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Montresta, in Sardegna un borgo meraviglioso

di | 2025-09-26T13:43:11+02:00 28-9-2025 0:10|Sezione 3, Viaggi|1 Comment

NUORO – Nel cuore della Planargia, sub-regione della Sardegna nord-centro-occidentale compresa tra la bassa valle del fiume Temo e il versante settentrionale del Montiferru, attualmente tutta all’interno della Provincia di Oristano, il cui nome deriva dall’andamento pianeggiante della sua conformazione geografica, sorge la cittadina di Montresta, immersa tra i boschi e le falesie. Il borgo è conosciuto per i murales che abbelliscono le vie cittadine e per la produzione di cesti realizzati a mano intrecciando il giunco e l’asfodelo.

Montresta sorge su una collina, il suo centro storico è pavimentato in pietra, le piccole e semplici case colorate, abbellite da fiori nei balconi, davanti agli ingressi e i portoni, ne fanno un borgo mediterraneo dove poter vivere serenamente e riposare, riscoprendo sé stessi e le piccole cose, ritemprando il corpo e lo spirito. La macchia mediterranea si fonde con i lecci, gli olivastri e le querce e il maestrale estivo soffia continuamente a mitigarne la calura. Le giornate trascorrono con lentezza e pare che durino più che in qualunque altro posto. La gente respira un’aria familiare che ti pervade le membra e trova asilo dentro ogni cuore.

Pavese asseriva che “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Montresta è tutto ciò. È un luogo quasi mistico per chi ama la natura e perdere lo sguardo oltre l’orizzonte, per l’aspetto tanto aspro quanto dolce dei suoi paesaggi, per il silenzio che pervade i sentieri boschivi, per il volo dei grifoni e i profumi della macchia mediterranea, per la sua storia, la sua archeologia, le tradizioni e la cucina locale.

Le origini di Montresta risalgono al 1751. Inizialmente fu fondata come Villa San Cristoforo da un gruppo di coloni greco-manioti che provenivano dalla Corsica, 50 famiglie, circa, invitate dal re di Sardegna per favorire lo sviluppo della regione. La Sardegna, come la Corsica, era un’isola povera di genti, con larghi spazi disabitati utilizzati per il pascolo transumante o per povere forme di agricoltura. Poteva diventare una nuova terra promessa, così, i Savoia, bisognosi di manovalanza per rendere produttiva una proprietà poco fruttifera e non ricchissima, fecero raggiungere l’isola ai greco-manioti, che sbarcarono nel porto fluviale di Bosa. Pare fossero capeggiati da Dimas Stefanopoli, figura autorevole per il suo status di guida religiosa.

Quasi subito, questa comunità fu destinata a popolare un’area non lontano dalla città. La Villa San Cristoforo nacque ufficialmente il 10 giugno 1751 sotto la protezione reale. Qualche decennio dopo acquisì la definitiva denominazione di Montresta. Quel territorio fu individuato perché disabitato, ricco d’acqua, con terreni potenzialmente fertili, seppur da bonificare, e spesso messo sotto scacco dai banditi. Colonizzarlo avrebbe introdotto sicuramente qualche forma di controllo del fenomeno. Le difficoltà di integrazione con la popolazione locale, dissapori interni, fughe dall’isola per insoddisfazione spinsero un signorotto locale a cambiare le sorti di Montresta. Il 4 dicembre del 1762 Don Antonio Todde colse l’opportunità e acquistò per 35.000 lire sarde il salto di Montresta, la Villa San Cristoforo e il salto della Minerva. Così, il 6 febbraio dell’anno dopo, divenne il Marchese del nuovo feudo.

Nuove beghe, controversie e intimidazioni spinsero la comunità greca a lasciare il paese e a tornare in Corsica contribuendo alla fondazione del villaggio di Cargese. Nel 1772 a Montresta rimasero soltanto una settantina di abitanti: 12 famiglie greche e 13 sarde. Il Cavalier Todde capì di aver fatto un pessimo investimento. Il 2 ottobre del 1773 il feudo di Montresta e il borgo tornarono nuovamente nelle mani dello stato e poi, il 27 febbraio del 1776, sotto la proprietà di Bosa, dietro il pagamento di 30.000 lire sarde. Attraverso un accordo sottoscritto tra le parti, però, vennero salvaguardati sia i pochi diritti di Montresta che le molte pretese dei bosani. La colonia si salvò dall’estinzione per l’arrivo di nuovi abitanti sardi che giunsero in maniera significativa per tutto l’Ottocento.

Le cascate

Divenuto in seguito comune autonomo, Montresta, nella prima metà del Novecento, arrivò a toccare la vetta di quasi 1.500 abitanti. Colpito da un progressivo spopolamento, come molti comuni della Sardegna, oggi questo suggestivo borgo con radici elleniche sopravvive con meno di 500 anime. Soltanto una famiglia, nel cognome, ricorda i fondatori: quella dei Passerò, versione italiana dell’antico Psaros. Con una lunga storia fatta di sogni, lotte e speranze, Montresta conserva il valore dell’originaria colonia greca.

Su bistoccu, il tipico pane di Montresta

Qui è possibile ammirare il lavoro artigianale di produzione dei cesti in giunco e asfodelo realizzati a mano, gustare un particolare pane, chiamato su bistoccu, in quanto cotto due volte per ottenere un’ottima disidratazione del prodotto. Questo metodo lo rende adatto alla lunghissima conservazione, per questo veniva consumato dai pastori durante le settimane della transumanza ed era anche il pane della servitù e dei più poveri.

Virginia Mariane

Nell’immagine di copertina, i caratteristici murales di Montresta, splendido borgo nel cuore della Sardegna

Amante del buon cibo, di un libro, della storia, dell’archeologia, dei viaggi e della musica

One Comment

  1. Fabiola piga 2 ottobre 2025 at 20:27 - Reply

    Mo
    ntresta il paese di mio padre è stupendo 🥰😍😘dove ci sono le mie zie e cugine, il mio cuore è sempre li❤️❤️❤️

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