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“Ninfee nere”, un giallo per l’estate nel paese di Monet

di | 2022-08-15T10:13:59+02:00 14-8-2022 6:25|Cultura, Sezione 6|0 Commenti

PALERMO – Chi è in vacanza e vuole leggere un libro che lo aiuti a distrarsi e a staccare per qualche tempo la spina anche dal presente, così opprimente e preoccupante, può mettere nello zaino il giallo Ninfee nere del francese Michel Bussi (E/O, Roma, 2021), tradotto da Alberto Bracci Testasecca. Suggerito alla scrivente da un blogger amico, il libro si è rivelato all’altezza di quanto promesso in quarta di copertina: un romanzo che “attraversando il magico mondo dei quadri di Monet, ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso”.

Michel Bussi

Ninfee nere ha in comune con Cambiare l’acqua ai fiori dell’autrice Valerie Perrin la trama intrigante, l’ambientazione nella provincia francese e il successo di pubblico. Ma, rispetto al testo della Perrin – più crepuscolare e introspettivo – il romanzo di Bussi è un vero e proprio giallo, con una storia quindi ancora più avvincente e ricca di suspence, che cattura con maestria anche il lettore più scaltrito ed esigente. “Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista”: questo il fascinoso incipit della storia. Che continua: “Il paese aveva un grazioso nome da giardino: Giverny”.

Giverny deve la sua notorietà al celebre pittore impressionista Claude Monet che, a fine Ottocento, lo scelse come sua dimora perché, a suo parere, in quel luogo “la luce era unica: non si trova uguale in nessun’altra parte del mondo”. In seguito, sfruttando la tranquilla confluenza del fiume Epte nel territorio di Giverny, il pittore creò nel proprio giardino un piccolo stagno “che delizia gli occhi” e offriva buoni “soggetti da dipingere”. Lo specchio d’acqua, sovrastato da un suggestivo ponte color verde brillante di chiara ispirazione giapponese, fu poi popolato da tante specie di fiori. In quel paradiso vegetale e acquatico regnavano delicate ninfee.

La casa di Monet a Giverny

Nel romanzo, ambientato nell’oggi, la quiete magica del paesino della Normandia è rotta da alcuni misteriosi omicidi – legati in qualche modo alla pittura e ai quadri di Monet – dei quali l’ispettore Laurenç Serenac e il suo vice Sylvio Benavides cercano movente e responsabili. I lettori rimangono incollati al lavoro degli investigatori, attratti da una storia che possiede tutti gli ingredienti necessari per coinvolgere chi legge: delitti efferati, desiderio, passioni da realizzare, voglia di cambiamento… Il tutto servito con dialoghi scorrevoli e introspezioni e descrizioni altrettanto efficaci.

La narrazione procede quasi per “quadretti” espressivi, per scene che si susseguono l’una all’altra, tanto che dal testo si potrebbe agevolmente ricavare un film.

Le Ninfee dipinte da Monet

Il genio pittorico di Claude Monet aleggia dalla prima all’ultima pagina del giallo, donando al romanzo colore, collante e prospettiva. Bussi regala anche una retrospettiva sull’Impressionismo, quasi una lezione di storia dell’Arte, attraverso le notizie fornite a Benavides dal direttore del Museo di Rouen. Il direttore rivela che gli specialisti hanno censito non meno di 272 Ninfee dipinte da Monet e che “negli ultimi ventisette anni di vita Claude Monet non ha dipinto altro che il suo stagno di ninfee! Gradualmente eliminerà tutta la scenografia intorno, il ponte giapponese, i rami di salice, il cielo, per concentrarsi unicamente sulle foglie, l’acqua e la luce. Le più grandi Ninfee sono esposte al museo dell’Orangerie, la Cappella Sistina dell’Impressionismo, donati da Monet allo stato francese in onore dell’armistizio del 1918”.

Buona lettura allora, in compagnia di un testo scritto generalmente in terza persona, che si trasforma però in prima persona quando a osservare e ad agire è una delle tre donne dell’incipit, una vecchia di ottantaquattro anni, che si descrive così: “Ho un viso grinzoso, rugoso, freddo. Morto. Mi metto una grossa sciarpa nera sui capelli raccolti. Quasi uno chador. Qui le vecchie sono condannate al velo, nessuno vuole vederle. È così. Persino a Giverny. Soprattutto a Giverny, il paese della luce e dei colori. Le anziane sono condannate all’ombra, al nero, alla notte. Inutili. Invisibili. Passano. Le si dimentica.

Ma la vecchia di Giverny, che abita nel mulino delle Chennevières, il più bell’edificio dalle parti del giardino di Monet, i lettori di Ninfee nere non la dimenticheranno…

Maria D’Asaro

 

Docente e psicopedagogista nella scuola media di I grado; dal 2020 giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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