PERUGIA – Vanta un fisico da atleta, forte, solido, palestrato. Quando lo hanno arrestato ha dichiarato di essere un militare ucraìno. Un tenente colonnello dell’esercito del proprio paese. Un tipo da operazioni speciali, dall’aspetto. Uno 007 alla Sean Connery, insomma. I carabinieri lo hanno sorpreso in un albergo di Misano Adriatico, mentre con la moglie ed i figli cercava di godersi una vacanza spensierata sulle rive romagnole dell’Adriatico. Secondo i magistrati e gli investigatori tedeschi (servizi segreti e polizia criminale) il fermato, su ordine di cattura internazionale, Serhii Kuznetzov, 49 anni, sarebbe il capo del “commando” che il 26 settembre 2022 fece saltare le tubazioni, a poco meno di cento metri di profondità, del gasdotto “Nord Stream” nel mar Bartico, a 25 chilometri a sud rispetto alla città di Dueodde, nell’isola danese di Bornholm, nota per le sue sabbie bianche di granellini finissimi. 
L’azione avrebbe visto impiegati – parere degli inquirenti tedeschi – sei uomini imbarcati sull’elegante panfilo “Andromeda”. tra i quali figuravano esperti sub. Le autorità berlinesi considerano l’attacco un vero e proprio sabotaggio. Di più: un atto terroristico. Il più rilevante avvenuto nel mondo a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Il gruppo dei dinamitardi avrebbe piazzato 300-400 chilogrammi di C-4 su due delle tre tubazioni del gasdotto (che trasporta gas dalla Russia alla Germania) distruggendone un tratto lungo circa otto metri. La violenta esplosione è stata avvertita dai sismografi della Danimarca e della Svezia, che hanno registrato diverse scosse, la maggiore delle quali di magnitudo “2.3”. Una volta completata la “missione” i sei incursori avrebbero raggiunto la Polonia e da lì sarebbero rientrati, tranquillamente, in Ucraìna.
Gli esperti del settore hanno sostenuto che l’attentato aveva causato un rilevantissimo impatto ambientale e che, in seguito al blocco delle forniture, il costo del gas era subito schizzato in alto: il 12% in più, per la precisione. Con pesantissime ripercussioni in particolare sull’economia tedesca. “Io in quel periodo mi trovavo nel mio paese”, si è difeso il tenente colonnello, che è stato portato in carcere a Bologna e per il quale è stata richiesta l’estradizione dalle autorità tedesche, aspetto tecnico-giuridico su cui dovrà esprimersi a breve la corte d’appello di Bologna. Le indagini sulla clamorosa azione di danneggiamento sono state svolte anche da altri paesi, a cominciare da quelli dell’area baltica, che tuttavia non erano riuscite ad individuare i responsabili. Tra l’altro era emerso che non solo l’Ucraìna, che era stata da poco invasa dalla Russia, poteva avere motivi validi per compiere l’attentato, ma anche altri Stati, tra i quali gli Usa, che erano fortemente contrari al gasdotto, controllato dai russi di Gazprom. Insomma la vicenda ha assunto i contorni di un ginepraio, in cui i servizi segreti di vari governi potrebbero avere messo le mani. 
In Germania, comunque, sostengono di aver raccolto indizi – se non prove, vere e proprie – che conducono alla pista ucraina in maniera diretta, decisa e piena. Si vedrà. Di certo il sabotaggio – sia si tratti di un raid militare di ritorsione o sia un atto squisitamente terroristico – presenta tutti i connotati per trasformarsi, prima o poi, in un film. Ad Hollywood, probabilmente, qualche writer si sarà già messo al lavoro su un canovaccio per costruirci, magari aggiungendoci un pizzico di sesso, una “novel”.
Negli anni sessanta ottenne rilevanti incassi “Gli eroi di Telemark”, un film con fior di attori nel cast (tra i quali Kirk Douglas e Richard Harris), che narrava, in maniera romanzata e non pienamente rispettosa degli avvenimenti storici, il clamoroso sabotaggio – Operazione Gunnerside” – condotto nel febbraio del 1943, nell’impianto di Vermork, nella contea di Telemark, appunto, da sabotatori della resistenza norvegese con il coordinamento dello “Special Operations Executive” britannico (in sigla SOE) – nei confronti di una centrale della “Norsk Hydro”, che i nazisti avevano costruito nella Norvegia occupata, per produrre deuterio (un isotopo dell’idrogeno, detto “acqua pesante” nel lessico comune) necessario per mettere a punto l’arma nucleare letale e definitiva, sognata da Hitler per ribaltare le sorti della guerra.
Elio Clero Bertoldi

Lascia un commento