MILANO – Non è più solo una sensazione e neppure una lamentela generica e diffusa: stavolta a dire che la vita a Milano sia economicamente insostenibile è il rapporto dell’OCA, l’Osservatorio Casa Abbordabile realizzato da Politecnico di Milano, Consorzio Cooperative Lavoratori (Ccl) e Lum, riportato dal “Sole 24 Ore”. Un momento difficile per chi vive o vuole vivere all’ombra della Madunina, così come scritto appena pochi giorni fa anche dal “Financial Times”. 
Milano non è più una città alla portata di chi lavora, seppure tanto. I prezzi di compravendita degli immobili milanesi nel 2024 sono cresciuti dell’8,5% rispetto all’anno precedente. I canoni di affitto hanno segnato un +6,5%. I salari medi, nel frattempo, sono aumentati solo del 4,2%, al di sotto dell’inflazione. Per i redditi medio-bassi la crescita è ancora più ridotta: +3,7%. Per gli impiegati si scende al 2,7%. Il dato che rende il tutto ancora più allarmante è che queste fasce di reddito rappresentano l’85% dei dipendenti privati in città. In altre parole, quasi nove lavoratori su dieci a Milano non riescono a stare al passo con il costo della vita. Per rendere sostenibile un appartamento, il canone di locazione non dovrebbe superare il 30% dello stipendio. Ma con retribuzioni medie lorde che oscillano tra i 1.542 e i 2.700 euro al mese per gli impiegati, raggiungere quella soglia è diventato quasi impossibile.
C’è un altro fenomeno che aggrava la situazione: il mercato degli affitti sta vivendo una radicale quanto strutturale trasformazione. In cinque anni, dal 2020 al 2024, la quota di affitti a lungo termine è crollata dal 66% al 51%, mentre quella delle locazioni temporanee (affitti brevi, studenti, contratti transitori) è salita dal 34% al 49%. Le case vengono acquistate sempre più come forma di investimento, non come luogo dove abitare. Il “Financial Times” racconta che oggi a Milano ci sono quasi 19mila proprietà attive su Airbnb, due terzi delle quali gestite da operatori professionali. 
Qualcuno dirà che i trend che interessano Milano avvengono anche in altre metropoli internazionali. Nella realtà il confronto è impietoso. L’Italia, ricorda il “Financial Times”, ha registrato tra il 2021 e il 2025 il calo più netto dei salari reali tra tutte le grandi economie dell’OCSE. Prima del Covid era già l’unico Paese dell’area in cui i salari erano diminuiti, in termini reali, dal 1990 in poi. Il risultato è che il rapporto prezzo-reddito a Milano (12,5 volte il reddito medio annuo secondo l’analisi del quotidiano economico) è oggi superiore a quello di Londra, dove le case costano in media 10,6 volte il salario medio. Alla fine Milano è diventata più cara da abitare della capitale del Regno Unito, pur avendo salari sensibilmente più bassi.

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