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Napoli, Silent Hortense enorme e discutibile

di | 2025-07-12T11:03:09+02:00 13-7-2025 0:35|Arte, Sezione 8|0 Commenti

NAPOLI – Dopo La Venere di Pistoletto finita in fiamme e dopo il Pulcinella di Pesce che sembrava tutto tranne che un Pulcinella, in Piazza Municipio, a Napoli, è arrivata una gigantesca scultura bianca dello spagnolo Jaume Plensa che rappresenta una testa di donna con le mani davanti alla bocca. Un altro nome internazionale, un’altra scultura di grandi dimensioni. Come dice il sindaco Manfredi l’arte serve a far discutere come se non fosse importante il valore dell’opera quanto il fatto di parlarne tanto per parlarne, perché poi, di fatto, tutto fa discutere!

Nel cercare di capirne il significato i napoletani sembrano alquanto divisi ma soprattutto rassegnati su un livello artistico abbastanza discutibile. Non solo perché se ne discute il valore del messaggio ma perché è in ballo la valenza dell’opera in sé. Il progetto “Napoli Contemporanea”, ideato e curato da Vincenzo Trione, consulente per la cultura del sindaco, prosegue il suo percorso. Opere enormi, disseminate per la città, per un’idea d’arte pubblica che si impone tra gli snodi più scenografici del teatro urbano, dialogando con piazze ed edifici storici.

Allestita in Piazza Municipio la nuova opera, protagonista è Jaume Plensa, noto artista catalano, il cui linguaggio, fortemente comunicativo, si consuma nello spazio pubblico, scegliendo la via della monumentalità e di un radicale impatto visivo. Silent Hortense appartiene alla sua serie delle grandi teste, piazzate all’interno di importanti contesti internazionali e realizzate con materiali diversi, dal marmo al metallo, alla vetroresina, utilizzando contemporaneamente tecnologie all’avanguardia, strumenti digitali e interventi manuali.

È un’opera che sollecita a soffermarsi sul valore del silenzio inteso non come rinuncia espressiva né come ostacolo ma come urgenza a percepirne l’essenza. Trascende il linguaggio, serve per svelare verità che non hanno suoni (la memoria va al film “Le ali della libertà” quando il protagonista si chiude nella stanza del direttore del carcere e fa sentire “Le nozze di Figaro” agli “inquilini” del carcere e ascoltando melodie così belle afferma che ci sono cose che non hanno bisogno di essere spiegate con le parole).

A precedere questo nuovo progetto artistico per Napoli è un’altra scultura, presentata lo scorso 30 maggio a Piazza Mercato – luogo che è stato spesso oggetto di interventi e iniziative di riqualificazione, l’onomatopea del titolo, Oh! è l’esclamazione di un Pinocchio alto e robusto, colto nell’istante in cui sbuca dal ceppo di legno scelto da Geppetto, scoprendo il mondo con un sussulto di meraviglia. Per l’autore, Marcello Jori, è un omaggio a una delle più belle favole di sempre, ma è anche l’immagine di quello stupore che sempre si prova dinanzi a Napoli e alle sue bellezze. La scultura sceglie il linguaggio della semplicità, cavalcando un immaginario comune, infantile, costellato di metafore, per una narrazione che arrivi a tutti: è questa, in parte, la cifra del progetto “Napoli Contemporanea”, partito nel 2023 con lo stuolo di lanterne concepite da Antonio Marras per Vico San Pietro a Majella e per le Rampe del Salvatore, oggetti costruiti con tessuti cuciti a mano dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti e sospesi in alto, lungo i due suggestivi scorci.

La Venere degli Stracci di Pistoletto

Quindi fu la volta dell’iconica Venere degli Stracci di Pistoletto, in versione gigante, posizionata in Piazza Municipio: progetto finito al centro di forti polemiche dopo l’incendio che lo distrusse. Ancora discussioni nel 2024, con l’Arlecchino stilizzato di Gaetano Pesce, oggetto oblungo travolto dall’ironia e dall’insofferenza dei cittadini per l’evidente evocazione di uno svettante fallo (che poco a che fare con l’errore calcistico).

Jaume Plensa

Potremmo comunque parlare di tentativi, di messaggi di cui tanto piena è la nostra testa; sicuramente discutibili, forse non possiamo pretendere di avere un Michelangelo o un Canova o un Bernini (del resto anche loro sono stati messi in discussione ai loro tempi); d’altro canto è proprio vero che l’arte è lo specchio dei tempi e, ahimè, il tempo che viviamo è inesorabilmente segnato da forme e contesti assolutamente banalizzati, espressione troppo spesso di un vuoto che tanto difficilmente si riesce o si vuole colmare. È come se bastasse l’immediato, come se ci si accontentasse del superfluo, come se la vita fosse solo ciò che si vede.

Ma l’essenza della vita è solo questa? E, viene da chiedersi, l’essenziale non è invisibile agli occhi? E allora ciò che pone Jaume Plensa è un silenzio contro un mondo rumoroso e frenetico o una sopportazione al silenzio? L’interpretazione è libera e personalistica, su ogni cosa regna inesorabile un giudizio relativista e così anche rispetto all’opera di Plensa tocca sorbirsi espressioni di ogni tipo per discuterne ancora per molto.

Innocenzo Calzone

Giornalista pubblicista, architetto e insegnante di Arte e Immagine alla Scuola Secondaria di I grado presso l’Istituto Comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Ha condotto per più di 13 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Partecipa e promuove attività culturali con l’associazione “Giovanni Marco Calzone” organizzando incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. Svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli con attività di doposcuola per ragazzi bisognosi; collabora con il Banco Alimentare per sostenere famiglie in difficoltà. Appassionato di arte, calcio e musica rock.

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