e discrezione, cercando di non farsi notare. Se l’orso si accorge della nostra presenza potrebbe alzarsi sulle zampe posteriori per vedere e annusare meglio per poi allontanarsi. Se si accorge di noi e non si allontana o effettua un falso attacco (si avvicina sbuffando e correndo), indietreggia senza correre e senza voltargli le spalle, parla con voce calma, lasciagli spazio e cerca di distrarlo muovendo di lato lo zaino o lanciando, sempre di lato, dei sassolini. Nel raro caso in cui niente di tutto questo funzioni, rannicchiati in posizione fetale e aspetta che l’orso perda interesse”.
Francesca Sammarco

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